Insegnante di sostegno, una professione multitasking

Il Messaggero Avventista
Immagine: TyliJura, Pixabay.com

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Quali sono le difficoltà e le sfide di una figura che possiamo definire uno dei patrimoni della scuola italiana? Ne parliamo questa settimana in cui si è celebrata una ricorrenza: la 32esima Giornata mondiale degli insegnanti (5 ottobre), istituita dall’Unesco nel 1994. A partire dalla mia esperienza iniziata nel 2019 vorrei condividere le complessità di […]

Quali sono le difficoltà e le sfide di una figura che possiamo definire uno dei patrimoni della scuola italiana? Ne parliamo questa settimana in cui si è celebrata una ricorrenza: la 32esima Giornata mondiale degli insegnanti (5 ottobre), istituita dall’Unesco nel 1994.

A partire dalla mia esperienza iniziata nel 2019 vorrei condividere le complessità di una professione spesso sottovalutata. Non mi riferisco soltanto all’aspetto remunerativo. Secondo molti luoghi comuni, il docente di scuola primaria è, rispetto ad altre categorie professionali, un dipendente privilegiato nel suo turn-over lavorativo. Se ci fermiamo al luogo comune in sé, qualcosa potrebbe corrispondere al vero, ma non completamente.

Insegnante e basta?
Qualche mio collega ama pubblicare sullo stato di WhatsApp del suo cellulare un’immagine eloquente, solitamente a giugno, quando la routine quotidiana in classe si conclude.

Al centro di questa illustrazione campeggia la scritta “insegnante”, attorno alla quale si dispongono altre decine di mansioni a essa collegate, tra cui educatore, animatore, genitore, cantante, infermiere, ecc… Il messaggio del post è lampante. Per l’insegnante non basta essere dei validi divulgatori di tutto lo scibile che il programma ministeriale prevede.

Nel caso di noi insegnanti di sostegno, in particolare, è sicuramente cosa buona e giusta avere in dotazione un’infarinatura generale di quelle competenze che non sono necessariamente ascrivibili alla didattica, ma è decisivo avere anche una prospettiva psicologica che si avvalga di tatto ed equilibrio, per informare senza creare allarmismi.

Negli incontri strutturati con mamma e papà ci muoviamo tra due principi fondamentali, sincerità e rassicurazione. È giusto, quindi, fare emergere le criticità (ad esempio, un piglio particolarmente oppositivo del bambino nei confronti dei pari o degli adulti), senza omettere però gli aspetti positivi o gli obiettivi pianificati per sanare le carenze presenti.

È fondamentale instaurare una buona relazione con il bambino, essendo normativi senza ignorare le sue velleità specifiche personali, anche se in apparenza si sposano poco con l’offerta didattica. L’insegnante di sostegno sa che per avvicinare il suo bimbo all’apprendimento di nuovi saperi, dovrebbe prima immergersi nel suo mondo di cartoon giapponesi o di giovanissimi influencer.

Lo step successivo è adattare abilmente tali passioni al “pregrafismo”, alla “conta degli oggetti”, o alle tecniche artistiche. Infine, nei frangenti di sovraccarico emotivo o di particolare nervosismo del bambino in aula, servono spalle solide sulle quali egli possa scaricare, verbalizzare e, possibilmente superare il disagio.

Emergenza educativa
La crescita personale di ogni bambino si deve sostanzialmente alla famiglia in cui vive. I ragazzini non sono tutti espansivi. Questa ritrosia potrebbe dipendere da un ambiente domestico problematico, in cui l’ascolto e la presenza di valori positivi lasciano a desiderare. In tal caso, l’insegnante diventa una figura di mediazione che può indirizzare il bambino a una realtà diversa rispetto alla situazione spiacevole che vive all’interno del suo nucleo familiare.

Ecco che l’insegnamento del “maestro” per eccellenza fa capolino anche nella nostra professione. Nel suo celebre invito, il grande pedagogo, Gesù, asserisce: “Lasciate che i bambini vengano da me…” (Mr 10:13). Un invito a trattare con cura e attenzione questi piccoli. Un monito che sembra formulato ieri, in cui si richiede al genitore di avere fiducia in chi ha l’onere di educare oltre le mura di casa. Con buona pace delle vicende di cronaca, in cui sia i docenti che i discenti vengono meno al proprio compito nel processo formativo. A migliaia di anni, tutto torna.

Ismaele Di Maggio, insegnante di sostegno di scuola primaria.

[Immagini: Yulan, Dreamstime.com; annakhomulo_https://app.envato.com]

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