Ci sono viaggi che non si misurano in chilometri, ma in emozioni, incontri e segni che lasciano dentro di noi. Viaggi che ti cambiano, che ti fanno guardare il mondo con occhi diversi e che ti ricordano quanto sia preziosa ogni vita. Anche questa volta, in un territorio segnato da estrema difficoltà, siamo tornati in […]
Ci sono viaggi che non si misurano in chilometri, ma in emozioni, incontri e segni che lasciano dentro di noi. Viaggi che ti cambiano, che ti fanno guardare il mondo con occhi diversi e che ti ricordano quanto sia preziosa ogni vita.
Anche questa volta, in un territorio segnato da estrema difficoltà, siamo tornati in Africa con il desiderio di portare un aiuto concreto e, soprattutto, la nostra vicinanza a chi vive ogni giorno situazioni di grande bisogno.
È il mio terzo viaggio in Africa insieme alla dott.ssa Sandra Di Fabio, primario della Neonatologia dell’Aquila, e ancora una volta abbiamo condiviso un’esperienza che va ben oltre l’impegno professionale e umanitario.

Il nostro gruppo, composto da medici e da un imprenditore, è partito con un obiettivo importante: contribuire alla realizzazione di nuovi ambulatori nelle zone più fragili del territorio, affinché anche chi vive lontano dai servizi essenziali possa ricevere assistenza e cure.
Grazie all’agenzia umanitaria avventista ADRA, sede di Scafa (PE), abbiamo potuto portare medicinali, materiale scolastico e vestiti: aiuti concreti, frutto della generosità di chi ha scelto di contribuire a questa missione. Piccoli gesti che possono fare la differenza nella vita di chi ha bisogno, perché aiutare significa esserci, condividere e costruire possibilità là dove spesso sembrano mancare.
Siamo stati accolti dalla diocesi cattolica e dal vescovo del Burundi. Grazie anche al vicario, Don Alessio, che ci ha ospitate, abbiamo avuto la possibilità di lasciare un contributo alla chiesa avventista del posto: un aiuto concreto alla comunità e un modo per far sentire la nostra vicinanza ai fratelli nella fede.

Abbiamo vissuto un’esperienza di autentico ecumenismo, nella quale le differenze confessionali non sono state una distanza, ma un’occasione d’incontro. Ci siamo riconosciuti nell’amore per il prossimo, nella solidarietà e nel desiderio comune di essere vicini a chi ha più bisogno. Perché la fede si manifesta anche attraverso gesti tangibili, capaci di unire le persone e di abbattere le barriere.
È stato un viaggio cristiano, un viaggio di cuore, un’esperienza che ci ha invitati a riflettere sul valore della solidarietà, sulla dignità di ogni essere umano e sulla responsabilità che abbiamo nei confronti di chi ha meno.
In mezzo alla povertà e al dolore, torniamo a casa con una certezza che va oltre ogni difficoltà, oltre ogni confine e oltre ogni differenza: nessuna vita sarà dimenticata da Dio.
Testo e foto di Giordana Antinucci.




