Corrado Cozzi/EudNews/Maol – È iniziato con un’analisi generale dell’attuale popolazione religiosa in Europa il rapporto del past. Barna Magyarosi, segretario esecutivo della Regione intereuropea (Eud) della Chiesa, presentato al Comitato di fine anno, tenuto a Praga.

Secondo lo studio del Pew Research Center, «in Europa i cristiani muoiono più velocemente di quanti ne nascano». Le percentuali sono allarmanti. Nel periodo 2010-2015, vi è stato nel mondo un calo di 5,6 milioni di cristiani rispetto a un aumento di 2,3 milioni di musulmani e di 1,4 milioni di non appartenenti a nessuna religione. Il segretario Eud ha presentato nei dettagli l’analisi dei dati, costringendo i membri del comitato a valutare attentamente l’impatto che potrebbero avere sulla chiesa avventista in Europa.

I dati dello studio europeo Values 2008 hanno rivelato che un numero sempre minore di persone professa di vivere, nella società europea, secondo i valori cristiani. Aspetti come la fede in Dio e la frequenza della partecipazione alle attività delle comunità di fede sono in netto calo. Secondo questo studio, le persone che si considerano religiose sono meno del 30% della popolazione.

Il past. Barna ha quindi presentato i dati relativi alla chiesa avventista nel territorio Eud. Negli ultimi 30 anni, ha registrato un aumento del 32%, con una crescita annuale dello 0,91%. Nello specifico, gli avventisti nel territorio Eud sono circa 180.000.

Questi dati presentano l’immagine di una chiesa in fase statica, che potrebbe prima o poi entrare in una crescita negativa se non si interviene per fermare la tendenza attuale. Nel suo rapporto il segretario ha menzionato in particolare alla crescita nei grandi centri urbani e ha invitato i presenti a concentrarsi in modo particolare sui bisogni di questo tipo di ambiente sociale. Basti pensare che il 72% della popolazione europea vive in strutture urbane; sicuramente questo richiede un’attenzione particolare.

«Dobbiamo concludere che l’Europa è una missione impegnativa, post-cristiana per eccellenza. Molti europei sono “spirituali non religiosi”», ha affermato Barna, «secondo il modello di essere credente ma non appartenere alla società cristiana europea».

«Gli europei», ha aggiunto, «guardano al cristianesimo e alla chiesa con sospetto. L’unico modo per raggiungerli è attraverso relazioni familiari e di amicizia». Per questo motivo, è diventato indispensabile «incoraggiare i membri di chiesa a intessere relazioni con le persone che li circondano. Non verranno nella tua chiesa prima di aver mangiato nella tua casa».

Cura e mantenimento
Dopo questo rapporto, Claude Richli, segretario associato alla Conferenza generale (CG), ha presentato il tema «Nurture and Retention» (Cura e mantenimento), basato su uno studio di David Trim, direttore dell’Ufficio di archivi, statistiche e ricerche del GC, intitolato «Fermare l’emorragia, guarire i feriti». Lo studio vuole promuovere la creazione di comunità religiose premurose e accoglienti, e si basa su una ricerca che evidenzia i principali motivi che spingono gli avventisti a lasciare la loro chiesa.

Tra i motivi più comuni: la mancanza di un rapporto con i membri di chiesa, la delusione e l’emarginarsi nel vedere ipocrisia e incoerenza (vissute principalmente dai giovani), la mancanza di compassione per la sofferenza, la troppa concentrazione sulle questioni minori, gli alti livelli di conflitto nella congregazione, i fallimenti morali dei membri, gli atteggiamenti legalistici, il dubbio prolungato sulla dottrina avventista, ecc.

«Un dato significativo è che il 40% dei membri che hanno abbandonato la chiesa non ha ricevuto alcun contatto né da parte del pastore né da nessun membro di chiesa», ha sottolineato Richli, citando lo studio di Trim. È minima la percentuale di coloro che hanno tentato contatti sporadici.

Davanti a questo scenario, non del tutto nuovo ai membri del Comitato esecutivo dell’Eud, è stata presa la decisione di aggiungere un’attività all’ordine del giorno: un periodo di dibattito per condividere non solo la realtà della chiesa avventista europea, ma anche le possibili soluzioni necessarie per un cambiamento di rotta.

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