Singolare femminile

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Singolare femminile

La violenza in tutte le sue degenerazioni non è mai amore. Aprirsi e parlarne è il primo passo. Educare e intervenire è un impegno morale e civile. L’estate sta finendo e la “foto ricordo” impressa nella mia mente non è quella di un lungomare al tramonto. Inorridisco al pensiero degli occhi di Lorena, Tania, Dafne, […]

La violenza in tutte le sue degenerazioni non è mai amore. Aprirsi e parlarne è il primo passo. Educare e intervenire è un impegno morale e civile.

L’estate sta finendo e la “foto ricordo” impressa nella mia mente non è quella di un lungomare al tramonto. Inorridisco al pensiero degli occhi di Lorena, Tania, Dafne, Joanna e di tante altre donne uccise brutalmente nelle ultime settimane. 

Dietro una foto sui social scrollata via veloce o un servizio al TG c’è un’esistenza singolare, unica e irripetibile spezzata per sempre.

Monta dentro una sensazione di impotenza. Non sono una giurista, un’attivista e non ho incarichi politici per proporre e delineare delle risposte decisive. Che fare, allora? Come agire nella sfera di vita personale? Bandendo l’indifferenza, per prima cosa. Parlare di abusi, violenza fisica, verbale, psicologica ed economica con i familiari; ascoltare un’amica, una parente, educare i più giovani con l’esempio, abbracciare paure e fragilità, a cominciare dalle nostre, vegliare e poi rivolgersi a un terapeuta, denunciare prima possibile. Perché il sopruso è una pianta velenosa che cresce nelle parole e infesta le relazioni, giorno dopo giorno. 

Equilibrio, armonia, rispetto. In una parola: amore
La violenza non è uno scatto improvviso, fuoriesce nei discorsi apparentemente superficiali, negli sguardi e nei comportamenti che minimizziamo o giustifichiamo. “Dovremmo essere attivamente coinvolti, sfidando la diffusione di responsabilità, ascoltando le donne e non girando la testa di fronte ai segnali di violenza anche i più lievi”, dice Gino Cecchettin, il papà di Giulia, vittima di femminicidio nel novembre 2023 a Fossò, in Veneto.

Con un coraggio che ha commosso e toccato le coscienze, i suoi familiari sono intervenuti dalle prime ore dal tragico orrore, trasformando “il dolore in un’opportunità per la società”. Insieme hanno dato vita alla Fondazione Giulia Cecchettin. Per chi desidera informarsi, trovare strumenti di prevenzione o indicazioni per chiedere sostegno, c’è una ricca raccolta di risorse sul sito qui. 

In casa e a scuola
Attivarsi è un dovere mio, tuo, di tutti. Con i talenti e le competenze che abbiamo. Semplicemente in qualità di persone con una mente e un cuore. Come cittadini e credenti (per quanti di noi lo sono).

“Abbiamo quanto mai bisogno di una trasformazione culturale che, prima di tutto, chiama in causa gli uomini”, scrive Mara Ghidorzi, che cura la direzione scientifica di Fondazione Libellula.[1] “Servono uomini che parlino ad altri uomini, serve che tutta la società, le istituzioni, le aziende, le scuole si assumano la responsabilità del cambiamento”.

Il fenomeno è complesso, ma la cultura è l’ambito del possibile, continua la direttrice. “In Fondazione Libellula crediamo fermamente che se vogliamo trasformarla, dobbiamo cominciare molto prima che la violenza si manifesti”. Nasce così “Storie Spaziali per Maschi del Futuro – Scuola Edition”, un progetto che la fondazione porta avanti insieme all’autrice Francesca Cavallo nelle scuole primarie italiane. Il percorso educa alle emozioni, con l’ausilio delle storie, per offrire a bambine e bambini nuovi strumenti “per riconoscere ciò che provano, stare nelle relazioni e confrontarsi con modelli di maschilità diversi da quelli fondati sulla forza, sul controllo e sulla rimozione della vulnerabilità”. 

La Scrittura e le donne
In epoche nelle quali sembrava inconcepibile, la Bibbia rivela che ogni essere umano è creato a immagine di Dio (Genesi 1:27). Abbiamo una dignità sacra che nessuno ha il diritto di violare. L’amore non umilia e non fa del male (1 Corinzi 13:4-5). La violenza prorompe dal desiderio di possesso e dal rifiuto di riconoscere nell’altro una persona libera e unica.

Nel suo ministero Gesù, che è incarnazione della Parola d’amore di Dio, ha manifestato un profondo rispetto per la dignità della donna, riconoscendone il suo valore intrinseco in un contesto sociale che la relegava ai margini, se non peggio. Ha accolto ogni donna in quanto essere umano, donando cura, attenzione e opportunità di partecipazione anche alla vita spirituale. Il suo esempio è senza tempo, e non sempre compreso.

Il contrasto a qualsiasi forma di malvagità sulle donne, dunque, riguarda i singoli e le comunità. Le chiese non sono escluse. Presto torneremo a parlarvi di EndItNow®, il progetto internazionale della Chiesa avventista contro gli abusi e le sopraffazioni di ogni genere. In Italia, l’appuntamento è per sabato 10 ottobre. 

Coltivare e innaffiare in ogni momento la cultura del rispetto e della responsabilità è un imperativo che non deve più essere confinato entro una sola data. Per questo motivo abbiamo deciso di pubblicare una riflessione in un periodo dell’anno lontano dal 25 novembre, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

E se stai leggendo qui e hai bisogno di aiuto, ricorda che non sei sola. In Italia è attivo il Numero Antiviolenza e Antistalking 1522. Il servizio è gratuito, attivo 24 ore su 24, e disponibile in più lingue. Per imparare il segnale antiviolenza da fare con la mano in caso di emergenza, leggi qui.

Veronica Addazio, caporedattrice web del Messaggero Avventista.

Note
[1] “Per fermare i femminicidi bisogna educare i maschi del futuro”, a cura di Mara Ghidorzi, su vita.it.

[Immagini: Monkey Business Images, Dreamstime.com; Ammentorp, Dreamstime.com]

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