Maol – I primi anni della chiesa cristiana sono stati decisivi per l’espansione della religione che attualmente conta oltre 2 miliardi di seguaci in tutto il mondo. Gli inizi, tuttavia, furono molto diversi dalla realtà istituzionale di oggi. Si verificarono in un ambiente semplice, in una regione dominata dell’Impero romano, con discepoli provenienti principalmente dal giudaesimo e ancora sensibili alla morte prematura di Gesù Cristo. Gli inizi del cosiddetto cristianesimo primitivo sono delineati nel libro degli Atti degli Apostoli, scritto da Luca, che è oggetto di studio della Scuola del sabato (Sds) da luglio a settembre.

L’autore delle lezioni
Le lezioni settimanali, contenute nella guida allo studio personale della Bibbia e alla condivisione in gruppo (comunemente conosciuta come lezionario della Sds) prodotta dalla Chiesa avventista mondiale, sono state scritte dal past. Wilson Paroschi, teologo avventista. Nato a Cianote, nello stato brasiliano di Paraná, ha servito la denominazione come pastore, editore e professore di teologia per oltre 34 anni. Laureato in teologia presso il Centro Universitario avventista San Pablo (Unasp) e il Seminario avventista latinoamericano di teologia, ha conseguito un dottorato in Nuovo Testamento alla Andrews University, negli Stati Uniti. Ha svolto anche studi post-dottorato presso l’Università di Heidelberg, in Germania.

Autore di diversi libri e articoli in Brasile e all’estero (Stati Uniti ed Europa), la sua ultima opera si intitola «Origine e trasmissione del testo del Nuovo Testamento», pubblicata dalla Società Biblica del Brasile nel 2012 e premiata dall’Asociación de Editores Cristianos (Asec) con il Premio Arete 2013, nella categoria studio della Bibbia. Dal gennaio di quest’anno, il past. Paroschi è docente presso la School of Religion della Southern Adventist University, dove insegna materie riguardanti il Nuovo Testamento. Sposato con Eliane Paroschi, docente di pedagogia, ha due figlie.

Felipe Lemos, dell’Agenzia di notizie avventiste del Sudamerica (Asn), lo ha intervistato proprio sulle lezioni della Scuola del sabato di questo trimestre.

Felipe Lemos: Che cosa avevi in mente quando hai scritto le lezioni sugli Atti degli Apostoli, il libro che è una registrazione storica ampia e interessante del Nuovo Testamento?
Wilson Paroschi: La mia intenzione era quella di presentare un ritratto affidabile dei primi 30 anni della chiesa cristiana, il periodo coperto dal libro degli Atti. Vi è molta incomprensione su questo periodo che di solito è romanticizzato come se la chiesa apostolica fosse un esempio perfetto di pietà e fede. In realtà, erano molte le difficoltà da affrontare sia all’esterno sia all’interno della chiesa. Tuttavia, forse fu il periodo in cui la chiesa crebbe di più. La differenza furono la discesa dello Spirito Santo e la dedizione di uomini come l’apostolo Paolo.

F. L.: Quali lezioni principali si potranno apprendere dallo studio di questo libro durante il trimestre, quali saranno le applicazioni nella vita quotidiana?
W. P.
: Ci sono molte lezioni. Forse, la prima, come vediamo in Atti 1, è che Gesù lasciò i discepoli intenzionalmente nel dubbio sul momento del suo ritorno sulla terra. Invece di rispondere alla domanda sulla restaurazione del regno (vv. 6, 7), diede loro l’incarico di portare il vangelo al mondo (v. 8). Qui troviamo una verità importante: il momento della seconda venuta di Gesù non deve mai essere ragione di speculazioni o sensazionalismo cronologico. Il modo migliore per attendere il ritorno di Gesù è testimoniarlo e impegnarsi nella missione della chiesa.
Aspettare l’imminente ritorno senza farsi coinvolgere nella missione, può portare a un falso risveglio e persino al fanatismo; mentre l’attenzione verso la missione senza una preparazione adeguata al prossimo incontro con il Signore, può solo portare, come in effetti fa, a un’enfasi senza scopo su numeri e battesimi di persone senza preparazione. Entrambe le cose devono essere evitate. Qualcuno ha detto: «Dobbiamo essere pronti come se Cristo dovesse tornare oggi, ma testimoniare di lui come se dovesse tornare fra 100 anni».

F. L.: Nel libro degli Atti è raffigurato il periodo della chiesa paleocristiana. Quali sono state le principali sfide che questa nuova organizzazione ha affrontato internamente e, dal punto di vista esterno, cosa la caratterizzava, promuovendone una crescita rapida e coerente?
W. P.: Come ho detto, c’erano molte sfide sia dentro sia fuori la chiesa. Una di esse, forse la maggiore, riguardava la missione verso i gentili. Da esclusivisti quali erano, gli ebrei, inclusi i primi apostoli, ancora non capivano la natura universale del vangelo. Per loro, la salvezza era limitata ai membri del patto abramitico, e ciò li aveva portati a insistere sulla circoncisione dei gentili convertiti, come se avessero bisogno di diventare ebrei per essere poi ammessi nella comunità di fede. Quella, tuttavia, fu una seria distorsione del vangelo, dato che privilegiava un particolare gruppo (gli ebrei) e chiedeva l’intervento umano nel mantenere la legge (la circoncisione). Se non fosse stato per Paolo, la chiesa non sarebbe mai diventata il fenomeno mondiale quale fu in pochi anni. La battaglia fu quasi inesorabile e, alla fine, costò la vita all’apostolo. La conclusione degli Atti, tuttavia, mostra il trionfo del vangelo predicato da Paolo.

F. L.: Sei uno dei maggiori specialisti del Nuovo Testamento e ti dedichi anche alla produzione di materiale che attesta la credibilità degli scritti del vangelo. Perché possiamo fidarci dell’autenticità di ciò che leggiamo oggi nel Nuovo Testamento se i testi di cui disponiamo sono copie di copie, e il processo di copiatura dei manoscritti, si sa, non era un compito preciso come si immagina?
W. P.: Infatti, la Bibbia è arrivata fino a noi da mani umane; non è caduta dal cielo. È stato così nella sua composizione ed è stato così nella sua trasmissione attraverso i secoli. Mani umane, semplici e imperfette, sono state impiegate nel processo di copiatura e ricopiatura della Scrittura. A causa di ciò, vari errori sono stati incorporati nei manoscritti. Fortunatamente, il numero di copie disponibili oggi è così abbondante che possiamo, mediante un attento confronto, identificare gli errori e correggerli. La scienza che fa questo si chiama «critica testuale» e non è altro che l’esame meticoloso dei manoscritti con l’intenzione di ripristinare il testo della Scrittura nella sua forma originale.
Forse va notato, tuttavia, che la stragrande maggioranza degli errori riguarda questioni di poca o nessuna importanza e che, anche se si sommassero, non sarebbero sufficienti a cambiare il contenuto essenziale della Scrittura. Ciò significa che, indipendentemente dalla qualità del manoscritto, il messaggio biblico non è mai stato compromesso. Possiamo esserne certi.

Guarda il video del past. Paroschi sulla prima lezione.

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