La guerra in Siria, che ha già provocato oltre 500 mila morti, ha dato il via a un dibattito al di fuori degli ambiti politici ed economici. Il conflitto sarebbe il compimento di una profezia biblica contenuta in Isaia 17?

Alcune pubblicazioni nei social media e nei blog presentano il fatto come vero, sulla base dei versetti (da 1 a 3) che, tra l’altro, sottolineano: «Ecco, Damasco cesserà di essere una città e diventerà un cumulo di rovine» (v. 1, ND).

Un altro testo usato per sostenere questo argomento si trova in Geremia 49. «Damasco diviene fiacca, si volta per fuggire, un tremito l’ha còlta; angoscia e dolori si sono impadroniti di lei, come di donna che partorisce. Come mai non è stata risparmiata la città famosa, la città della mia gioia?» sottolineano i versetti 24 e 25.

Quindi, è possibile affermare che si tratti di una profezia in corso di adempimento ai nostri giorni? Per chiarire la questione, Notizie Avventiste del Sudamerica ne ha parlato con il teologo Wilson Borba, dottore in teologia presso l’Università avventista di San Pablo e attuale direttore del Seminario avventista di teologia latinoamericano (Salt) e della facoltà avventista dell’Amazzonia (Faama).

N.A.S.: I testi di Isaia 17 e Geremia 49 danno giudizi sulla Siria e su Damasco, capitale del Paese. Ma si applicano ai nostri giorni?
Wilson Borba: Per interpretare correttamente la Bibbia, è necessario seguire alcuni principi di base.
Sola Scriptura. Solo la Bibbia è l’interprete di se stessa, poiché essa è l’autorità suprema in materia di dottrina (2 Timoteo 3:16).
Prima Scriptura. La Bibbia è al di sopra delle tradizioni umane (Matteo 15: 3, 5; Colossesi 2:8); della scienza umana (1 Timoteo 6:20); delle emozioni e delle facoltà mentali (Genesi 3:1-6); della natura (Genesi 3:17,18), e chiede di non consultare mai i medium spiritisti come fonte della conoscenza, ma solo Dio nella sua parola (Isaia 8:18,20).
Tota Scriptura. Abbiamo bisogno delle dichiarazioni di tutta la Bibbia completa per avere un quadro completo su un argomento (2 Timoteo 3:16).
Il contesto. Include gli aspetti rigiuardanti il tempo, il luogo e le persone, cioè il mittente e il destinatario del messaggio. Quando si studia la Bibbia, è necessario considerare che ci sono due contesti. Uno immediato, cioè i versetti o i testi più vicini al quello studiato; e uno più ampio, che include il capitolo, o il libro e forse ciò che la Bibbia nel suo complesso dice sull’argomento. Tenendo conto dei suddetti principi e dei contesti di Isaia 17 e Geremia 49, siamo sicuri che l’attuale conflitto in Siria non ha alcuna relazione con le profezie menzionate in questi capitoli.

N.A.S.: Qual era il contesto storico dell’epoca in cui furono scritti i libri?
W.B.: Isaia 17 contiene una profezia contro Damasco ed Efraim. La Siria, governata da Režim, ed Efraim, che era il regno delle dieci tribù di Israele a nord, governato da Peka, figlio di Romelia, si allearono in una coalizione contro il regno di Giuda, a sud, governato dal re Acaz.

La coalizione siriano-efraimita e la sua distruzione sono menzionate nel capitolo 7. L’obiettivo era di collocare il «figlio di Tabbeel» sul trono di Giuda (Isaia 7:6). Ma la coalizione non raggiunse il suo intento (v. 1), perché Giuda era ancora con Dio. In questo stesso capitolo, Isaia profetizzò la distruzione delle tribù settentrionali, avvenuta nel 722 a.C. quando l’Assiria distrusse le 10 tribù di Israele.

Il giudizio su Damasco e la Siria era già annunciato nel capitolo 17. Perché? Questa coalizione fu considerata da Dio come un attacco alla discendenza del Messia, cioè «alla casa di Davide» (Isaia 7: 2), e sarebbe stato un attacco al piano di redenzione.

Quindi, Dio introduce la sezione dell’Emmanuele dal capitolo 7 all’11. Chi è l’Emmanuele? Il Signore Gesù Cristo, il vero re promesso della progenie di Davide. In questa sezione, fino al capitolo 17, si insegna che il lignaggio di Davide non si poteva estingure finché il Messia, il re annunciato, non fosse arrivato. E tutti coloro che avessero voluto distruggere la discendenza del Messia sarebbero stati giudicati. La coalizione non funzionò.

Il versetto 3 del capitolo 17 annuncia che Efraim, il regno di Damasco e il resto della Siria sarebbero scomparsi. Non c’è dubbio che questa sentenza fosse rivolta contro la coalizione siriano-efraimita, chiaramente menzionata in questo versetto. L’Assiria fu contro la Siria nel 732 a.C.; e nel 722 a.C. fu il turno delle 10 tribù di Israele, che non poterono distruggere Giuda.

In Geremia 49, più di 100 anni dopo la coalizione siriano-efraimita, furono i Babilonesi a salire contro la Siria. Da una lettura del libro di Geremia fin dall’inizio, si capisce che fu lui a profetizzare la cattività di Giuda a Babilonia e a descrivere le invasioni di quel potente regno nelle nazioni vicine.

Nel capitolo 39, viene presentata l’invasione di Giuda e nei capitoli seguenti l’invasione babilonese in diverse nazioni, compresa la Siria. Giuda apostatò, sacrificando i suoi figli a Moloc, come fecero le nazioni circostanti (Geremia 32:29,34-36). Uno degli altri mali fu la schiavitù (Geremia 34:8). E anche i suoi vicini erano colpevoli. Infine, nel capitolo 50, Geremia profetizzò contro gli stessi Babilonesi. Rimuovere l’adempimento storico della profezia è peculiare dell’escatomania dispensazionalista che, attraverso un esasperato divisionismo delle Scritture, forza un Armageddon contro Israele in Medio Oriente.

N.A.S.: Ci sono, tuttavia, teologi che sostengono che tale profezia sia in corso. La Bibbia supporta questo argomento?
W. B.: La Bibbia non supporta questo argomento, perché deve essere interpretata attraverso il metodo storico-grammaticale, e non futuristico o dispensazionalista. Cioè, le sue profezie sono state date all’interno della storia, come una linea del tempo dopo la predizione. Sinceramente, dobbiamo smettere di usare la Bibbia come se fosse una «scatola delle promesse». Dobbiamo studiare il contesto.

N.A.S.: Quali sono i rischi quando si fa una lettura superficiale del testo biblico?
W.B.: Permettetemi di raccontare una breve storia. Dicono che, una volta, qualcuno abituato alla religione come «scatola delle promesse», aprì a caso il libro sacro in cerca di una «rivelazione» e trovò il seguente versetto: «[…] uscì, andò e si impiccò» (Matteo 27:5). Spaventato, pensando che fosse un’indicazione divina a impiccarsi davvero, aprì di nuovo la Bibbia alla ricerca di un’altra «rivelazione» e lesse: «[…] Quello che devi fare fallo al più presto” (Giovanni 13:27, Cei). Questi sono i rischi di una lettura superficiale della Bibbia: l’analfabetismo biblico, il dispensazionalismo, il bigottismo e l’estremismo.

N.A.S.: Per evitare interpretazioni di questo genere, come si dovrebbe studiare la Bibbia?
W.B.: Dobbiamo studiare la Parola di Dio con riverenza, preghiera, umiltà, sincerità, fedeltà al contesto e un cuore aperto a imparare e obbedire, senza imporre preconcetti o cambiamenti nelle Scritture (2 Pietro 3:16-18). Suggerisco anche alcune risorse di supporto come: la concordanza biblica, il dizionario biblico, l’atlante biblico, e dei buoni commentari, come per esempio il commentario biblico avventista.

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(Fonte: noticias.adventistas.org)