Maol – Pubblichiamo il sermone del past. Stefano Paris, presidente dell’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno (Uicca) mandato in onda il 7 marzo, primo sabato di chiusura di tutte le chiese in Italia a causa dell’emergenza Covid-19. Il sermone si può guardare in video su hopechannel.it

Carissimi fratelli e sorelle, un buon sabato a tutti. Sono qui, negli Stati Uniti, e voglio condividere con voi un messaggio della parola di Dio, e anche starvi vicino in questo momento difficile che stiamo attraversando come Unione italiana, come comunità, come chiese e come istituzioni.

Questa mattina vorrei condividere con voi un messaggio che possa aiutarci a superare questo momento e possa farci sentire ancora comunità e chiesa, tutti quanti assieme. Il testo che ho scelto si trova in 2 Corinzi 6:1-10 e ci permetterà non solo di condividere la parola di Dio, ma anche di comprendere come questa parola continuerà a sostenere le nostre chiese, le nostre attività, la nostra fede in Cristo.

Vorrei iniziare prima con un momento di preghiera, quindi invito tutti voi a chinare il capo: «Signore, Padre nostro, che questo momento, che questa riflessione possa darci quella forza necessaria per vincere ogni difficoltà e per sentirci ancora comunità e chiesa pronta a vincere il male con il bene, e pronta anche a sostenere coloro che soffrono. Voglia tu, Signore, aprire i nostri cuori e le nostre menti in questo momento. In Cristo Gesù, amen».

Il 31 ottobre del 2003, all’età di 13 anni, Bethany Hamilton stava facendo surf con i suoi amici. Mentre nuotava sdraiata sulla sua tavola per poter arrivare a cavalcare le onde più alte, uno squalo tigre di quattro metri l’attaccò e le recise quasi completamente il braccio. Immaginatevi la scena, il panico. I suoi amici cercarono in qualche modo di soccorrerla, prepararono una specie di laccio emostatico con delle corde per fermare sangue. Tuttavia, quando Bethany arrivò in ospedale aveva perso circa il 60% del suo sangue ed era sotto shock.

Solamente dopo sei settimane da questo incidente incredibile che le causò la perdita del braccio, completamente, Bethany ricominciò a prendere la sua tavola di surf per poter continuare ad andare in mare. Un grande coraggio, una grande sfida, perché quello che le era successo era qualcosa di terribile. Era diventata una persona con un grande handicap, senza più un arto. Eppure, dopo qualche mese, Bethany iniziò di nuovo a gareggiare e a diventare una surfista incredibile.

Quello che mi ha colpito di questa storia, che condivido con voi questa mattina, è il coraggio di questa ragazza, la determinazione di ricominciare la sua attività, il suo sport. Cos’è che ha spinto Bethany ad andare avanti; cos’è che ha prodotto in lei il desiderio di continuare a vivere la sua esperienza di surfista? Beh! Una risposta che viene anche da lei è: la passione. La sua passione per il mare e per il surf, nonostante i pericoli e le difficoltà. È incredibile come si possa superare la paura quando abbiamo una passione, quando abbiamo qualcosa che ci spinge, che ci sprona ad andare avanti.

In questi giorni, alcune nazioni, in maniera particolare la nostra, l’Italia, vivono un momento molto difficile. Questa mattina vorrei in qualche modo esservi vicino, nonostante la lontananza. Credo che a soffrire non sia solamente il nostro Paese, ma anche le nostre attività, le nostre chiese, voi tutti che oggi e per i prossimi sabati non potrete andare in chiesa, non potrete incontrarvi.

Vorrei che la parola [la Bibbia] possa continuare a sostenerci; anche se il sabato non ci incontreremo, anche se perderemo occasioni importanti – come i sermoni in chiesa, i gruppi della Scuola del Sabato, le attività missionarie, gli incontri scoutistici, le agapi – in cui sentivamo la nostra presenza all’interno della chiesa, credo che dobbiamo superare questo momento con un atteggiamento positivo. E questa forza ci può venire solamente dalla parola di Dio.

Il mio pensiero va anche alle nostre istituzioni che soffrono e soffriranno per questa difficoltà. Penso alla casa di riposo di Forlì, a CasAurora di Firenze, a Vallegrande in Sicilia, a Casuccia Visani a Poppi. Le loro attività diminuiranno e questo procurerà un grosso problema anche da un punto di vista economico.

Permettetemi di condividere qualcosa che possa incoraggiarci. Le nostre chiese sono state chiuse prima al nord e poi in tutta Italia, ma in realtà potremo riuscire a sfruttare questo momento in una maniera positiva. Potrebbe essere un’opportunità per la chiesa in Italia per riflettere su come viviamo il sabato nelle nostre comunità. Che cosa sta dicendoci il Signore, in qualche modo, attraverso questo stop «forzato» che viene dal governo?

In effetti, credo che abbiamo l’opportunità di riflettere sulla nostra vita di chiesa, su cosa significa vivere i sabati, su come li abbiamo vissuti e li viviamo. A volte siamo così pieni di cose da fare che il sabato diventa forse la giornata più stressante della settimana. A volte voi – fratelli e sorelle, amici, scout, giovani – dite: «Il sabato è bello ma è veramente pieno di tante cose da fare ed è stressante». Forse non è un vero shabbat, un vero riposo per noi, ma è diventato qualcosa di stressante per le nostre vite ecclesiastiche?
Bene, credo che questa pausa, che ci viene in qualche modo imposta, ci possa aiutare a riflettere su come organizzare meglio le nostre comunità e vivere il sabato assieme.

Il testo di questa mattina ci invita a riflettere su come migliorare la nostra relazione tra fratelli e sorelle, e con Dio, attraverso lo studio personale della parola e la preghiera. L’apostolo Paolo conosceva bene i momenti difficili, ne aveva passati tantissimi e ci lascia uno spaccato straordinario nella Seconda lettera ai Corinzi, capitolo 2. Un incoraggiamento per le comunità, non solo dei Corinzi, ma anche per le nostre.

Al capitolo 6, dal versetto 1 in poi, troviamo questo brano straordinario, che ci fa riflettere su alcuni elementi fondamentali. Il testo dice: «Come collaboratori di Dio, vi esortiamo a non ricevere la grazia di Dio invano; poiché egli dice: “Ti ho esaudito nel tempo favorevole, e ti ho soccorso nel giorno della salvezza”. Eccolo ora il tempo favorevole; eccolo ora il giorno della salvezza! Noi non diamo nessun motivo di scandalo affinché il nostro servizio non sia biasimato» (2 Co 6:1-3).

Nei primi versetti di questo brano, l’apostolo ci definisce addirittura collaboratori di Dio, e ci invita a comprendere, a capire e ad accettare pienamente, senza indugi, la grazia che Dio ha inviato a ogni persona, a ogni uomo di buona volontà. Infatti, il grande pericolo dei Corinzi era quello di non ricevere questa grazia; perché, in effetti, è difficile accettare pienamente la grazia. È come se Bethany, dopo essere stata attaccata dallo squalo su quella tavola da surf, non avesse accettato il soccorso dai suoi amici.

Ecco, la grazia è quando Dio interviene nella nostra vita e riesce a cambiare qualche cosa. Grazia significa accettare umilmente l’aiuto da parte del Signore per diventare suoi collaboratori. Grazia significa anche accettare il perdono di Dio, e perdonare noi stessi per quello che abbiamo fatto. Grazia significa prendersi del tempo, come facciamo il sabato. Forse, in questi sabati in cui saremo a casa e non ci incontreremo con gli altri fratelli, possiamo riflettere e pensare in che modo questa grazia continua a trasformare la nostra vita, come può continuare a trasformare le nostre chiese, per essere chiese che adorano il Signore in una maniera completa, decisa, e che diano anche testimonianza a chi non ci conosce ancora.

Questo testo ci ricorda quindi le promesse che Dio ha lanciato all’umanità in tutti i secoli, da sempre. Infatti, l’apostolo fa riferimento a un brano che si trova nell’Antico Testamento, in Isaia 49. Sono versetti molto ben ispirati dal Signore nei confronti di Paolo che li ha presi in prestito e li ha inseriti nei brevi versetti che abbiamo letto, facendo comprendere l’importanza della grazia. Dio è sempre pronto a versare la sua grazia su ognuno di noi.

Isaia 49:8 dice: «Nel tempo della grazia io ti esaudirò, nel giorno della salvezza ti aiuterò; ti preserverò e farò di te l’alleanza del popolo, per rialzare il paese, per rimetterli in possesso delle eredità devastate, per dire ai prigionieri: “Uscite”, e a quelli che sono nelle tenebre: “Mostratevi!” Essi pasceranno lungo le vie e troveranno il loro pascolo su tutte le alture; non avranno fame né sete, né miraggio né sole li colpirà più; poiché colui che ha pietà di loro li guiderà, li condurrà alle sorgenti d’acqua. Io trasformerò tutte le mie montagne in vie, le mie strade saranno elevate. Guardate! Questi vengono da lontano; ecco, questi altri vengono da settentrione e da occidente, e questi dal paese dei Sinim. Esultate, cieli, e tu, terra, festeggia! Prorompete in grida di gioia, monti, poiché il Signore consola il suo popolo e ha pietà dei suoi afflitti. Ma Sion ha detto: “Il Signore mi ha abbandonata, il Signore mi ha dimenticata» (vv. 8-14).

Segue un testo che conosciamo benissimo: «Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere? Anche se le madri dimenticassero, non io dimenticherò te. Ecco, io ti ho scolpita sulle palme delle mie mani; le tue mura mi stanno sempre davanti » (vv. 15, 16).

L’apostolo pone questo testo a memoria di un Dio che continua a soccorrere il suo popolo, le persone, l’umanità. L’apostolo non si sofferma sulle avversità ma sulla speranza e preannuncia il giorno della salvezza. Il Dio che salva, il Dio che sta tornando è il Dio che ha scritto il mio e il tuo nome sul palmo della sua mano.

Sì, Dio ha tanto amato questo mondo sconquassato dagli eventi. Un mondo oggi disorientato e colpito da innumerevoli difficoltà; questo mondo che è oggetto perenne delle attenzioni del nostro Dio, fino al giorno in cui ci libererà definitivamente dal male. Dall’oggi al non ancora, vi è tuttavia il grande impegno che il Signore sta chiedendo a noi come credenti. Un comportamento migliore che potrà a sua volta migliorare anche le nostre chiese, le attività ecclesiastiche e le relazioni con i nostri familiari e i nostri fratelli. Tutti noi abbiamo bisogno di crescere e di ricevere la grazia di Dio.

La chiesa, e ognuno di noi che la rappresenta, può correre il rischio di scandalizzare. E questo accade ogni volta che parlo con superficialità magari contro un fratello o una sorella, o contro delle istituzioni. Scandalizzo quando non accolgo lo straniero, il diverso, il bisognoso. Scandalizzo quando mi esprimo con arroganza, pensando di avere l’unica ragione. E scandalizzo quando faccio silenzio nei confronti delle ingiustizie o di chi purtroppo non ha la mia stessa libertà. Non ci capita forse questo? Se la nostra risposta è sì, credo sia giunto il momento e sia bene fermarsi come chiesa. Forse non è così strano che ci stiamo fermando come comunità per riflettere sul nostro essere chiesa oggi.

In questi sabati di chiusura, riflettiamo sul nostro modo di vivere la comunità. Chiediamo al Signore dove e come migliorare la nostra relazione con i fratelli, e come vivere un’adorazione sabatica autentica e serena. Questa pausa forzata potrebbe diventare, in qualche modo, una benedizione per la nostra chiesa in Italia. Durante i momenti difficili, la parola di Dio ci ha sempre insegnato che il popolo d’Israele è riuscito a risollevarsi, a riconsacrarsi, a risvegliarsi. Che questo possa diventare per noi un momento di risveglio, di riconsacrazione al Signore, Che possiamo sentire , veramente, questa grazia che trasforma le nostre vite. Che trasforma la tua e la mia vita. Abbiamo bisogno di ricevere lo Spirito che dia a ognuno di noi una nuova vitalità, una nuova visione e anche una nuova capacità di parlare agli altri dell’amore di Gesù.

A proposito di questo risveglio, in un brano di Patriarchi e profeti, Ellen G. White scrive: «Da queste parole si può constatare che al tempo di Samuele veniva insegnata quella religiosità pratica su cui il Cristo insistette quando venne sulla terra. Senza la grazia di Dio, le forme della religione sono prive di valore sia per gli antichi israeliti sia per l’Israele moderno. Oggi, come allora, bisogna che ci sia un risveglio per la vera religione. Tutti coloro che vorrebbero tornare a Dio devono prima di tutto pentirsi. Dobbiamo umiliarci personalmente davanti a Dio, eliminando i nostri idoli, perché nessuno lo può fare per un altro. E quando avremo fatto tutto ciò che è necessario, il Signore ci manifesterà la sua salvezza» – cap. 57, p. 590.

Queste parole incredibili ci inducono a riflettere quanto sia importante risvegliarci, probabilmente dal nostro sonno, o forse renderci conto che le tante attività che facciamo ci hanno, in qualche modo, un po’ disorientato rispetto al nostro punto di riferimento che è lo studio della parola di Dio, la preghiera personale, l’incontro con l’altro, con le persone che non conoscono la grazia che noi abbiamo ricevuto.

Sentite, ancora, quale straordinaria raccomandazione dà l’apostolo Paolo in 2 Corinzi: «ma in ogni cosa raccomandiamo noi stessi come servitori di Dio, con grande costanza nelle afflizioni, nelle necessità, nelle angustie, nelle percosse, nelle prigionie, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni; con purezza, con conoscenza, con pazienza, con bontà, con lo Spirito Santo, con amore sincero; con un parlare veritiero, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nell’umiliazione, nella buona e nella cattiva fama; considerati come impostori, eppure veritieri; come sconosciuti, eppure ben conosciuti; come moribondi, eppure eccoci viventi; come puniti, eppure non messi a morte; come afflitti, eppure sempre allegri; come poveri, eppure arricchendo molti; come non avendo nulla, eppure possedendo ogni cosa!» (2 Co 6:4-10)

È un testo che mi tocca profondamente: purezza, pazienza, bontà, amore sincero, parlare veritiero! Ma tutto questo, cari fratelli e care sorelle, cari amici e cari giovani, tutto questo può essere solo frutto e conseguenza del dono dello Spirito Santo. Il frutto dello Spirito Santo.

In questi sabati che non ci incontreremo, richiediamo al Signore questa pioggia speciale. Una pioggia che possa incoraggiarci a saper parlare diversamente, che ci aiuti in questa attesa per avere un carattere nuovo, che ci iuti a essere saggi quando scriviamo sui social, a non giudicare facilmente l’altro, seguendo magari quello che abbiamo sentito e, quindi, con il rischio di stigmatizzare o di ferire qualcuno. E aggiungo che tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei nostri pensieri (Fl 4:8), perché il di più viene dal maligno (Mt 5:37).

Bethany Hamilton: la sua passione è stata capace di farle superare ogni paura, ogni ostacolo e ogni vergogna, nonostante l’handicap di avere un braccio in meno. E questo semplicemente perché aveva una grande passione, era appassionata del suo surf, della sua tavola; era convinta di poter cominciare a superare questo momento difficile e cavalcare di nuovo le onde.

Fratelli e sorelle, noi abbiamo qualcosa in più di una semplice passione: siamo stati completamente conquistati dalla parola di Dio.

Questa mattina, vorrei concludere lasciandovi con tre propositi che vorrei riuscissimo ad attuare in questi sabati come chiesa, ognuno di noi, nelle nostre case, nella nostra cameretta dove pregheremo da soli o con le nostre famiglie.
1. Continuiamo a pregare assieme soprattutto per questa situazione in Italia, ma anche negli altri Paesi. Ci sono famiglie che sono state colpite da questo virus. Che le nostre preghiere possano arrivare attraverso dei messaggi, un sostegno diverso nei confronti delle famiglie che sono sicuramente in tribolazione.
2. Testimoniamo del valore della riforma sanitaria che il Signore ci ha lasciato. Un valore incredibile con il quale possiamo testimoniare della grazia che abbiamo ricevuto: l’importanza di mangiare bene, l’esercizio fisico, aver cura del nostro corpo e dare testimonianza agli altri di come sono efficaci i consigli che ci vengono anche dallo Spirito di profezia, perché Dio ci dà la grazia, ma è anche il nostro grande Medico che ci cura.
3. Continuiamo a pregare per le nostre istituzioni e per la nostra chiesa in Italia, per le nostre comunità dal nord, al centro, al sud, alla Sicilia, alla Sardegna. Ogni comunità sta vivendo ora un momento difficile.

E vorrei anche ricordarvi dell’importanza di mettere da parte, ogni sabato che non andremo in chiesa, le nostre offerte. Quando ritorneremo in chiesa sarà un’offerta che presenteremo al Signore. Non dimentichiamo di sostenere questa opera straordinaria, affinché possiamo tornare presto tutti quanti nelle nostre comunità e continuare la straordinaria opera evangelistica che Dio ci ha affidato.

Che Dio vi possa benedire, vi possa accompagnare e proteggere con affetto. Amen.