Victor Hulbert/Maol – Perché una giovane coppia, profondamente innamorata, dovrebbe scegliere di non far nascere il proprio bambino? È una storia che racconta momenti disperati.

Mitsuharu Suzuki fu uno dei pochi soldati giapponesi sopravvissuti ai combattimenti in Manciuria (in Cina), durante la seconda guerra mondiale. E ciò non avvenne per il suo coraggio, bensì perché si ammalò di tubercolosi e fu spedito a casa.

Quando l’imperatore giapponese si arrese, il 15 agosto del 1945, Mitsuharu tentò il suicidio, così come molti altri soldati. Si vergognava di essere uno dei pochi a sopravvivere.

Ma la vita continuò. Mitsuharu sposò Fusae e iniziò a lavorare come contadino. Avevano una figlia piccola, Atsuko. Mitsuharu lavorava sodo e sognava un futuro felice, ma la tubercolosi ritornò e questa volta gli danneggiò la colonna vertebrale.

«Mi dispiace molto» disse il medico a Fusae «Suo marito è molto giovane ma, sfortunatamente, morirà stanotte o, al massimo, fra qualche giorno».

La notizia devastò la giovane madre che, andata ad attingere acqua al fiume pensò di gettarsi dentro. Guardava la sua immagine riflessa nell’acqua quando apparvero due uomini in abiti neri.

«Sii paziente per un po’» le disse il primo.
«Sì, sii paziente» aggiunse il secondo.

Dopo aver pronunciato queste parole, gli uomini scomparvero dalla sua vista. Lo strano incontro aiutò Fusae a riprendersi dal momento di acuta disperazione, così tornò a casa a curare suo marito.

Mitsuharu, intanto, era tormentato dalla malattia. «Mi dispiace molto di non aver potuto renderti felice come ti aspettavi quando mi hai sposato» disse a sua moglie.

A quel tempo Fusae era di nuovo incinta e Mitsuharu temeva per il futuro. Non riusciva a sopportare il pensiero delle lotte e dei sacrifici che sua moglie avrebbe dovuto affrontare per crescere due figli da sola. La supplicò di interrompere la gravidanza. La sua insistenza sconvolse Fusae. Inoltre, l’aborto era severamente vietato in Giappone a causa della forte diminuzione della popolazione in seguito alla seconda guerra mondiale. Ma un funzionario del governo, considerata la situazione della coppia, concesse il permesso di abortire.

Aborto non riuscito
Fusae si diresse lentamente verso la farmacia. Furono i passi più difficili della sua vita. Quando mostrò il documento speciale alla farmacista e le chiese il medicinale per abortire, le due donne piansero insieme. La dottoressa le diede un farmaco forte che avrebbe funzionato sicuramente, senza possibilità di fallire. «Stai attenta a non superare la dose prescritta» ammonì «Altrimenti metterai in pericolo la tua stessa vita».

Fusae, con le lacrime agli occhi, ingoiò la prima dose sufficiente a porre fine alla gravidanza. Piangeva addolorata quando sentì il feto muoversi. «Il mio piccolo è ancora vivo!» gridò.

Il giorno seguente, assunse un’altra dose del farmaco. Poi di nuovo il terzo giorno. Eppure il feto continuava a muoversi dentro di lei. In preda alla disperazione, bevve tutta la bottiglia del medicinale, ma il bambino rimase in vita.

«È assolutamente incredibile!» disse a suo marito.

Mitsuharu non rispose, forse riconosceva che qualcosa di miracoloso stava accadendo nel ventre di Fusae. Diversi mesi dopo, una gioia indicibile riempì il cuore di Fusae quando dette alla luce un bambino sano e vivace.

Alla scoperta delle sue origini
Akeri aveva 30 anni ed era pastore avventista quando Fusae gli raccontò come era nato. «Nel sentire la storia della mia nascita da mia madre, fui terribilmente scioccato ed mi sembrò che un fulmine mi avesse colpito» racconta ora Akeri «Tutto il mio corpo tremava». Poi, sopraffatto dall’amore straordinario di Dio, pensò: «Sono un dono molto prezioso del Signore». proprio in quel momento si riconsacrò nuovamente a Dio. «Dio è intervenuto nel grembo di mia madre per salvarmi la vita» afferma.

I genitori di Akeri ebbero altri tre figli (uno morì da piccolo), ma sua madre gli diceva sempre: «Tu eri il più forte di tutti i bambini».

Trovare Cristo
Molti mesi dopo la nascita di Akeri, arrivò a casa della famiglia un uomo che indossava una vecchia uniforme militare giapponese e portò un libro con la copertina nera. «Questa è la Bibbia!» disse a Mitsuharu «Leggila e troverai una grande verità e una meravigliosa speranza». Era la prima volta che Mitsuharu vedeva una Bibbia.

Un giorno, mentre passava in bicicletta, notò un manifesto che pubblicizzava alcuni incontri evangelistici nella città vicina. Le parole dell’annuncio suscitarono interesse nel suo cuore. Avendo visto la morte in faccia diverse volte, cercava la verità e la speranza.

Durante le riunioni evangelistiche, Mitsuharu apprese che Cristo era morto sulla croce per i suoi peccati e che gli prometteva una vita eterna senza malattie; imparò a conoscere la grande speranza della risurrezione. Lui e sua moglie furono battezzati insieme il giorno del primo compleanno di Akeri, il 29 aprile 1951.

«La loro data di battesimo mi ricorda sempre che Dio è intervenuto nel grembo di mia madre per salvarmi la vita» afferma Akeri «I miei genitori sono diventati i primi membri della chiesa avventista nel mio villaggio».

La famiglia viveva in un villaggio povero ed era la più povera tra i poveri a causa della tubercolosi di Mitsuharu. La loro casa era senza elettricità né acqua corrente, e sopravvivevano con i sussidi del governo. Eppure un pastore suggerì a Mitsuharu di mandare i suoi figli a studiare in un collegio avventista nei pressi di Tokyo.

Fusae era scettica. «Non conosco questa scuola» disse al marito «Mi dispiace, ma penso che sia impossibile. Sei ancora malato e non abbiamo soldi».

Mitsuharu lavorò molto, nonostante le sue cattive condizioni di salute e, uno alla volta, riuscì a mandare tutti e quattro i figli a scuola e all’università.

«Ragionando in termini umani, mia madre aveva ragione» commenta Akeri che considera un miracolo quanto fatto dai suoi genitori ed è grato a suo padre per i sacrifici affrontati.

Diventare un pastore
Mai guarito dalla tubercolosi, Mitsuharu si spense all’età di 48 anni. La sua morte, seguita a breve distanza da quella di due compagni di scuola del villaggio, spinse Akeri a ripensare al progetto di diventare insegnante di inglese.

«Nella mia tristezza e nella mia disperazione, ho chiaramente scoperto la grande speranza della risurrezione e della vita eterna» ricorda. La stessa speranza che aveva ispirato i suoi genitori. Akeri decise di dedicare la sua vita al ministero pastorale così da poter diffondere il meraviglioso messaggio del vangelo.

Il Salmo 27 continua a dargli grande incoraggiamento, soprattutto il versetto che dice: «Qualora mio padre e mia madre m’abbandonino, il Signore mi accoglierà (v. 10).

Dopo aver servito molti anni come pastore in Giappone, Akeri ha lavorato come segretario esecutivo presso la Regione Asia-Pacifico del nord della Chiesa che ha sede in Corea del Sud e il cui territorio comprende anche il Giappone.

Oggi, Akeri ha 68 anni e, sebbene in pensione, resta attivo nel servizio come vice direttore onorario dei Dipartimenti Scuola del Sabato e Ministeri Personali della Regione.

Fermamente convinto della guida divina nella sua vita, conclude: «Sono molto grato a Dio che mi ha dato un amore abbondante e una grande speranza per mezzo di Gesù Cristo».

[Fonte: tedNews]