Dwight Nelson/Maol
– Tutti conoscono l’inno di battaglia della Riforma protestante «Forte rocca è il nostro Dio». Poco nota è invece la storia straordinaria che si cela dietro quello che i tedeschi chiamano sitz im Leben (letteralmente: «contesto», «ambiente vitale»). Una storia che conduce al suo compositore, Martin Lutero.

Nel luglio del 1527 una peste devastante colpì la città di Wittenberg. Federico III di Sassonia invitò il riformatore a fuggire insieme a tutti coloro che potevano. Ma Lutero «si sentiva obbligato in quanto pastore a prendersi cura dei malati».1 E così, lui e il suo collega, Jonas Bugenhagen, decisero di rimanere a Wittenberg. In seguito spiegò il perché in una lunga lettera, poi pubblicata come saggio dal titolo Se si può fuggire dalla peste mortale. Sì, certo, si poteva fuggire, ma Lutero concluse: «Coloro che avevano vissuto con responsabilità speciali e pubbliche verso gli altri dovevano rimanere». E questo comprendeva i pastori della chiesa.

Insieme a migliaia di altre persone, la tragedia colpi anche la famiglia di Bugenhagen. La sorella Hanna era incinta e morì a causa della peste. Un parto cesareo post morte non poté salvare il bambino. Sconvolto da questa perdita, «anche perché sua moglie [Katrina] viveva una gravidanza difficile», Lutero scrisse una nota a Jonas: «Possa il mio Cristo, la cui purezza ho insegnato e confessato, essere nostra rocca e fortezza».2

Nello stesso mese la piccola parola «burg» (fortezza) apparve di nuovo quando scrisse «Ein’ Feste Burg Ist Unser Gott» (Forte rocca è il nostro Dio). Mentre questo grande inno (basato sul Salmo 46) evoca immagini apocalittiche della battaglia cosmica tra la luce e le tenebre, la verità e l’errore, la sua storia illumina l’animo pastorale del riformatore nella fragilità della vita. «Non fu un cataclisma dell’impero, ma l’affetto per una madre e il suo bambino morti che lo portarono a cantare:

La parola della vita, rispettar dénno i potenti.
Col Suo Spirto Iddio n’aita, noi sarem con Lui vincenti.
Se pieni di furor, tolgonci figli, onor
ed ogni bene, ne avranno vantaggio lieve.
A noi il Regno restar deve.
(Versione italiana di G. B. Niccolini, ndt).

Più tardi Lutero scrisse: «La musica deve essere seconda solo alla parola di Dio, perché essa influenza tutte le emozioni… Questo dono prezioso è stato concesso solo agli uomini e ricorda loro che sono stati creati per lodare e magnificare il Signore».3 A conferma della sua profonda convinzione del ruolo della musica e degli inni nella vita del seguace di Cristo, Lutero pubblicò «il primo innario nella lingua parlata dal suo popolo… [con] otto inni nella prima edizione del 1524, e 40 nella seconda edizione dell’anno seguente».4 In seguito, scrisse 37 inni originali e pubblicò ben nove innari.

«Quando si considerano tutti i poderosi tomi di esegesi biblica, apologetica cristiana e polemica religiosa che fluirono dalla penna di Lutero, si deve ammettere che, a eccezione della Bibbia tedesca, nessun suo scritto ha avuto un impatto maggiore o più duraturo sulle persone comuni dei suoi inni».5

Per commemorare questi 500 anni della Riforma protestante, perché non prendi un innario (forse tu o la tua famiglia ne avete uno su uno scaffale) o vai nel tuo Store di Apple o Google Play e scarichi una delle app del Seventh-day Adventist Hymnal. Puoi non conoscere la melodia o non sai cantarlo bene, ma non importa. Proprio come Gesù, possiamo esprimere «la gioia col canto di salmi o di inni sacri. Gli abitanti di Nazaret lo udivano mentre innalzava a Dio espressioni di lode e di ringraziamento. Mediante il canto si teneva in comunione col cielo».6

Proprio come Gesù, e come fece Lutero, al mattino presto, anche noi possiamo trovare rifugio quotidiano in Dio attraverso il canto. Forte rocca è il nostro Dio!

__________________________

Note

1 D. R. Nelson, Resilient Reformer: The Life and Thought of Martin Luther, p. 279.
2 Ivi, p. 280.
3 D. Wilson, Luther: Out of the Storm, p. 276.
4 Companion to the Seventh-day Adventist Hymnal, p. 489.
5 Wilson, Op. cit., pp. 276, 277.
6 E. G. White, The Desire of Ages, p. 73.

 

(Fonte: AdventistReview.org)

 

CONDIVIDI SUI SOCIAL
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someonePrint this page