Il film epico diretto da Christopher Nolan riempie le sale estive e non lascia indifferenti. C’è chi lo ama o lo critica. E chi ha visto “Odissea” leggendo tra le righe i tempi che viviamo. Come Natalie Bruzon, autrice di America’s Trojan Horse, un articolo pubblicato su Spectrum. La redattrice traccia dei parallelismi tra l’epopea di Ulisse […]
Il film epico diretto da Christopher Nolan riempie le sale estive e non lascia indifferenti.
C’è chi lo ama o lo critica. E chi ha visto “Odissea” leggendo tra le righe i tempi che viviamo. Come Natalie Bruzon, autrice di America’s Trojan Horse, un articolo pubblicato su Spectrum. La redattrice traccia dei parallelismi tra l’epopea di Ulisse e lo scenario sociale e politico degli Stati Uniti d’America.
Quando riesce a rientrare nella sua Itaca e si ricongiunge con la moglie Penelope dopo 20 anni, l’eroe omerico reinterpretato dal regista Nolan pronuncia un agghiacciante monologo. Il tormentato Ulisse, scrive Bruzon, si rende conto del ruolo che ha avuto nell’escogitare l’inganno del cavallo di Troia, l’espediente mitico che conduce alla vittoria achea di Agamennone sui troiani.
Nel suo dire, Ulisse-Odisseo parla del crollo dell’Età del Bronzo che attribuisce in parte alla violazione della legge di Zeus: un codice sacro che orientava l’antica civiltà greca, stabilendo un dovere di ospitalità verso lo straniero.
Ulisse è sconvolto. Crede che con l’artificio del cavallo, lui e i suoi uomini non solo abbiano infranto quella legge divina, ma anche spezzato un antico patto di civiltà. Così facendo, hanno contribuito a provocare la distruzione del loro stesso mondo.
“Ho pianto ascoltando Ulisse pronunciare quel discorso, breve ma straziante”, evidenza Natalie Bruzon. “Ho visto la furia della battaglia dilagare sullo schermo” e “percepito il caos della rappresentazione di Nolan, la crudeltà della guerra. E ho pianto anche perché, nel monologo che riprende il racconto di un antico bardo greco, composto anni prima della morte di Gesù crocifisso, ho avvertito la verità del mondo in cui vivo oggi”.

L’articolo entra nello specifico e si fa più critico. “Ho spesso faticato a dare un nome alla mia malinconia per il fervore che ha travolto il Paese con l’ascesa di fazioni politiche come il movimento MAGA (dall’inglese Make America Great Again, ndt)”, aggiunge l’autrice. “Mi sono ritrovata in lacrime quando in televisione ho visto gli americani esultare mentre il presidente Donald Trump denigrava i suoi avversari usando i termini più volgari che gli venivano in mente. Mi sono disperata per la mancanza di civiltà tra i leader politici, per la loro disponibilità a crudeli giochi di parole e meschini scherzi sui social media per aggredirsi a vicenda. Assistere alla degenerazione di una delle grandi democrazie dell’era moderna in perverse rappresentazioni teatrali sui palcoscenici politici è diventato uno dei più grandi dolori della mia vita”.
“In Ulisse e nel suo monologo spezzato, ho visto riflessa la mia stessa tristezza”. Natalie Bruzon ricorda un evento che ha fatto il giro del mondo, l’assalto a Capitol Hill nel 2021. “Mi trovavo nel salotto di casa dei miei genitori con mio padre e mio nonno, e piangevo mentre gli americani prendevano d’assalto la sede della nostra democrazia, profanavano le aule del Congresso e tentavano di ribaltare un’elezione libera e regolare”.
Senza mezzi termini, la redattrice di Spectrum si riferisce alla base elettorale di Trump e sostiene che “lo venera perché lo considera più schietto di qualsiasi altro leader che lo abbia preceduto. ‘Dice ciò che nessun altro osa dire’, riconoscono con soddisfazione. Altri politici imbrogliano, mentono, nascondono la verità e si comportano in modo riprovevole in privato, dicono, ma la grande virtù di Trump starebbe nel farlo pubblicamente”. Il presidente USA si distinguerebbe dagli altri “per aver infranto le regole sociali che impongono di non dire nulla in pubblico”. In altre parole, “le norme sociali non sono altro che un castello di carte”.
Ma se la società civile è, sotto certi aspetti, un castello di carte, evidenzia Bruzon, “forse molte di queste norme che sembrano insignificanti ne costituiscono le fondamenta, per quanto fragili possano essere. Probabilmente, parlare con rispetto degli avversari politici, pur considerandoli in cuor proprio degli idioti che blaterano, è un’altra carta che contribuisce a mantenere in piedi la società. Forse trattare le donne con cortesia, anche se in privato le si considera poco più che seni e uteri, è un elemento importante per mantenere in piedi la civiltà”.
In conclusione, la commentatrice apre una riflessione che interpella anche le democrazie europee: “E se, come accadeva con la legge apparentemente insignificante di Zeus nell’antica Grecia, i principi sociali dell’America moderna fossero proprio ciò che tiene lontana l’oscurità? E se, celebrando ed eleggendo leader che denigrano questi valori, stessimo introducendo un cavallo di Troia dal cui ventre finirà per dilagare una crudeltà devastante che non saremo più in grado di fermare?”.
[Fonte: spectrummagazine.org. Tradotto e adattato della redazione]
[Immagine: hrohmann e GDJ, Pixabay]




