foto-articolo-pizziDalla tirannia dei padri a quella dei figli

Davide Pizzi – «Chi risparmia la verga odia il suo figliuolo, ma chi l’ama, lo corregge per tempo» (Prv 13:24)

Il dottor Spock è indubbiamente il fondatore degli studi moderni sul bambino. Egli fu un medico che, nel 1947, s’improvvisò pediatra, poi psicologo, sociologo, politico, infine nutrizionista. Allevato da genitori opprimenti, da adulto propose l’adozione di schemi formativi antiautoritari, che erano l’esatto contrario dell’educazione che aveva ricevuto. Il suo volume sull’educazione del bambino fu un grande successo editoriale americano. Secondo i suoi critici, quelle idee furono decisive per sfornare una generazione di egoisti, teppisti, presuntuosi e fannulloni, che salì prepotentemente al- la ribalta negli anni Sessanta. In seguito, lo stesso dottor Spock fece parzialmente marcia indietro, a proposito dell’antiautoritarismo e dell’educazione permissiva. Nel 1987 Spock si chiese: «Abbiamo educato male i nostri figli, ma dov’è l’errore?». Le teorie e i metodi diseducativi del dottor Spock diedero inizio a quel processo di confusione e di deresponsabilizzazione attuali.1

Piccoli dittatori
Alcuni danni sono visibili ancora oggi, sia nei comportamenti dei bambini sia nelle tesi educative sbagliate sostenute da alcuni genitori, ai quali è difficile dare consigli. Sovente, nel mio lavoro, quando mi sono occupato di minori e di famiglie, ho potuto riscontrare più da vicino quanto la nostra società abitui i figli a diventare deboli individui. Durante le mie visite domiciliari mi sono imbattuto in alcune case stracolme di fotografie del loro bambino, appese o incorniciate ovunque; ho visto persino ritratti in gigantografie, e da tanta esagerazione s’intuiva facilmente che lì c’era qualcosa di più del classico «orgoglio di mamma e papà»: era il divo di famiglia! I bambini ipercoccolati dai genitori e dai nonni sviluppano un delirio di onnipotenza e una scarsa tolleranza alle frustrazioni. Questi genitori trasferiscono il proprio narcisismo sul figlio minandone l’equilibrio psicologico; il figlio diventa una sorta di prolungamento dei genitori, e per questa ragione è spesso difficile dare dei consigli e farli ragionare sui loro errori educativi. Recentemente in letteratura si sta trattando il tema dei bambini «tiranni».2

Qual è l’identikit di questi tiranni? Come già detto, sono bambini a cui viene concesso tutto, o quasi, e ricevono pochi «no» da parte dei genitori. Essi dominano la vita familiare e hanno quasi sempre dei genitori confusi sul modo di impartire l’educazione, e poco abili a riconoscere nel figlio i reali bisogni dai falsi. Questi genitori spesso s’improvvisano psicologi senza possedere vere e proprie conoscenze, seguono psicologismi da loro inventati o appresi dalla società, creano teorie proprie, oppure le apprendono dalle letture di bassa qualità o dalla tv. Solitamente sono mamme e papà impacciati, spesso sulla difensiva quando vengono evidenziate le loro difficoltà e i loro limiti sulle capacità genitoriali, ansiosi e timorosi che non si rompa o danneggi il loro prezioso «oggetto narcisistico». Trattati dai genitori alla stregua di adulti, come loro pari, questi figli vivono sempre meno da bambini. Prepotenti, dispotici, aggressivi, capricciosi, con manie di protagonismo e voglia di essere sempre al centro della scena, desiderano avere tutto e subito. Messi sullo stesso piano dei genitori, posti precocemente di fronte alla possibilità di scegliere, questi figli finiscono per invertire i ruoli, ponendo i genitori sotto di loro, crescendo senza o con poche regole e limiti.

Recuperare un rapporto verticale
Carenti di paletti e di confini ben marcati, i figli rischiano di crescere privi di punti di riferimento che costituiscono, invece, una sicurezza. Come indica Aldo Naouri in un’intervista: «Se i genitori sono convinti che il bambino viene prima di loro, lui non sarà mai educato. Oggi si è instaurato un rapporto orizzontale tra genitori e figli. L’adulto dice a se stesso: “Io e lui abbiamo gli stessi diritti” (…) il bambino non è alla sommità della piramide famigliare, ma deve stare sotto i genitori. Questo non significa non amarlo. Il bambino deve capire fin dall’inizio che non può fare quello che vuole. Faccio un esempio: un bambino piccolo viene messo a letto dalla mamma che dopo il rituale della nanna lascia la stanza. Se il bimbo piange lei può tornare una volta nella stanza per dirgli: “Io ora vado e tu devi dormire”. Poi la madre deve lasciarlo solo nella cameretta anche se piange. Oggi ci sono madri che restano accanto alla culla fino a mezzanotte o portano i bambini a dormire nel lettone. Così diseducano il bambino che diventa un tiranno per la coppia. (…) Le mamme che chiedono a un bambino di due anni: “Preferisci la pasta o il riso?” sbagliano. Se non glielo si chiede, mangerà quello che noi decidiamo. Rispettare un bambino vuol dire trattarlo in questo modo. (…) In 40 anni di pediatria ho visto migliaia di coppie e dicevo loro: “Non occupatevi del bambino ma di voi stessi”. Il bambino è angosciato dal non avere limiti. Il problema sono gli adulti che a loro volta sono infantilizzati dalla società».3

Bambini adulti, figli di adulti bambini
Molti bambini, sostiene Marina D’Amato, con la complicità e l’orgoglio dei genitori e dei nonni, privilegia l’intelligenza cognitiva e di tipo convergente, al posto della divergente, che porta a ragionare in modo acritico e a formare schemi mentali standardizzati. Anche i bambini nelle nostre chiese possono essere a rischio! «Oggi questa crudeltà dell’indulgenza si manifesta al massimo grado. I desideri dei bambini vengono soddisfatti a scapito della loro salute e di una corretta crescita dell’animo, perché per le mamme è più facile accontentarli piuttosto che rifiutare ciò che reclamano».4

A casa, e poi in chiesa, dobbiamo educare i bambini a essere speciali in Cristo: «Ai bambini dovrebbero essere insegnati il rispetto e la riverenza nell’ora della preghiera»;5 e voi, genitori, siate altrettanto speciali in Cristo!

 

Note

1 Cfr. T. Mayer, Dr. Spock. An American Life, Harcourt Brace, New York 1997, in F. Sidoti, Introduzione alla sociologia della devianza, Edizioni SEAM, Milano, 1999, pp. 36,37.
2 Per l’approfondimento: A. Mirelli, I figli tiranni. L’eredità dei genitori smarriti, Biblink, 2014; M. D’amato, Ci siamo persi i bambini, Laterza, 2014.
3 http://d.repubblica.it/argomenti/ 2011/08/26/news/aldo_naouri_pic- coli_tiranni_crescono-335971/ – visto il 20.09.16.
4 E. G. White, Consigli su cibi e alimentazione, Edizioni ADV, Impruneta FI, 2008, p. 167.
5 E. G. White, Servizio cristiano, Edizioni ADV, Impruneta FI, 2010, p. 174.

(Davide Pizzi è assistente sociale, membro della chiesa di Bari)

Articolo pubblicato sul mensile Il Messaggero Avventista, delle Edizioni ADV, nel mese di novembre 2016.

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