Costin Jordache/Adventist Review/Maol
– Si concluderà domani la quarta conferenza biblica internazionale (Ibc) che ha riunito a Roma oltre 360 teologi avventisti, professori universitari e amministratori della chiesa. L’evento, iniziato l’11 giugno, è organizzato dal Biblical Research Institute (Bri), associazione che «promuove lo studio e la pratica della teologia e dello stile di vita avventisti così come compresi dalla Chiesa mondiale», fornendo risorse teologiche basate sulla ricerca, «facilitando il dialogo all’interno della comunità teologica avventista». Anche alcuni docenti della Facoltà avventista di teologia di Firenze partecipano alla conferenza.

Il tema scelto in questo convegno è l’escatologia, parola che letteralmente significa «insegnamento delle cose ultime», e che descrive lo studio degli eventi finali. La scelta del luogo, associata al tema, è significativa, spiega il direttore del Bri, Elias Brasil de Souza. Raffigurata nelle gambe di ferro nel sogno epico di Nabucodonosor, Roma – che rappresenta un potere sia laico sia religioso – svolge un ruolo significativo nella narrativa profetica. «C’è un motivo se ci riuniamo proprio qui per una conferenza sull’escatologia» ha scritto Brasil de Souza nel programma dell’evento.

Ted Wilson, presidente della Chiesa mondiale, ha salutato i convenuti e condiviso il suo profondo interesse per l’argomento. «Ciò che mi spinge, mi anima, mi fa muovere verso l’obiettivo è che presto Gesù ritornerà» ha affermato «Credo che questo incontro sarà un momento straordinario, incentrato su un tema straordinario».

Cos’è l’escatologia avventista?
Le presentazioni in plenaria sono iniziate con Ángel Rodríguez, ex direttore del Bri, che ha fornito informazioni sull’intersezione tra teologia avventista ed escatologia in generale. Ha quindi presentato un’analisi in sette punti dell’escatologia avventista, sottolineando il ruolo centrale della Bibbia. «Essendo la depositaria della rivelazione speciale di Dio e avendo preservato il piano divino, la Scrittura è la nostra unica fonte di informazioni canoniche sull’escatologia apocalittica» ha spiegato Rodríguez «Qualsiasi discussione avventista sull’escatologia deve essere fondata e derivare dal testo biblico».

Ha poi aggiunto: «È vero, abbiamo anche gli scritti di Ellen White, che in molti casi arricchiscono alcune delle informazioni bibliche, in particolare rispetto all’adempimento storico delle profezie, e forniscono importanti approfondimenti teologici sull’argomento, ma si tratta di un arricchimento dei dati biblici, non devono mai prendere il loro posto».

Tra gli altri punti, Rodríguez ha spiegato che l’escatologia avventista dovrebbe essere «intesa come speranza, nel senso di aspettare o aspettarsi l’arrivo del bene dal Signore». Altro punto interessante è quando ha sottolineato che «l’escatologia e il futuro che annuncia sono opera esclusiva di Dio a favore della sua creazione e non il risultato dell’ingegno umano manifestato attraverso il progresso sociale, scientifico e tecnologico, o l’uso di tecniche di auto-miglioramento».

Rodríguez ha continuato a descrivere l’escatologia avventista come chiaramente incentrata su Cristo; essa enfatizza «la potenza salvifica della croce», ha detto, e anche la mediazione di Cristo «nel santuario in cielo e il suo ritorno nella gloria». Questa visione cristologica dell’escatologia non si preoccupa solo del futuro, ma influisce sul presente. Ha quindi introdotto il concetto di etica escatologica, che ha definito «uno stile di vita cristiano determinato dalla presenza e dalla venuta del regno di Dio». Rodriquez ha affermato che «l’aspettativa di un mondo futuro libero da dolore, sofferenza e morte deve essere incarnato in una profonda preoccupazione per coloro che soffrono».

Infine ha spiegato alcune sfide attuali dell’escatologia avventista: ad esempio l’amore divino e lo sterminio dei malvagi; l’apparente ritardo del ritorno di Gesù e il rapporto sempre più difficile tra scienza ed escatologia. Ha quindi concluso: «mentre la speranza attende la sua piena realizzazione, cerchiamo di vivere una vita santa e di esprimere questa speranza nel servizio verso altri e verso Dio, nell’adempimento della missione della chiesa».

Escatologia ed ermeneutica
Altra importante presentazione in plenaria è stata quella di Frank Hasel, direttore associato del Bri, sul rapporto tra escatologia ed ermeneutica. In generale, l’ermeneutica è definita come un insieme di principi e approcci per interpretare il testo biblico.

Hasel ha delineato alcune dottrine e insegnamenti biblici chiave – come la salvezza, la natura di Dio, la natura del peccato e lo stato dei morti – e ha spiegato che ognuno di questi temi è significativamente connesso all’escatologia. Ha sottolineato che quando i collegamenti diventano sempre più evidenti, «più chiaramente la nostra comprensione dell’escatologia, e l’ermeneutica che impieghiamo, influenzerà una vasta gamma di argomenti teologici».

Hasel ha parlato delle sfide in ambito ermeneutico ed escatologico, una di esse riguarda le contrastanti visioni del mondo. Gli avventisti hanno sposato una visione del mondo biblico-apocalittico, ha spiegato Hasel, in cui il tempo della fine è vicino, con diversi elementi escatologici ed eventi già in via di sviluppo. Questa linea temporale dell’azione imminente di Dio, culminante nella distruzione del male, enfatizza «la natura disastrosa e l’emergenza dello stato attuale delle cose».

Al contrario, la moderna visione del mondo, radicata nella scienza, nella ragione e nel progresso, sostiene un processo naturale ed evolutivo che lascia Dio e le sue azioni fuori dallo scenario, ha affermato Hasel. «Se Dio non agisce in modo soprannaturale, non può creare il mondo in un tempo molto breve» ha spiegato riguardo alla moderna visione del mondo «E poi, naturalmente, non può portare la storia di questo mondo a una fine soprannaturale come la descrive la Bibbia».

Per Hasel, questa visione del mondo naturalistico «continua a influenzare l’ermeneutica biblica, e più precisamente l’escatologia, incoraggiando una reinterpretazione della Scrittura per riconciliare in qualche modo le visioni del mondo. Ciò ha portato, in parte, a modelli come l’evoluzione teistica».

Di conseguenza, la teologia ha iniziato a lasciare spazio all’idea che il futuro dell’umanità dipende da un’umanità migliore e che in qualche modo, con il tempo, il regno di Dio può essere stabilito sulla terra. Pertanto, l’escatologia è diventata sempre più scollegata dalle specifiche dichiarazioni bibliche e cosmiche ed è stata riformulata come esperienza in corso idealizzata e personale.

Hasel ha anche parlato di altre sfide, tra cui il Dispensazionalismo e quello che ha definito sensazionalismo ermeneutico. «Vi è una strana passione per gli eventi attuali e anche un desiderio febbrile di trovare una nuova luce, quando si tratta di interpretazione del nostro messaggio profetico» ha spiegato Hasel. Ha avvertito che questo sensazionalismo – leggendo la Bibbia e il giornale insieme – potrebbe portare ad alcuni «strani frutti».

Hasel ha infine toccato il tema dell’escatologia e la nostra condotta etica, e concluso che «gli insegnamenti escatologici della Bibbia ci chiamano a una vita coraggiosa e fedele, in cui vi è un’aspettativa perché amiamo colui che ha promesso di tornare, perché abbiamo fiducia in lui che detiene il futuro nelle sue mani, e perché tutto il futuro sarebbe vuoto senza di lui».

Escatologia e Scienza
In una terza sessione plenaria, il direttore associato del Bri, Kwabena Donkor, ha ulteriormente analizzato il concetto di evoluzione teistica e le implicazioni per l’escatologia avventista. «La conversazione tra teologia e scienza cristiana è un argomento teologico sempre più importante» ha affermato nella sua introduzione.

Coloro che sposano l’evoluzione teistica, ha spiegato Donkor, hanno riconciliato la scienza con la fede, postulando che se Dio esiste, ha creato il mondo usando processi naturali e mirati, detti anche processi teleologici, inclusi processi evolutivi come la selezione naturale.

Le implicazioni di questo approccio influenzano certamente i concetti di origine; tuttavia, il punto principale per Donkor è che l’evoluzione teistica influisce egualmente sull’escatologia. Ciò è dovuto alla visione dell’evoluzione del futuro. In generale, coloro che sostengono i punti di vista evolutivi insegnano il concetto di «emergenza» che viene definito come «l’apparizione nella storia naturale di sistemi fisici e viventi sempre più organizzati in modo complicato nel corso del tempo». In altre parole, il mondo continua a svilupparsi nel tempo, e persino apparentemente a ricreare se stesso.

Gli evoluzionisti teisti, ha aggiunto Donkor, adottano questa visione del futuro, suggerendo che Dio non interromperà la storia con un evento universale e visibile, ma userà un processo naturale per «trasformare» il mondo in meglio nel tempo. L’escatologia avventista, invece, insegna che Dio «agisce direttamente e in modo soprannaturale nell’eschaton, allo scopo di risolvere il problema della futilità della creazione con una nuova creazione» ha spiegato Donkor.

Nella sua presentazione, Donkor ha condiviso diverse distinzioni chiare tra l’evoluzione teista e l’escatologia avventista. Ha quindi concluso: «mentre l’impegno dell’evoluzione teistica nei confronti della scienza evoluzionista la fa tendere all’adozione di un approccio evolutivo… all’escatologia, l’impegno degli avventisti nello storicismo vede l’escatologia come l’opera attiva di Dio nella storia profetica. I due approcci sono chiaramente incompatibili».

[Foto credit: Adventist Review/Adventist World]