Luigi Caratelli – C’è chi vorrebbe eliminare del tutto Il gran conflitto; chi auspica l’incenerimento dei capitoli più spinosi; chi risolverebbe la questione preventivamente già dall’introduzione, annacquando la carica esplosiva delle sue visoni profetiche; chi, per contro, vorrebbe che del volume di Ellen White restassero soltanto i capitoli più «spinosi» da utilizzare, irresponsabilmente, alla stregua di una «molotov» o di un nerboruto manganello con i cui eliminare designati nemici.

Partirei proprio da questi ultimi che, dicevo, irresponsabilmente fanno un uso improprio degli insegnamenti contenuti nel libro in questione. Quelle che seguono sono parole scritte dal pastore presbiteriano Augustus Nicodemus; esse rilevano un disagio che sorge da una errata interpretazione del mandato evangelico, da parte di credenti di ogni denominazione, anche la nostra: «Non c’è niente di cui vergognarci, se veniamo considerati pazzi a causa del messaggio della croce e della risurrezione che annunciamo… [Paolo] non voleva che i cristiani dessero al mondo motivi per essere chiamati pazzi, se non a causa della predicazione della croce. Purtroppo gli evangelici – o una parte di loro – non hanno dato ascolto alle parole di Paolo che è bene di non sembrare più pazzi di quanto non ci considerino già».

Poi Nicodemus, con parole taglienti, mette in risalto una piaga trasversale alle confessioni religiose: «Nell’ambiente evangelico» egli scrive «c’è tanta insensatezza, mancanza di saggezza, superstizione e cose ridicole, che finiscono per dare ai nemici di Cristo una frusta con cui colpirci. Siamo ridicolizzati, disprezzati, diventiamo motivo di beffa, non perché predichiamo Cristo crocifisso, ma per sciocchezze, stupidaggini e bazzecole, tutte fatte in nome di Cristo».1 Quindi: si può usare Il gran conflitto come corpo contundente.

Le giuste proporzioni
Senza volerlo, durante una predicazione, ho indispettito un membro di chiesa a tal punto che è uscito dalla porta e non è mai più rientrato. Avevo semplicemente evidenziato le giuste proporzioni che spettano ai temi della nostra fede, affermando: «Non sono whitiano, ma cristiano». Avevo sostenuto ciò che Ellen G. White ha sempre affermato di se stessa: «Io sono una piccola luce che porta alla grande luce», mettendo così in risalto la fonte unica della fede avventista: la Bibbia. Qualcuno non aveva chiaro in mente le «giuste proporzioni», e questa non era certamente E. G. White; tantomeno io.

Ma quali «proporzioni» Ellen G. White dava al «suo» libro Il gran conflitto?

Quelle che – notava lei stessa – non erano parto della sua mente, ma proposito esplicito di Dio. Così la scrittrice lo evidenziava nei suoi numerosi scritti: «In questo libro è contenuto un appello di Dio diretto a ogni essere umano… è la voce di Dio che parla al suo popolo ed essa avrà sulle menti degli uomini una influenza che altri libri non hanno».2 Quindi, E. G. White si espose pubblicamente rivelando: «Considero il libro Il gran conflitto più prezioso dell’oro e dell’argento, e desidero profondamente che sia dato alla gente».3 E ancora: «Il Signore ha dichiarato che questo libro deve essere diffuso su tutta la terra».4

Con buona pace di quanti, invece, vogliono far sparire il libro dalla terra.

I frutti
Nel gennaio 2017, la nostra rivista Avdentist World pubblicò una toccante esperienza. Si narravano le vicende di un giovane polacco, Maerk Micyk, coinvolto nello spaccio e nell’uso di droghe. Faceva parte di una banda di teppisti i cui componenti hanno fatto una brutta fine: uno è morto e l’altro sconta sei anni di prigione. Micyk toccò il fondo. Aggredito da una bruciante disperazione, e non avendo il coraggio di suicidarsi, trovò un modo «alternativo» per placare le sue ansie: cercò nella Bibbia la data della fine del mondo che – pensava – se fosse giunta presto, lo avrebbe in parte consolato, perché – sempre secondo il suo ragionamento – le sue sofferenze avrebbero avuto un temine preciso, e forse vicino. Naturalmente nella Bibbia non trovò la data della fine del mondo, ma solo dei confusi «segni dei tempi».

Un giorno, mentre mangiava un panino in auto, fu colpito dall’insegna di un negozio: Libreria segni dei tempi. Si disse: «Che strano! La stessa frase che ho letto nella Bibbia». Decise di entrare e di chiedere un libro sulle profezie di Nostradamus, convinto che, più della Bibbia, il veggente medievale avrebbe potuto dargli una risposta precisa. Il commesso, che era avventista, gli rispose di non vendere quel genere di libri, ma che, in alternativa, ne aveva uno che parlava anch’esso di profezie: Il gran conflitto. Così cominciò l’esperienza di Micyk, alla presenza del libro che Ellen G. White e Dio ritenevano dovesse essere letto da ogni persona al mondo. «Lo lessi» confessò il giovane teppista «meravigliato dai dieci comandamenti e dalle lotte che hanno fatto i Riformatori per esaltare la Bibbia. Ho appreso la novità del sabato. Ho capito che fumare faceva male».

Micyk non avrebbe mai sospettato che sul suo cammino si sarebbero parati davanti ancora gli avventisti. Mentre camminava per le vie della sua città, lesse di nuovo una insegna, questa volta su un manifesto: Piano dei 5 giorni per smettere di fumare.

Il giovane entrò, fece amicizia con i conduttori. Fu invitato a un grande raduno di giovani avventisti e lì sentì un appello che lo interpellava personalmente.

So che le storie sono fatte per attendere il finale. Eccolo: Marek Micyk – il teppista, il drogato – è diventato un pastore avventista e ora è il direttore nazionale dei Ministeri Avventisti per la Gioventù della Chiesa polacca. Interessante il titolo dell’articolo di Adventist World in cui è stata pubblicata la sua intervista: «Come il Gran Conflitto ha salvato uno spacciatore di droga polacco. Il mio cammino dalla droga a direttore della gioventù avventista».5 Quindi: si può usare Il gran conflitto per convertire.

Il libro che ci guiderà nel futuro
Sto dando studi biblici a un giovane che lavora in Rai. È rimasto abbagliato dalla parola di Dio. Ha scoperto da solo le stupende profezie di Daniele, tanto che ha proposto ai vertici del canale «Rai Storia» una serie di trasmissioni sui temi della Bibbia e della profezia.

Una sera, mentre sciorinavo all’attento esame della sua mente i punti cardine della fede cristiana, mi ha detto di aver letto, per conto suo, cinque volumi dell’opera di Ellen G. White, e di essere stato particolarmente colpito proprio da Il gran conflitto. In uno dei nostri incontri mi ha raccontato che, letteralmente colpito dalla forza del capitolo riguardante i frutti – passati e futuri – dello spiritismo, non ha resistito alla tentazione di farlo leggere a una sua amica. Colpita anche lei dalla forza profetica di quelle parole gli ha restituito il libro commentando: «È veramente straordinario quanto scrive questa donna!».
«Certamente. Se si pensa che lo ha scritto nell’800», le ha risposto.
«Come nell’800?» ha ribattuto l’amica «Pensavo fosse stato scritto ai nostri giorni!».
Eppure c’è chi, il libro, vorrebbe farlo sparire dalla circolazione.

Conclusioni
La Chiesa cristiana avventista è conosciuta nel mondo per l’enormità di impegno e strutture – in proporzione alle sue forze numeriche – che mette in campo in favore del vangelo. Dio ha dotato questa Chiesa di doni inimmaginabili: tutti ugualmente validi e con un grande potenziale. Abbiamo opere caritative, sociali, culturali: tutte doni dello Spirito.

La Chiesa è inondata da una «molteplicità di doni»; per questo motivo è lo Spirito Santo che ci consiglierà quale di esso offrire alla persona che abbiamo davanti e alla quale vogliamo comunicare la sua grazia: può essere un pezzo di pane, un vestito, come pure un libro.

Tra i doni di Dio c’è proprio l’immensa opera delle pubblicazioni, e quindi Il gran conflitto, anch’esso dono della stupenda grazia di Dio.

L’entusiasmo sproporzionato verso questo libro, come pure l’intento insensato di cancellarlo dalle librerie, sono progetti che Dio non ha contemplato nella sua opera.

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Note

1 A. Nicodemus, L’ateismo cristiano, BE edizioni, Firenze, 2016, pp. 13,14.
2 E.G. White, Colporteur Ministry, p. 128.
3 Lettera del 1911 a Francis Walcox, due mesi dopo che questi aveva assunto la carica di direttore della Review and Herald.
4 E.G. White, Op. cit., p. 124
5 A. McChesney, Adventist World, gennaio 2017, pp. 6,7.