Oltre i 90 Minuti: la partita quotidiana della fede

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Oltre i 90 Minuti: la partita quotidiana della fede

Dagli stadi più blasonati al campetto di quartiere, lo sport è una metafora per la nostra vita spirituale. C’è una verità profonda che il rettangolo verde ci consegna a ogni finale dei Mondiali: la coppa sollevata al cielo tra una pioggia di coriandoli è soltanto la punta dell’iceberg. I novanta minuti conclusivi, carichi di tensione […]

Dagli stadi più blasonati al campetto di quartiere, lo sport è una metafora per la nostra vita spirituale.

C’è una verità profonda che il rettangolo verde ci consegna a ogni finale dei Mondiali: la coppa sollevata al cielo tra una pioggia di coriandoli è soltanto la punta dell’iceberg. I novanta minuti conclusivi, carichi di tensione e vissuti con il fiato sospeso da miliardi di spettatori in tutto il mondo, sono il risultato finale di un lungo e silenzioso lavoro invisibile. Dietro quel trionfo pubblico ci sono anni di sacrifici quotidiani, disciplina ferrea e rinunce affrontate lontano dalle telecamere.

L’apostolo Paolo, conoscendo bene il fascino degli stadi e delle competizioni, usava spesso la metafora dell’atleta per spiegare la dinamica della fede: “Non sapete che coloro i quali corrono nello stadio corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo” (1 Corinzi 9:24).

Se i campioni si preparano con rigore e dedizione per una partita decisiva, anche il cristiano è chiamato a una preparazione spirituale ancora più profonda. Nel calcio come nella vita di fede non ci si improvvisa: la costanza nell’allenamento quotidiano è ciò che tempra il carattere e ci prepara alle sfide della vita.

Ma c’è un altro dettaglio fondamentale che la finale di un Mondiale ci ricorda con forza: nessun fuoriclasse vince da solo. Per quanto un singolo giocatore possa illuminare la gara con una giocata brillante e decisiva, è la coesione dello spogliatoio e l’unità del gruppo a fare davvero la differenza. Allo stesso modo, Gesù ha pregato ardentemente per l’unità dei suoi discepoli. Siamo membra di un solo corpo (1 Corinzi 12:12) e la nostra testimonianza più incisiva nel mondo non è mai un’esibizione solista, ma la capacità di fare squadra, sostenendosi a vicenda.

Quando il triplice fischio finale risuona e i riflettori dello stadio si spengono, la nostra vera partita quotidiana continua. La fede non si misura in un’unica grande azione spettacolare, ma nelle piccole scelte di fedeltà di ogni giorno. In un mondo che ci osserva con attenzione (1 Corinzi 4:9), la vera vittoria non è apparire sul podio, ma dare ogni giorno una testimonianza autentica.

Jonathan Di Maggio, collaboratore del Messaggero Avventista.

[immagini: Petro Kushnaryov e Jinaritt Thongruay, Dreamstime.com]

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