Maol – È l’interrogativo su cui si sofferma la newsletter numero 3 del Dipartimento Gestione Cristiana della Vita (Gcv), prodotta dalla Regione Intereuropea (Eud). L’autore dell’articolo, Laurentiu G. Ionescu, responsabile del Dipartimento Gcv presso l’Unione avventista spagnola, invita a considerare la situazione nel mondo e la nostra società.

Se da una parte assistiamo a un flusso di persone in cammino verso luoghi più sicuri dove poter avere un futuro, dall’altra troviamo l’opulento occidente a cui non basta la realtà concreta, ma cerca di più nel mondo virtuale.

«Le persone che fuggono dai loro Paesi lasciano le loro case e trasportano poche cose: vestiti, cibo e alcuni oggetti personali» afferma Ionescu «Per i rifugiati, parole come abbondanza, proprietà, ricchezza non fanno parte del vocabolario comune. Sono forse parole che descrivono i loro sogni. Per i rifugiati, il mondo è una realtà molto tangibile, molto materiale, molto concreta. Hanno bisogno di case vere, cibo vero, vestiti veri. Tutti i loro bisogni sono reali».

Dall’altro lato, continua Ionescu «c’è un mondo diverso. Il mondo delle persone per le quali la realtà è insufficiente. Hanno più del necessario. Per loro è stata inventata la realtà aumentata».

In questo mondo virtuale, le persone acquistano, vendono, guadagnano come se fosse tutto vero. «Con Second life (Seconda vita), o piattaforme simili, è successo qualcosa di impossibile: il mondo virtuale ha conquistato quello reale» spiega tra l’altro il direttore Gcv dell’Unione spagnola «L’idea di fare soldi in un mondo virtuale e convertirla in moneta reale ha violato il nostro mondo. Il fenomeno ha un nome: Bitcoin o meglio criptovaluta. La criptovaluta ha polarizzato il mondo».

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