Clifford Goldstein
– Chi, e con quali macchinazioni, potrebbe annullare il settimo giorno, il sabato?
Di tutto ciò in cui crediamo, cos’è fondamentale? Qual è l’insegnamento che regge tutti gli altri? Quello che, se falsificato o rifiutato, dissolverebbe la nostra fede come neve al sole?

È la creazione, cos’altro? Lo so perché Dio ci comanda di trascorrere un settimo della nostra vita, ogni settimana (senza eccezioni) per ricordarla. Una cosa questa che non comanda per nessun’altra dottrina, perché nessun’altra dottrina ha senso, a parte la creazione.

E non solo la creazione, ma la creazione in sette giorni. Altrimenti non avremmo nessun Adamo che ci ha portato peccato e morte (Ge 1-3: Ro 5:12). E senza peccato e morte, chi ha bisogno di Gesù sulla croce per annullare ciò che Adamo ci ha fatto (Ro 5:17-21)? E senza Gesù sulla croce non c’è redenzione, risurrezione, secondo avvento o vita eterna. Non c’è da stupirsi che Dio ci comandi di trascorrere un settimo della nostra vita come promemoria della creazione in sette giorni. Senza il sabato, non abbiamo nulla.

Questo promemoria è così importante che, invece di essere noi ad andare verso il sabato, è lui che viene da noi. Ogni settimana, a 1.000 miglia all’ora (vicino all’equatore) il sabato avvolge il mondo e ogni angolo e crepa della nostra vita, perché il tempo raggiunge ogni angolo e crepa della nostra vita. Niente gli sfugge.

Sul computer ho l’app «Living Earth» che mi permette di avere una visione in tempo reale del pianeta dallo spazio. E il venerdì pomeriggio posso effettivamente guardare il sabato avvicinarsi lentamente. Ma anche inarrestabile e indistruttibile. Gli uomini possono demolire i santuari, bandire i pellegrinaggi, vietare le religioni. Ma chi, e con quali macchinazioni, può annullare il settimo giorno, il sabato? Potrebbero anche tentare di annullare il tramonto.

Le persone possono odiare il sabato, rifiutarlo, contaminarlo, persino provare a cambiarlo: «e penserà di mutare i tempi e la legge» (Da 7:25, ND). Ma Dio ha protetto il suo memoriale della creazione dalle cose, che sono vulnerabili per l’umanità, ponendolo nel tempo, che non lo è. Come mai? La materia è composta da meraviglie sempre più piccole: sostanze chimiche, molecole, atomi, quark e leptoni, persino campi quantici. Ma il tempo? A cosa si riduce?

Sorvolando su nessuno, e al di là della portata distruttiva di tutti, il sabato rimane il simbolo universale della creazione del Signore in sette giorni, il fondamento di tutto ciò che è della terra e dell’umanità.

«Nel mio principio», scrisse il T. S. Eliot, «è la mia fine». E poiché il nostro principio è in Cristo (Gv 1:1-3), così sarà anche la nostra fine (2 P 3:13). Ecco una verità cruciale: Dio comanda che un settimo della nostra vita sia dedicato a ricordarlo. Un ricordo inarrestabile e indistruttibile, che ci sommerge dolcemente e delicatamente ogni settimo tramonto, e lo fa dai sei giorni in cui «Dio il Signore fece la terra e i cieli» (Ge 2:4), e poi si riposò il settimo.

(Fonte: Adventist Review online)

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