voto-ca-cg-unita-2016La votazione è avvenuta dopo 50 interventi dei delegati che hanno condiviso il loro punto di vista.

(Nota della redazione: il termine politica usato in questa notizia indica l’insieme di decisioni e provvedimenti che governano la Chiesa nei vari settori)

ANN/Il Messaggero Avventista online – I delegati presenti al Consiglio annuale della Conferenza Generale (CG) hanno approvato ieri, 11 ottobre, un documento che descrive nei dettagli come trattare un’entità della Chiesa che non aderisce alle decisioni votate dalla Chiesa avventista mondiale.

Con 169 voti favorevoli e 122 contrari, i membri del Comitato esecutivo della CG hanno approvato un documento di tre pagine in cui si richiede paziente e progressivo dialogo e preghiera, per la riconciliazione tra queste entità e le politiche votate dalla Chiesa.

Il processo della durata di un anno, descritto da molti delegati come conciliante nell’approccio, prevede molteplici consultazioni a vari livelli della struttura ecclesiastica, lettere pastorali che sollecitano il rispetto delle decisioni della Chiesa, e molta preghiera. Se la questione, riguardante i punti dottrinali o misure votate e le politiche della Chiesa mondiale, rimane irrisolta, si passerà al passo successivo. Il documento prevede che il Comitato amministrativo della CG elabori una proposta sulla susseguente linea di condotta, che sarà presentata al Consiglio annuale 2017 per l’approvazione.

«Lavoreremo con diligenza per portare buon dialogo e confronto», ha affermato il presidente della Chiesa mondiale, Ted N. C. Wilson, dopo il voto.

«Il Signore non lascerà che questa chiesa vacilli», ha aggiunto, «Essa procede insieme con la missione».

Il voto di martedì sera è arrivato dopo una discussione di circa tre ore sul documento “Unity in Mission: Procedures in Church Reconciliation” (Unità nella missione: procedure nella riconciliazione della Chiesa), nell’auditorium della sede mondiale della Chiesa, a Silver Spring, nel Maryland (USA). 315 delegati, rappresentanti i 19,5 milioni di membri avventisti in oltre 200 paesi e territori, si sono riuniti nel Maryland per gli incontri amministrativi annuali della Comitato esecutivo della CG, la più alta autorità decisionale della Chiesa dopo l’Assemblea Mondiale che si tiene ogni cinque anni. 292 delegati, in totale, hanno partecipato al voto.

Michael Ryan, assistente del presidente della Conferenza Generale, è tra coloro che hanno sviluppato il documento. Egli ha spiegato ai delegati, all’inizio della discussione di martedì e in parte anche durante, che il documento “Unity in Mission” (Unità nella missione) non riguarda la consacrazione delle donne pastore. Invece, ha detto Ryan, si tratta di fare in modo che tutte le entità della chiesa seguano la politica della Chiesa mondiale. Ciò, a sua volta, manterrà la chiesa unita e l’aiuterà a compiere la sua missione di diffondere il Vangelo nel mondo.

«Questo documento risponde alla richiesta di iniziare un momento di discussione e di ascolto sui problemi di non conformità che potremmo affrontare», ha spiegato Ryan, «Non è un documento sulla consacrazione delle donne, [anche se] certamente sarà uno dei test».

L’Assemblea Mondiale del 2015 ha rifiutato la proposta di permettere ad alcune regioni della Chiesa di consacrare le donne al ministero pastorale. Alcuni campi amministrativi della Chiesa hanno, tuttavia, consacrato le donne.

Molte delle 50 persone che sono intervenute nella discussione hanno espresso preoccupazione per il documento. Di esse, varie erano «invitate», con diritto di parola ma non di voto. In diversi hanno espresso preoccupazione sulla portata delle potenziali questioni che potrebbero essere affrontate, tra cui le variazioni comunemente accettate dal Working Policy. Altri, ritenendo la decisione di martedì come un seguito del voto dell’Assemblea Mondiale di San Antonio, hanno affermato che per loro la questione era di coscienza, non di salvezza. Molti hanno espresso timore che il documento avrebbe diviso la chiesa piuttosto che unirla.

Daniel Jackson, presidente della Divisione Nordamericana, ha affermato di aver dialogato e pregato con le entità all’interno del territorio della sua regione, come suggerisce il documento, e non ha visto come tale documento possa contribuire all’unità della Chiesa. Ha quindi detto che la domanda che i delegati in sostanza avrebbero dovuto porsi se avessero approvato il documento era semplice: «Questa decisione ha contribuito all’unità della chiesa?».

Jiří Moskala, decano del Seminario avventista della Andrews University, ha fatto eco a diversi delegati esprimendo disagio perché, nel documento, le dottrine fondamentali, le decisioni votate e le politiche della Chiesa mondiale sono messe sullo stesso piano. Ha richiesto uno studio teologico sulla relazione tra politica della Chiesa e dottrine fondamentali .

Alcuni delegati hanno espresso la sensazione che il documento sia stato portato al voto troppo in fretta e che necessitava ulteriore studio.

«Abbiamo bisogno di più tempo per questo documento», ha dichiarato Dave Weigley, presidente dell’Unione di Federazioni della Columbia che fa parte della Divisione Nordamericana.

Una prima forma del documento è stata redatta da Ryan insieme con i presidenti delle Divisioni la scorsa estate. I lavori sul documento revisionato sono iniziati il 3 ottobre.

Un momento divertente è avvenuto in assemblea quando il vicepresidente della Chiesa mondiale, Tom Lemon, che presiedeva la sessione, ha annunciato: «Il prossimo delegato a prendere la parola è William Miller». I presenti hanno riso perché il presidente della Federazione Potomac ha lo stesso nome e cognome del predicatore che ha fondato il movimento dell’avvento.

Unendosi alla battuta, Miller ha scherzato: «Speriamo che questa non sia una “grande delusione”».

I delegati intervenuti a sostegno del documento hanno fatto notare che i punti sollevati dagli altri delegati erano fuori tema e hanno chiesto chiarimenti al presidente della sessione, Tom Lemon. Essi ritenevano che la questione fosse solo se le entità della Chiesa avessero bisogno di conformarsi alle decisioni votate all’Assemblea Mondiale.

«Non ho il diritto di discostarmi dalle azioni intraprese dalla Chiesa mondiale», ha affermato Kathryn Proffitt, delegato laico, che ha poi continuato spiegando che non importa quali fossero le sue opinioni personali, le aveva messe da parte per ciò che l’Assemblea Mondiale aveva votato.

Guillermo Biaggi, uno dei vicepresidenti della Chiesa mondiale, ha ribadito che una decisione votata all’Assemblea Mondiale ha autorità in tutto il mondo.

«Dobbiamo rispettare questo voto», ha precisato, riferendosi al voto di San Antonio 2015.

Ha quindi aggiunto che il documento in discussione martedì sostiene la missione, «anche se alcuni possono pensarla diversamente».

Nella sala piena di opinioni differenti sul documento, la missione è stata l’unico punto su cui tutti sembravano concordare. I delegati hanno parlato con passione del loro desiderio che tutti i leader e i membri di chiesa scendano in campo per diffondere il Vangelo.

“Tutti noi, qui, amiamo la Chiesa”, ha affermato Jose Cortes, presidente della Federazione del New Jersey e ultimo delegato a parlare poco prima delle 18.00

Ha ricordato le parole che sua nonna gli disse quando divenne pastore: “Tu appartieni alla chiesa, e la chiesa appartiene a Gesù”.

Ha quindi chiesto ai presenti di prendere a cuore queste parole.

Dopo oltre due ore di interventi in platea, Lemon ha domandato ai delegati di votare su schede di carta. Gli uscieri le hanno poi raccolte e portate nella parte anteriore della sala, dove il segretario della Chiesa mondiale, G.T. Ng, e altri componenti del suo staff le hanno contate.

In un’intervista dopo il voto, Lemon ha affermato di aver apprezzato la correttezza e ritiene che il problema sia stato ben compreso.

«Il vero lavoro è appena iniziato», ha concluso.

Leggi il documento completo: Unity in Mission: Procedures in Church Reconciliation

(Foto: Brent Hardinge/ANN)