Sabato 26 settembre, la comunità avventista di Caravaggio (BG) ha vissuto una giornata intergenerazionale, intitolata “Con Gesù c’è posto per tutti”. Un sabato creativo e significativo, nel quale bambini, giovani e adulti hanno avuto l’opportunità di condividere non soltanto uno spazio, ma anche idee, riflessioni e momenti di comunione. A guidare la giornata è stata […]
Sabato 26 settembre, la comunità avventista di Caravaggio (BG) ha vissuto una giornata intergenerazionale, intitolata “Con Gesù c’è posto per tutti”. Un sabato creativo e significativo, nel quale bambini, giovani e adulti hanno avuto l’opportunità di condividere non soltanto uno spazio, ma anche idee, riflessioni e momenti di comunione.
A guidare la giornata è stata la famiglia pastorale che ci ha accompagnato attraverso attività pensate per coinvolgere tutti, mettendo in luce un messaggio semplice, ma importante: essere discepoli non significa essere perfetti, ma scegliere di seguire Gesù lasciandosi trasformare da lui.
Il sabato è iniziato con una colazione condivisa, un momento semplice che ha permesso a tutti di stare insieme prima di cominciare le attività. Successivamente, il pastore George Geovanny Flores Caputi ha distribuito dei braccialetti di diversi colori, con i quali ci siamo divisi in gruppi. A ogni gruppo è stato chiesto di scegliere un discepolo biblico, come Pietro, Giovanni o Matteo, e di rappresentarlo attraverso un piccolo pupazzo, accompagnandolo con alcune caratteristiche, sia positive sia negative.




L’attività ha portato a riflettere sulle persone che Gesù aveva scelto di avere accanto. Pietro, ad esempio, era impulsivo e facilmente irascibile; Tommaso aveva bisogno di comprendere e di vedere per credere. Eppure, Gesù non ha aspettato che diventassero persone perfette per chiamarle a seguirlo. Ha visto in loro qualcosa che poteva essere trasformato.
Ed è proprio qui che la riflessione ha incontrato la nostra vita. Anche noi abbiamo caratteristiche, fragilità, dubbi e aspetti che vorremmo cambiare. Questo, però, non ci rende meno adatti a essere discepoli. Gesù continua a chiamare persone reali, con le loro imperfezioni, invitandole a camminare con lui e, attraverso questa relazione, a diventare testimoni del suo amore.
Le riflessioni dei diversi gruppi sono poi state condivise in chiesa. Alcune persone, scelte casualmente, hanno raccontato il motivo delle caratteristiche attribuite ai personaggi e il significato della loro rappresentazione.
La mattinata è proseguita con una meditazione dedicata proprio al discepolato. Essere discepoli significa prima di tutto accettare l’invito di Gesù a seguirlo, ma quel cammino può portarci anche a diventare apostoli, persone capaci di trasmettere agli altri ciò che hanno ricevuto.
A rendere visibile questo messaggio è stato anche un grande cartellone azzurro intitolato “I discepoli della Chiesa di Caravaggio”. Ognuno ha lasciato la propria impronta con la tempera, trasformando un semplice cartellone in una rappresentazione concreta della comunità. Tante mani diverse, di persone di età diverse, unite per creare un’immagine semplice, ma capace di raccontare molto di noi. Perché una chiesa non è fatta soltanto da singoli, ma dalle impronte che ciascuno lascia nel cammino degli altri.
La giornata si è conclusa con l’agape, il pranzo comunitario. Dopo una mattinata così attiva, ritrovarsi ancora una volta attorno alla stessa tavola ha dato un senso di continuità a tutto ciò che era stato vissuto.
È stato un sabato diverso dal solito. Un sabato dinamico, creativo, pieno di colori, risate e riflessioni. Ma soprattutto è stato bello vedere bambini, giovani e adulti collaborare insieme, ognuno con il proprio modo di pensare e il proprio contributo. È stato un modo per conoscersi anche attraverso le proprie idee, per ascoltarsi e per scoprire qualcosa in più gli uni degli altri.
Le attività realizzate sono rimaste in chiesa, come tracce concrete di quella giornata. Ma forse l’impronta più importante non è quella rimasta sui cartelloni ma è quella che ognuno ha portato con sé tornando a casa.
Elisa Laura Gheorghiu
[Foto: George Caputi]




