Nessuna crisi globale può rubare del tutto la nostra capacità di scegliere il bene e di prenderci cura di chi ci sta accanto. A Milano, via Lazzaretto è oggi il cuore di una movida rumorosa e affollata. Pochi ricordano che quel suolo fu un tempo il cimitero degli appestati descritto nei Promessi Sposi di Alessandro […]
Nessuna crisi globale può rubare del tutto la nostra capacità di scegliere il bene e di prenderci cura di chi ci sta accanto.
A Milano, via Lazzaretto è oggi il cuore di una movida rumorosa e affollata. Pochi ricordano che quel suolo fu un tempo il cimitero degli appestati descritto nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, il luogo in cui Renzo ritrova un morente don Rodrigo.
“Ci mancava solo la peste”. È il pensiero spontaneo sorto in questi anni, in cui la storia ha fatto un salto all’indietro: le guerre tornate normalità, i nazionalismi tribali, la calura asfissiante, le migrazioni di massa e la pandemia che ha bloccato le nostre vite.
Siamo tornati a misurarci con la fragilità. Un’evenienza difficile da accettare per una società che si era convinta di essere intoccabile grazie al progresso tecnico.
Ombre antiche e responsabilità
Fuori dai confini europei, i vecchi imperialismi riemergono con metodi arcaici: l’uso del veleno per eliminare gli oppositori, le tecnologie digitali trasformate in armi di divisione, il rifiuto di ogni trasparenza. Di fronte a questo quadro, il rischio è cedere al cinismo, domandandosi se l’essere umano sia destinato a ripetersi all’infinito o se la tecnica non stia preparando la nostra fine.
La riflessione biblica ci riporta però all’origine del problema: il pericolo non sta negli strumenti, ma nel cuore dell’uomo. La minaccia più grande non è l’intelligenza artificiale, ma l’essere umano quando perde la bussola morale e sceglie il dominio sul proprio simile.
La forza nella debolezza
Oggi si tende a nascondere la debolezza, inseguendo miti di efficienza e perfezione. Chi cade viene emarginato. La Scrittura, però, ribalta questa prospettiva. I discepoli scelti da Gesù non sono eroi inflessibili, ma persone piene di dubbi, che fuggono nel momento della prova. Eppure, è a questa umanità fragile che viene affidato il vangelo.
La fede cristiana non cerca la corazza del potere, ma abita la crepa della vulnerabilità. Chi si crede onnipotente/prepotente diventa in modo inevitabile rigido e violento; chi riconosce i propri limiti si apre all’altro e alla grazia.
Un argine spirituale
Testimoniare il vangelo oggi non significa coltivare un ottimismo di facciata, ma opporre resistenza spirituale. Vuol dire rifiutare il contagio della paura e difendere lo spazio dell’umano.
Nessuna crisi globale può rubare del tutto la nostra capacità di scegliere il bene e di prenderci cura di chi ci sta accanto. La storia non è abbandonata al caos: per chi crede, resta custodita da quel Dio che ha scelto di condividere la nostra stessa, estrema fragilità.
Davide Mozzato, collaboratore del Messaggero Avventista e speaker di Radio RVS. Ascolta i suoi podcast qui.
[Immagine: Knud Nielsen, Dreamstime.com]




