Giampiero Vassallo – C’è chi ha definito le donne «il più grande mistero dell’universo». Dalle origini dell’umanità e attraverso la storia, il ruolo della donna ha sempre avuto alterne fortune: da dea madre a creatura tentatrice e corruttrice; da santa e messaggera del divino a creatura del demonio; da umile serva, vittima delle passioni maschili, a regina e condottiera di eserciti; da sposa fedele a femminista militante.

Il nome di Atene, capitale della Grecia antica, trae origine dalla dea della saggezza. È proprio ad Atene che si trova la fonte della concezione occidentale dell’inferiorità della donna rispetto all’uomo. È veramente strano che un sistema filosofico che considera la donna inferiore all’uomo sia uscito fuori dalla città che porta il nome di una dea che incarna la saggezza. Socrate, per esempio, parla spesso della donna come del «sesso debole». Pretendeva che nascere donna fosse una punizione divina perché la donna è a meta strada tra l’uomo e l’animale. Lo stesso Socrate disse un giorno a un ragazzo: «Sposati. Se avrai una buona moglie, sarai felice. Se invece ne avrai una cattiva, diventerai un filosofo».

Un discepolo di Socrate, Xenofono, diceva che la donna ideale era quella che vedeva il meno possibile, capiva il meno possibile e discuteva il meno possibile. L’insegnamento di Socrate ci è arrivato attraverso Platone. Il discepolo più qualificato di Platone fu Aristotele. Aristotele osservando gli insetti notò che un’ape soltanto era capace di fare spostare uno sciame per costruire un alveare. Poiché lo sciame seguiva una sola ape, ne concluse che il capo fosse un maschio e lo chiamò Ape-Re. Sappiamo che secoli più tardi fu cambiata la terminologia in Ape-Regina.

Aristotele era un forte sostenitore della superiorità dell’uomo rispetto alla donna. Spiegava la differenza con la stessa differenza che c’è tra l’anima e il corpo secondo la concezione antropologica ellenistica. L’uomo sta alla donna come l’anima al corpo. Non è il corpo superiore all’anima come non è la donna superiore all’uomo. Dopo la generazione di Aristotele, Zenone che fondò la scuola degli stoici, propose l’ascetismo e il celibato per raggiungere la verità. Qualche secolo più tardi farà lo stesso la Chiesa cattolica.

Dopo il periodo classico, la convinzione che la donna fosse inferiore all’uomo si sviluppò. L’ellenizzazione del pensiero giudeo dopo le conquiste di Alessandro fu importante. Diversi giudei accettarono i costumi e la filosofia greca. Filone d’Alessandria tentò di armonizzare gli insegnamenti di Platone e di Aristotele con quelli dell’Antico Testamento. Impose così il disprezzo greco per le donne. Ed è la stessa cosa che fecero i commentatori cristiani a riguardo degli scritti paolini.

Nella generazione che seguì Filone alessandrino, Giuseppe Flavio studiò ugualmente la letteratura greca ed ebraica e considerò l’Antico Testamento come disprezzante le donne. Ovviamente non tutti i saggi giudei avevano lo stesso approccio verso le donne. Gamaliele, maestro di Paolo, racconta che un imperatore disse un giorno a un saggio: «Il vostro Dio è un ladro poiché per fare una donna ha dovuto togliere una costola dal seno di Adamo. Il saggio giudeo non sapeva cosa rispondere, ma la figlia del saggio che aveva ascoltato la conversazione disse all’imperatore: “Noi chiediamo giustizia!”. “Perché, domandò il governatore?”. “Dei ladri sono entrati nella nostra casa durante la notte e hanno portato via un vaso d’argento e lasciato un vaso d’oro al suo posto”. L’imperatore ridendo disse: “Mi piacerebbe ricevere questi ladri ogni notte”. “Bene” disse la donna “è ciò che fece il nostro Dio. Prese una volgare costola dal primo uomo e in cambio gli dette la donna”».

Sant’Agostino che come Tertulliano aveva frequentato le scuole filosofiche stoiche considerava il matrimonio come un’alleanza con la morte. Girolamo che tradusse la Bibbia in latino, versione che divenne ufficiale della Chiesa cattolica, considerò il celibato come uno stato più santo del matrimonio, per il cristiano. Questa tendenza a interpretare le Scritture in funzione della filosofia greca continuò fino al XIII secolo negli scritti di Tommaso d’Acquino. Da allora i lettori della Bibbia hanno avuto la tendenza a leggere gli scritti di Paolo attraverso gli occhiali dei filosofi pagani che vissero cinque secoli prima di Paolo. Lontano dal pensiero di Aristotele che ha fatto scuola nel nostro mondo occidentale, Paolo ridona alla donna il posto che Dio le aveva dato alla creazione.

L’affermazione dell’uomo non implica l’assoggettamento della donna in nessuna delle sue forme, ma presuppone la sua libertà e la sua realizzazione. L’uomo ha bisogno della donna per diventare tale, e viceversa. La donna ha la capacità di collegare amore incondizionato, cura dell’altro, dedizione. Ha innatamente un atteggiamento inclusivo. Oggi, 8 marzo, nella Giornata internazionale a loro dedicata, non dimentichiamo che le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente.

[Giampiero Vassallo è cappellano e animatore della residenza «La Girarde» a Epalinges (Losanna), in Svizzera]