Non ho risposto alla sua prima chiamata, così Dio ha deciso di servirsi del mezzo più improbabile.

Edmilson Moraes Kazumi/Maol – Sono nato nel sud del Brasile in una famiglia composta da padre brasiliano e madre giapponese. I miei genitori combinavano perfettamente tra loro gli elementi del culto cattolico, protestante e buddista. Per me, era il modo normale di rapportarsi alla divinità. A 19 anni ho incontrato Elisia. Mi ha detto che era un’avventista del settimo giorno. «Deve essere una specie di protestante» ho pensato «Mi sta bene!».

Elisia mi ha anche detto che suo padre era un predicatore e che la sua famiglia era molto religiosa, ma lei aveva praticamente smesso di frequentare la chiesa. «Meglio ancora!», ho pensato. Eravamo innamorati e ci siamo sposati. Dopo alcuni anni e tre figlie, in Brasile vi era la crisi  economica; così abbiamo deciso di emigrare in Giappone in cerca di un futuro migliore.

Una soluzione ai problemi coniugali
Gli anni passavano. Economicamente stavamo bene in Giappone. Le nostre figlie erano felici e in salute. Le  prospettive erano grandiose, ma il nostro matrimonio no. Sembrava che l’amore tra di noi si fosse gradualmente attenuato. Poi, un giorno, mia moglie, che nel profondo non aveva mai smesso di essere un’avventista, ha suggerito di imparare di più sulle rispettive tradizioni religiose. «Imparerò di più sul buddismo» ha chiosato «ma tu devi conoscere meglio l’avventismo». «Giusto!» ho approvato «Mi sembra una buona idea!».

Abbiamo iniziato a frequentare diverse chiese cristiane fino a quando qualcuno ci ha parlato di una chiesa avventista del settimo giorno. Abbiamo iniziato a frequentarla insieme con le nostre tre figlie, due delle quali, a quel tempo, erano adolescenti. Dovevamo percorrere quattro ore di macchina per raggiungerla. Ho conosciuto il pastore ed ero molto aperto con lui. Sapeva che ero un cristiano e un buddista. Sono rimasto sorpreso quando non mi ha criticato o preso in giro. Invece, mi ha invitato a studiare la Bibbia.

Le nostre figlie amavano la chiesa e un anno dopo sono state battezzate. Continuavo a studiare e ad acquisire familiarità con le verità bibliche, ma due cose mi impedivano di impegnarmi pienamente. Il primo? Trovavo difficile smettere di adorare i miei antenati; era qualcosa che avevo imparato fin dall’infanzia. Solo quando ho capito cosa diceva la Bibbia sui morti, sono finalmente riuscito a rinunciarci. Il secondo era l’osservanza del sabato. In Giappone vi è una forte etica del lavoro e questo implica spesso turni aggiuntivi di sabato. Temevo di perdere il lavoro se avessi chiesto di non lavorare mai il sabato.

Il predicatore più improbabile
Osservavo già il sabato, ma un venerdì il mio capo in fabbrica mi disse che aveva bisogno di me il giorno seguente. Poiché non volevo far dispiacere al mio capo, sono andato a lavorare, pregando che Dio intervenisse in qualche modo. In fabbrica, mentre mi preparavo per iniziare il mio turno, il mio direttore si è avvicinato.

«Kazumi, cosa fai qui?», mi ha chiesto, lui, che non era nemmeno cristiano. «Sono venuto a lavorare, signore» ho risposto. «Kazumi, dovresti essere in chiesa con la tua famiglia, a osservare il tuo sabato» mi ha detto severamente. «Ma signore…» ho cercato di replicare. «Ascoltami» ha aggiunto guardandomi dritto negli occhi «Sono il direttore e sono venuto in fabbrica oggi per coprire il tuo turno. Ora sono qui, quindi è meglio che esci e vai in chiesa!».

L’ho ringraziato con le lacrime agli occhi. Ho sentito che era il segno divino di cui avevo bisogno. Sono uscito dalla fabbrica e di corsa sono andato in chiesa. La mia famiglia era molto sorpresa di vedermi. Nel 2012, infine, ho deciso di impegnarmi con il Signore e la sua chiesa, e sono stato battezzato.

Un’esperienza di quasi mortale
In seguito ho cambiato lavoro per poter avere la sicurezza del sabato libero. Una sera, solo due settimane dopo il mio battesimo, ho sentito un forte dolore al petto. Ero lontano da casa, in una casa in affitto ed ero da solo. Non sapendo cosa fare, ho stretto la mia Bibbia contro il petto e ho chiesto a Dio di prendersi cura di me. Dopo aver pregato, mi sono lasciato cadere sul divano e sono svenuto.

Quando ho ripreso conoscenza, ho guardato l’ora. Non potevo credere ai miei occhi: erano trascorse tre ore! Ho chiamato mia moglie che mi ha consigliato di correre nell’ospedale più vicino. Poiché esitavo, ha chiamato un membro di chiesa che viveva nelle vicinanze e gli ha chiesto di portarmi al pronto scoccorso.

I medici mi hanno visitato e hanno deciso di operarmi. Qualche giorno dopo, mi hanno detto che avevo avuto un grave infarto e che dovevano operarmi di nuovo. Era un intervento rischioso ma salvavita. In entrambi i casi, le operazioni si sono rivelate più lunghe e difficili di quanto i medici avessero previsto inizialmente.

Fino ad oggi, non c’è spiegazione al fatto che sono ancora vivo dopo quell’attacco cardiaco. Per i medici dovevo essere morto o almeno arrivare in ospedale in coma.

Illimitate benedizioni di Dio
Sono passati sei anni da quel grave infarto e mi sono completamente ristabilito. Dio ha benedetto la nostra famiglia oltre misura. Nostra figlia maggiore ha sposato un pastore e ora svolgono il loro servizio sull’isola di Okinawa, nel sud del Giappone. La nostra seconda figlia si è laureata in infermieristica e lavora nell’ospedale avventista di Tokyo. infine la più giovane ha studiato negli Stati Uniti e progetta di tornare in Giappone per insegnare inglese e diventare traduttrice. Di recente siamo diventati nonni. Ci sentiamo veramente benedetti!

Il Signore continua a vegliare sulla nostra famiglia e sulla sua chiesa. Tutto ciò che vogliamo ora è servirlo con tutto il nostro cuore e la nostra forza. Mettere a sua disposizione i nostri talenti. Sappiamo che Gesù tornerà presto. È la nostra speranza e la nostra preghiera. Maranatha!

(Fonte: Adventist Review)