Omar Miranda/Maol – «Uh! Ho il cervello che mi scoppia!». Mia figlia è entrata nella camera da letto, che funge anche da studio, e, con fare drammatico, si è buttata sul letto, implodendo frustrata in una massa di cuscini e capelli arruffati.

Un altro anno scolastico era agli sgoccioli e la mia bambina, estroversa e creativa, sentiva la pressione nel bel mezzo di un’aspro combattimento con la materia per lei più difficile: la matematica. E stava perdendo. Ho distolto l’attenzione dal mio lavoro e stavo per donarle un po’ di «saggezza» paterna, dopo una vita di odio – voglio dire, difficoltà – per la stessa materia, quando con la coda dell’occhio ho notato un movimento.

Ho girato la testa e ho visto suo fratello dodicenne avvicinarsi di soppiatto alle sue spalle come un gattino silenzioso, arrampicarsi dolcemente sul letto accanto a lei e metterle delicatamente un braccio intorno alle spalle. Sono rimasti entrambi immobili, totalmente immobili, senza dire una parola. Dopo diversi minuti, lui ha scavato tra i cuscini e i capelli, e le ha scoccato un bacio sulla guancia. Poi è sceso dal letto ed è uscito con la leggerezza dei suoi 12 anni.

Poco dopo, mia figlia si è alzata con un enorme sorriso sul volto, canticchiando. Completamente rigenerata, ha raccolto la sua spada (la matita) e ha ripreso la battaglia.

Ero senza parole e commosso. Ero appena stato testimone della migliore metafora di cosa significhi essere un cristiano. In mezzo al dolore, alla disperazione, alla tristezza, alla malattia, alla morte, alla distruzione, alla depressione degli altri, noi cristiani siamo chiamati a dare conforto e ad amare, proprio come mio figlio ha fatto con la sorella. Gesù ci chiama ad amare alla follia.

Paolo scrisse ai cristiani di Roma: «Quanto all’amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente. Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore; siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, provvedendo alle necessità dei santi, esercitando con premura l’ospitalità. Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono. Abbiate tra di voi un medesimo sentimento. Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Non vi stimate saggi da voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini» (Rm 12:10-17).

Domanda: Cosa possiamo fare per rallegrarci con coloro che si rallegrano e piangere con coloro che piangono? Preghiamo oggi Dio che ci aiuti a vedere il mondo con i suoi occhi, e poi a diventare le sue mani, i suoi piedi e il suo cuore.

Solo, non… baciate ogni estraneo che incontrate. Conoscete Gesù. Amate Gesù. Vivete Gesù.

(Fonte: Adventist Review)