Nel sabato speciale del 9 giugno a Roma, dirigenti, pastori e anziani della chiesa impongono le mani su Mihail Gavrilita e la sua famiglia.

La cerimonia di consacrazione del past. Mihail Gavrilita, pastore di Perugia, Arezzo e, fra un po’, anche di Pratovecchio, è stato un momento commovente nella speciale liturgia sabatica, in corso a Roma, nella chiesa di Piazza Vulture, a Roma.

Dopo aver ricordato che 26 chiese erano collegate durante la mattinata di questo 9 giugno, il past. Stefano Paris, presidente dell’Unione italiana (Uicca), ha introdotto la celebrazione. «Vogliamo predicare a tempo e fuor di tempo la parola» ha detto «e vogliamo farlo anche tramite una cerimonia di consacrazione». Ha quindi accolto la famiglia Gravilita sul pulpito e presentato il pastore.

Dopo aver studiato giurisprudenza in Moldavia, M. Gavrilita ha studiato teologia in Italia. Ha servito la comunità ucraina di Ancona e si è occupato anche di quelle in altre regioni italiane. Da alcuni anni è a Perugia.

«È questo un momento in cui siamo davanti all’Eterno» ha aggiunto «e abbiamo l’occasione particolare di avere con noi i presidenti della Chiesa mondiale e Intereuropea, ma siamo anche davanti a tanti fratelli e sorelle testimoni di questa celebrazione».

Gavrilita ha quindi letto la dichiarazione di impegno nel servizio nella Chiesa avventista.

 

Le sue parole sono state sigillate dalla corale della Perugia, in cui era rappresentata la multietnicità della chiesa avventista nel capoluogo umbro. «Signore, manda me. Come tu mi vuoi io sarò; dove tu mi vuoi io andrò; questa vita voglio donare a te» il coro ha cantato a cappella.

I pastori e gli anziani presenti in sala sono stati invitati a salire sul pulpito per l’imposizione delle mani sul past. Gavrilita e la sua famiglia: la moglie Ludmilla e le figlie Giulia e Alissa. Nella preghiera di consacrazione, S. Paris ha evidenziato il coraggio, l’esempio e la dedizione del pastore. «Ringraziamo Dio per averlo chiamato e le chiese che lo hanno formato» ha detto. Gli ha quindi augurato di essere «un servitore efficace, capace di accogliere grandi e piccoli per Cristo». Ricordando quanto sia importante che il pastore curi anche la propria famiglia, oltre a quella della chiesa, ha concluso: «È importante portare la nostra famiglia su nel cielo».

È seguita la lettura del mandato affidato dall’Uicca, sempre da parte del presidente Paris. (l.f.)


[foto Viorel Bostan]