Dal 16 al 23 agosto si è tenuto il campeggio della gioventù avventista.

Ismaele Di Maggio La sfida. La cornice che ingloba più di 30 giovani avventisti provenienti da tutta Italia è da mozzare il fiato. Li ospita il «Bike Hotel Ai Ciar», una struttura fornita di piscina, campi da calcio e di pallavolo. Ci troviamo a Ceratello, frazione di Costa Volpino (BG), che dall’alto dei suoi 800 metri, nel polmone refrigerante della Val Camonica, domina il Lago d’Iseo. Siamo in tanti tra staff e campisti, ma non rinunciamo alla compagnia di due imperativi categorici fondamentali: mascherina e distanziamento sociale, così disarmonici tra i meravigliosi scenari che evocano Heidi e le sue scorribande tra le caprette, tuttavia dispositivi irrinunciabili in questa emergenza da coronavirus non ancora conclusa.

Il tema: Conoscere (meglio) il nostro Creatore
Anche noi avventisti siamo chiamati ad attivarci sulla questione ambientalista, a calarla certamente nell’ottica creazionista prospettata dalla Genesi, affrontando però il tema in chiave «positiva» e non «oppositiva». Ovvero, in seno ad un contesto planetario in cui Dio, attraverso la natura, si è rivelato a ognuno di noi, cristiano o laico.

L’obiettivo del nostro ospite spirituale Luca Faedda, pastore della chiesa di Firenze, coordinatore di Giovani (GA) e Compagnon per il Campo Centro, è stato raggiunto pienamente. Le meditazioni, tenute tra la saletta interna e i panoramici fuochi da campo, hanno come tema centrale «Conoscere meglio il nostro Creatore». Abbiamo dato voce al repertorio più bello dell’innario GA e non sono mancate le occasioni per condividere i nostri feedback sulla pandemia in atto. Mentre il meteo detta l’outfit da indossare (t-shirt grigie a tema, con logo del campeggio serigrafato «Hand made by God», la mattina, e felpe multicolore nelle rigide sere attorno al falò), Luca ci consegna, con la sua ironica sagacia, il quadro nitido della condizione di marasma generale in cui si trova l’uomo del 2020.

Quale sia il know-how per bonificare un pianeta Terra ormai malato, se lo chiedono trasversalmente tutti: dal movimento globale «Fridays For Future» di Greta Thunberg, passando per «la lumaca di Serge Latouche», simbolo di quella decrescita felice che se fosse attuata, porrebbe l’uomo nuovamente alla guida del suo futuro, in un sistema meno ansiogeno. Sino a planare sul terreno fertile di una narrazione biblica lampante, che ci avrebbe voluto custodi responsabili delle meraviglie di Dio, anziché padroni cinici.

Il Signore, nella sua infinita saggezza, porge ancora un salvagente, un piano B, alla nostra smania di costruire e di consumare più del dovuto, bypassando il modello di una «società della performance» ormai vecchio. Gesù ci invita a dare una giusta forma ai nostri desideri, a reimparare a ottenere le cose, guardando ai «saggi gigli del campo» di Matteo 6:28. Anche se «fuori tempo massimo», ci affida ancora un ruolo determinante nel processo creativo di Genesi 1, dove ogni elemento è perfettamente funzionale a se stesso e all’ambiente circostante, proprio come gli oggetti di una copiosa lista di nozze lo sono nella dimora degli sposi. Come vedremo, sta a noi imboccare la buona strada.

Siamo quello che scegliamo
I coniugi Filippo Brocadello e Monja Valle sono gli altri due preziosi nomi che hanno reso ancora più leggibile il problema annoso della salvaguardia della natura e della nostra salute fisica e mentale. Nei loro interessanti incontri, ci dimostrano innanzitutto che la divulgazione scientifica e la Bibbia non debbano necessariamente fungere da contraltare l’una per l’altra. Monja è una biologa e lavora nell’ambito della comunicazione ambientale. Partendo da un test veloce sul nostro modo di essere ecologisti, ci consiglia in primis di fare ciò che si può, per non cadere nel facile «entusiasmo verde» del momento.

Il segreto per adottare nel tempo una condotta ecosostenibile corretta è imparare un po’ alla volta, non fissare obiettivi troppo ambiziosi. Ci parla di Overshoot day (giorno in cui l’umanità ha consumato tutte le risorse prodotte dal pianeta in un anno, ndr), di impronta ecologica, della plastica utilizzata soltanto per alcuni minuti e poi gettata, di come il punto di vista su questo materiale sia cambiato drasticamente in pochi decenni. Osannata dall’attore Gino Bramieri negli spot di Carosello anni ’60, la plastica è adesso fonte di inquinamento barbaro dei nostri mari.

Monja ci invita altresì ad essere incisivi nelle nostre preferenze (da come ci riscaldiamo, alla cernita dei prodotti durante la spesa al supermercato e al riciclaggio dei rifiuti), ad arginare «la povertà culturale» che genera incapacità di scelta e quindi di controllo sul mondo, in questa attuale epoca geologica chiamata Antropocene, in cui l’attività spesso deleteria dell’uomo è la causa principale delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche del pianeta.

Filippo è un medico chirurgo specializzato in scienza dell’alimentazione. Introduce il discorso con un popolare modo di dire, che mai come in questo caso serba un’accezione positiva. Siamo noi consumatori a tenere «il coltello dalla parte del manico». Con un’alimentazione sana e una costante attività fisica, possiamo ridurre il rischio di malattie come il cancro e le patologie cardiovascolari. Attraverso alcuni diagrammi a torta, Filippo ci informa sui modelli alimentari del «prudent pattern» (modello prudente, ndr) e del «western pattern» (modello occidentale, ndr), sul «piatto del mangiar sano» e sulla relazione che lega l’eccessiva esposizione ai dispositivi digitali (televisore, smartphone, computer…) ai cambiamenti nello stile alimentare degli adolescenti. «Scelta non è rinuncia ma vantaggio!».

Il puzzle delle attività
In principio era l’atmosfera fraterna del fuoco da campo. La prima sera, lo staff stampa su carta fotografica i profili social dei partecipanti e distribuisce «il mazzetto dei volti» a caso, nel cerchio umano che si è disposto naturalmente intorno ai tizzoni ardenti. Ogni ragazzo esprime una sensazione sulla foto che tiene in mano e comincia ad abbinare i lineamenti a un nome e cognome. Scusate l’ossimoro, ma «si rompe il ghiaccio» a pochi centimetri dallo scoppiettare delle fiamme! Pian pianino, ognuno di noi emerge dalla sua immagine di celluloide e diviene prima compagno di tenda o di stanza, poi, se vogliamo, avversario nei tornei di pallavolo o calcio (e Machiavelli), o meglio ancora, oratore volontario delle ore 8.30, nei successivi momenti di riflessione che si terranno ogni mattina.

Continuiamo la conoscenza nell’atmosfera da libro giallo della divertente excape room serale del lunedì. Nel pomeriggio di mercoledì 19, partecipiamo alla trasferta per eccellenza. Anche dietro a questa rocambolesca avventura, si cela la regia occulta degli organizzatori, il cui disegno sinistro non può che essere imputabile al nostro temerario direttore di campo, Alan Codovilli. Si va a Tavernola Bergamasca per praticare «canyoning» (il torrentismo, ndr) sul torrente Rino, lungo un tragitto di due chilometri e mezzo. Muniti di imbragatura, muta da sub e caschetto, veniamo coadiuvati da quattro guide sapienti, nel nostro errare incerto, tra ripidi sentieri boschivi e scivolosi itinerari sul letto del fiume.

Giovedì 20, partendo da Ceratello, scarpiniamo per 16 chilometri totali, destinazione Pozza d’Ast. Raggiungiamo una radura, attrezzata con tavolini, e pranziamo con pizzoccheri, polenta e formaggella bergamasca, serviti da un gentile catering locale. Venerdì 21, ci spingiamo nel bresciano e approdiamo, dopo un’ora e mezza di battello, a Peschiera Maraglio, località del comune di Montisola, che vanta il primato di isola lacustre più grande d’Italia.

Il pomeriggio di sabato 22, svolgiamo un’attività sociale di pulizia presso il vicino comune di Rogno, bene accolti dall’assessorato locale. Chiudiamo il cerchio come l’avevamo inaugurato, dando spazio all’introspezione, in loco, grazie all’allestimento di un percorso spirituale a tappe, illuminato da uno spicchio di luna complice.

Un vero e proprio tour della pace, in cui a ogni step ci viene chiesto di compiere qualcosa di insolito, come liberarci dalle zavorre della vita, annotando su un bigliettino di carta alcune nostre angosce per poi affidarle al Signore e polverizzarle simbolicamente con un accendino all’interno di un barattolo; esprimere un impegno futuro e ascoltare il silenzio, tra i prati e le piccole sorgenti d’acqua fresca; ringraziare Dio, motivando la nostra lode ad alta voce e a testa all’insù, tra il bagliore del fuoco che si perde nel chiarore di una trapunta di stelle meravigliosa.

Grazie staff
Ecco le persone che hanno lavorato e supervisionato dietro le quinte di un campeggio fantastico, riuscito con tutti i crismi: grazie a Alan Codovilli, direttore di campo, per questa macchina organizzativa in cui ogni progetto ha collimato alla perfezione; ai nostri ospiti speciali, Luca Faedda, Filippo Brocadello e Monja Valle; al talento delle cuoche, Romina e Patrizia Perrone. Grazie al resto dello staff, costituito da persone indispensabili, ognuna nel suo settore: Gionatan Breci, Santo e Micol Cannella, Josè Luis Nunez, Naomi Guelfo, Alessia Zagaraad maiora!