Stefano Paris
– «Finirà mai questo incubo?». Questa non è la domanda di un malato d’azzardo, ma il grido di chi gli sta intorno. È la moglie stanca di aspettare, notte dopo notte, che il marito rientri a casa; è il marito che vede sua moglie passare più tempo tra bar e lottomatiche che insieme ai suoi figli; sono i figli distrutti dal vedere i genitori piangere e litigare ogni giorno; sono i genitori che si accorgono che il loro amato figlio è diventato un bugiardo e un drogato di gioco d’azzardo.

Il gioco d’azzardo patologico (Gap) può essere visto come un dramma nel dramma, un peso insostenibile che spezza le vite di molti. Dietro a ogni giocatore compulsivo c’è sempre una fragilità di fondo: poca autostima, insoddisfazione nel lavoro, solitudine, mancanza di relazioni affettive. Tutto ciò rende questa malattia subdola e di difficile guarigione. La maggior parte dei malati non vuole essere aiutato, ritenendo di essere in grado di uscirne da solo quando vuole. La famiglia diventa impotente e costretta, suo malgrado, a vivere situazioni di estremo disagio emotivo nonché economico.

I percorsi guidati per riuscire a guarire sono oggi la principale arma per combattere questa dipendenza. È la ragione per cui la Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno ha scelto di finanziare le organizzazioni sociali che da anni operano per prevenire e curare il Gap.

Scegli anche tu di prendere una posizione e dire «No» al gioco d’azzardo, regalando uno dei doni solidali «Non ti azzardare!». Contribuirai ad aumentare il plafond destinato a progetti contro il gioco d’azzardo patologico, in risposta anche alle mancanze del sistema sanitario nel contrasto al problema.

Per maggiori informazioni visita il sito nontiazzardare.ottopermilleavventisti.it

 

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