Saturno che divora i figli

Davide Mozzato
Immagine: TyliJura, Pixabay.com

Immagine: TyliJura, Pixabay.com

La verità è che non siamo nemici. Il padre che si spezza la schiena e il figlio che scende in piazza con un cartello in mano – anche quello arrabbiato, anche quello scomodo – sono agganciati allo stesso ingranaggio. Se ci facciamo la guerra, se ci spaventiamo a vicenda, abbiamo già perso tutti quanti.

Leggendo l’articolo di Concita De Gregorio, "Leggi Preciado e capisci" sulla Repubblica del 29 ottobre scorso, mi sono venuti alcuni pensieri. 

Mi fermo davanti a quel quadro lì, “Saturno che divora i suoi figli”. A Madrid, nel buio del Prado, che poi mica ci sono andato davvero, lo vedo sfogliando questa rivista dal barbiere. C'è quel gigante con gli occhi sbarrati, il nero dappertutto, e un corpo che sparisce dentro una bocca spalancata. Si chiama Saturno o Crono, che c’è sempre questo campanilismo tra romani e greci che si contendono gli dèi. È Il tempo che si magna i figli. E uno, a guardarlo, pensa: “Ecco, vedi? Non è cambiato niente. È uguale uguale al mondo di oggi. I vecchi che si mangiano i giovani”. 

Ma poi esco dal museo (dal barbiere). Torno a casa. Prendo l'autobus. E ci ripenso. 

Perché da una parte c'ho la voce che mi morde dentro: “Ma quale mostro?”. Io mi alzo la mattina alle sei. Dieci ore di lavoro, la schiena che scricchiola, i conti da far tornare, la spesa, le bollette della luce. E quando arrivi a sera così, distrutto, e vedi in televisione i ragazzi che spaccano una vetrina o bloccano la tangenziale... ti viene una rabbia sorda e dici: "Ma come? Io mi consumo per pagarti l'università e tu mi blocchi la strada?". Le regole servono anche a proteggere la mia fatica. 

E poi c'è l'altra voce. Quella che mi scuote e non mi fa dormire. 

Perché è vero che i ragazzi di oggi mica sono i cherubini del presepe: urlano, sbagliano, a volte esagerano, rompono le scatole e rompono pure i vetri. Ma non stanno chiedendo la luna. Stanno dicendo che la terra scotta, che la scuola cade a pezzi, che l'aria non si respira più. E quando lo Stato manda i blindati a caricarli, a trattarli come criminali senza distinguere chi protesta da chi sfascia..., lì casca l'asino. La parte del gigante Saturno la facciamo benissimo, convinti di avere ragione. 

Dettaglio dell'opera "Saturno che divora i suoi figli", Francisco Goya, Museo del Prado, Madrid
Immagine: commons.wikimedia.org

Mi viene in mente quella paginetta del vangelo, lo so che sembra tirata per i capelli perché quei bambini lì non bloccavano mica la tangenziale... ma i discepoli volevano cacciarli via lo stesso. Perché davano fastidio. Perché facevano confusione, perché disturbavano la funzione. E lui si arrabbia. Dice: “Lasciate che vengano a me”. Mica dice: “Metteteli in riga!”. 

La verità è che non siamo nemici. Il padre che si spezza la schiena e il figlio che scende in piazza con un cartello in mano – anche quello arrabbiato, anche quello scomodo – sono agganciati allo stesso ingranaggio. Se ci facciamo la guerra, se ci spaventiamo a vicenda, abbiamo già perso tutti quanti. 

Il futuro non si salva con il coprifuoco o con i reparti della Celere. Si salva solo se abbiamo la decenza di fare un passo indietro, di spegnere la telecamera e di dire: “Hai ragione, figlio. Forse ci siamo seduti troppo comodi sopra il tuo futuro”. 

La speranza, quella vera, non è una medaglia da appuntarsi al petto: è la fatica coraggiosa di fare spazio a chi deve ancora sedersi a tavola. 

Davide Mozzato

Collaboratore del Messaggero Avventista e speaker di Radio RVS.