Marika Sutera
– Chi è cresciuto nella chiesa avventista conosce bene il significato dell’espressione «storia da bollettino missionario», ovvero il racconto di una miracolosa conversione o di un’eclatante esperienza di fede ai limiti della realtà, riportata da luoghi geografici lontani, quasi da essere leggendari.

Quella di Giovanni potrebbe a buon diritto rientrare in questa definizione, se non fosse che la sua storia è più reale e vicina di quanto si possa immaginare. Giovanni Sarti, classe 1984, nato a Legnano, nella provincia di Milano, è una dimostrazione tangibile di quanto la vita di un giovane possa cambiare quando incontra in modo personale Gesù, il Salvatore. Proprio lui e la sua toccante testimonianza di fede hanno scaldato il sabato della comunità avventista di Parma, lo scorso 14 ottobre.

Invitato a predicare, come spesso gli accade in diverse comunità, Giovanni ha portato ai fratelli la propria esperienza di vita: un giovane impulsivo e irrequieto che per più di dieci anni è andato in cerca del proprio posto, facendosi strada nel mondo della politica fino a raggiungere alti livelli di potere nella destra, e una destra sempre più estrema; circondato dalla violenza e dall’intolleranza, dall’abuso di alcol, qualche volta sentendosi persino troppo solo per poterne dividere il peso.

Una fede politica, quella fascista, a cui ha dedicato l’intera vita. Almeno fino al momento in cui non è stato messo a faccia a faccia, grazie ad alcuni amici, con una prospettiva sempre più strana da credere: «Giovanni, Dio è morto anche per te!». Da qui un lungo percorso di conversione, nel senso più profondo del termine. Un cambiamento dopo l’altro, un’inversione di rotta altrettanto estrema, che è arrivata fino alla scelta di scendere con la sua camicia nera nelle acque del battesimo, per uscirne rinnovato.

Con commozione e profonda onestà, questo nostro giovane fratello, membro della chiesa di Legnano, si è prestato, nel corso della giornata, ad approfondire alcuni aspetti del suo difficile percorso, non sottraendosi alla curiosità delle domande della comunità. Preziosissima l’eredità che lascia di questo purtroppo fugace incontro. Quando gli viene chiesto come sia riuscito (e riesca nelle battaglie di ogni giorno) a lasciare andare la rabbia, il razzismo, l’antisemitismo, l’attitudine alla risposta violenta, le dipendenze, o anche i legami che ostacolavano il suo rapporto con il Salvatore, la risposta è sempre, incessantemente e spontaneamente, la stessa: con la preghiera! O meglio, con la costante preghiera quotidiana.

Storie da «bollettino missionario», qualcuno potrebbe ancora pensare. Ma Giovanni è reale, e la sua testimonianza migliore è proprio la convinzione che chiunque, accostandosi alla parola di Dio, può vivere straordinarie avventure accanto a Gesù Cristo. L’invito che ha quindi rivolto a ciascuno di noi è di vivere un incontro personalissimo con chi ha dato la sua vita per salvare la nostra. Conoscere per credere.