MaolIl past. Pedro Torres è direttore del Dipartimento Comunicazioni dell’Unione franco-belga della Chiesa. Alcuni anni fa è stato in Italia come ospite internazionale del corso di formazione per responsabili delle Comunicazioni delle chiese locali, tenuto a Poppi. Lo scorso marzo il pastore ha contratto il nuovo coronavirus. Dopo la guarigione ha deciso di condividere la sua dolorosa esperienza con il Covid-19. Pubblichiamo il suo racconto apparso sul sito Eud News.

Sono alla fine di una lunga battaglia contro il Covid-19, durata circa otto settimane. Ho ancora difficoltà a stare in piedi perché mi sento debole e ho le vertigini, il che rende rischiose le attività quotidiane più semplici. Anche quando sono seduto continuo ad avere improvvisi mal di testa e costante senso di stordimento.

Negli ultimi due mesi ho trascorso quasi sette settimane a letto e questo ha trasformato il mio modo di vedere la vita e le sue priorità. E non sono l’unico. Le persone parlano di «mondo post Covid-19», perché il mondo non sarà più lo stesso. La nostra esistenza, collettiva e personale, non sarà la stessa. Proprio come l’11 settembre 2001 ha cambiato il mondo per sempre, l’attuale virus sta avendo un effetto simile.

Sabato 14 marzo mi sono sentito improvvisamente asfissiare. Ero a casa e senza alcun preavviso non riuscivo più respirare. All’inizio ho pensato che fosse un problema al cuore, di cui ho sofferto in passato, ma poi ho capito che questa volta era diverso. Mi sono alzato affamato d’aria e sono andato in giardino mentre cercavo di respirare affannosamente. Era molto difficile riempire i polmoni ed ero molto spaventato. Pensavo che sarei presto svenuto, ma il Signore mi ha tenuto in vita. La febbre è arrivata più tardi insieme a una lunga lista di sintomi: tosse, occhi che lacrimano, assenza di odorato, eczema cutaneo, tachicardia, bradicardia e fitte su tutto il corpo, come se qualcuno stesse martellando dei chiodi.

Nella mia vita, ho visto la morte con gli occhi diverse volte. Durante le ultime settimane, ho sentito la morte avvicinarsi di nuovo quando, in un minuto, il mio battito cardiaco è sceso improvvisamente da 100 a 40 o meno. Ho cercato di aumentare i battiti del cuore con l’iperventilazione, ma era difficile a causa dei polmoni danneggiati. Non volevo dormire perché ero convinto che, con un battito così debole, il mio cuore si sarebbe fermato se mi fossi addormentato. Era paura vera quella che provavo, paura di perdere improvvisamente la vita.

In momenti così, gridi al Signore, sapendo che in pochi secondi potresti smettere di respirare per sempre. Si potrebbe pensare che vengano in mente tutte le promesse bibliche contenute nei Salmi 91, 89, 23, che abbiamo condiviso l’un l’altro tramite i social media, e anche messaggi e altro, ma quando lotti per respirare, le promesse bibliche passano in secondo piano. È una cosa difficile da spiegare. Certo, l’esperienza non uguale per tutti.

Da questa esperienza ho imparato che dovrei evitare di criticare coloro che sono malati e non possono recitare i testi della Bibbia per incoraggiarsi. Poi voglio ringraziare quelli, forse centinaia e migliaia, che mi seguono sui miei social network, le persone che hanno pregato per me e la salute della mia famiglia. Nella Bibbia ci viene detto che dobbiamo pregare gli uni per gli altri.

Ciò che ho trovato utile nei momenti di questa agonia sono stati i miei ricordi. È incredibile come inizi a rivedere il tuo passato in pochi secondi quando la vita fluisce via. In quel ripercorrere i ricordi ho trovato altre «promesse» che mi hanno davvero dato il coraggio di continuare. Ricordavo come il Signore aveva miracolosamente preservato la mia vita in precedenza.

Vorrei condividerne alcuni. Ho ricordato quando nel 1994 facevo parte di un gruppo di Adra in Ruanda per offrire assistenza durante la guerra civile che si è conclusa con un genocidio. In quei mesi, il Signore mi ha guarito dalla malaria, in mezzo alla giungla, dove non c’erano strade, grazie a un farmaco che in seguito ho appreso non era quello giusto. È stato un miracolo. Un’altra volta, mentre attraversavamo la giungla in macchina, un giovane soldato ha cercato di derubarci. Mi ha messo la mitragliatrice in faccia perché mi rifiutavo di dargli qualsiasi cosa dato che quel veicolo e il mio gruppo lavoravano per Adra e Dio. Mentre continuava a puntare la sua arma contro di me, gli ho risposto con rabbia. Si è talmente impaurito che ci ha permesso di proseguire. Più tardi, le persone che erano con me, compresa mia moglie (che all’epoca era la mia fidanzata), hanno evidenziato quanto fossi stato sconsiderato, perché il soldato avrebbe potuto spararmi con un semplice clic del grilletto. Tuttavia, il Signore ci ha salvato da quel destino.

Un’altra volta ci eravamo fermati per un bambino soldato che non poteva avere più di 11 anni. Lo abbiamo fatto salire nel nostro furgone e, mentre superavamo una buca, ha lasciato cadere una granata nel nostro veicolo. Siamo sopravvissuti anche a quello. Un’altra volta siamo finiti in un campo minato senza saperlo. La nostra guida locale, spaventata a morte, mi ha fatto fermare immediatamente e mi ha implorato di tornare indietro seguendo le stesse tracce che avevamo lasciato. Avrei molte altre esperienze ma ci vorrebbe troppo tempo per condividerle.

Anni dopo, mentre ero ancora in servizio in Spagna, a causa di una situazione particolare, ho avuto cinque attacchi di cuore in due mesi, a sole due settimane l’uno dall’altro. Ma Dio mi ha «alvato anche allora senza conseguenze a lungo termine.

«Se il Signore mi ha protetto in tutte queste occasioni, avrebbe mai smesso proprio ora?» mi dicevo. Dio che mi ha custodito, che mi ha portato e continua a portarmi nella sua mano, mi ha dato la forza di ripetermi: «Pensi che, dopo tutto, sarà un virus a ucciderti? E se ti uccide, che lo faccia pure». Proprio come in Daniele 3, abbiamo un Dio che può liberarci, ma se decide di non farlo, sia fatta la sua volontà.

Quest’anno avevo molti progetti, un programma completo che arrivava fino a metà settembre, erano previsti viaggi in mezza Europa. In poche ore ho visto la mia agenda svuotarsi. Ogni progetto, ogni viaggio, ogni piano, ogni serie e incontro evangelistico sono scomparsi. Quando il virus cerca di ucciderti, non sono possibili nemmeno le riunioni su Zoom.

La mia agenda era stata scambiata con il mio campo di battaglia. Il semplice atto di camminare per andare in bagno era un compito quasi impossibile. Scendere le scale di casa era una vittoria. Essere in grado di sedermi per mezz’ora sul divano era una nuova fonte di felicità, anche se dopo dovevo tornare a letto immediatamente, mentre cercavo disperatamente di respirare. Le mie vittorie sono diventate le più umili che un essere umano possa immaginare. Non avrei mai pensato di dover provare tanto senso di grandezza e tanta gioia nel fare un passo, nel rimanere dritto in piedi per alcuni secondi, divenuti poi minuti. Le mie priorità su ciò che è veramente importante sono cambiate, ogni giorno.

Quanti di noi pastori hanno fatto soffrire i nostri cari perché stiamo «servendo Dio e la chiesa» quando il Signore non ci ha mai chiesto sacrifici come trascurare o non passare abbastanza tempo con le nostre famiglie. Sono grato nel vivere questo processo, in quanto mi permette di riscoprire e riconciliarmi con mia moglie e i miei figli.

Le comunità sono riuscite ad andare avanti senza i nostri incontri settimanali di persona nelle chiese. Abbiamo trovato nuovi sbocchi, nuovi modi, rendendo ogni casa una chiesa. Abbiamo continuato ad andare avanti perché, se ricordiamo correttamente, è la chiesa di Dio, non la nostra. Questa è la chiesa che riuscirà ad andare avanti, qualunque cosa accada, perché è la sua chiesa. Come leader, ho scoperto che devo fidarmi di più del Signore della chiesa. Non appartiene a nessun pastore, direttore di dipartimento o presidente. Dio ha guidato la sua chiesa in passato e continuerà a farlo – forse in modi diversi o con metodi diversi, ma seguendo lo stesso principio – aiutando il suo popolo ad adempiere il mandato evangelico di predicare a ogni nazione, tribù, lingua e popolo .

Lo stesso Dio che «ha svuotato le nostre agende», le riempirà ancora una volta con nuovi progetti, forse migliori, più efficienti ed efficaci. Permettiamogli di guidare noi e la sua chiesa.

[Foto: Pedro Torres]