“Camminare accanto alle persone”. È il senso profondo di una chiamata condivisa e di una vita dedicata agli altri. Conosciamo meglio Claudia e Bacilio Custodio, una coppia pastorale in servizio in Lombardia. Raccontateci della vostra storia personale e familiare. Bacilio: Ho conosciuto il Signore a 22 anni. Lavoravo come capo cuoco presso l’aeroporto internazionale Las […]
“Camminare accanto alle persone”. È il senso profondo di una chiamata condivisa e di una vita dedicata agli altri. Conosciamo meglio Claudia e Bacilio Custodio, una coppia pastorale in servizio in Lombardia.
Raccontateci della vostra storia personale e familiare.
Bacilio: Ho conosciuto il Signore a 22 anni. Lavoravo come capo cuoco presso l’aeroporto internazionale Las Américas, nella Repubblica Domenicana. Dopo la conversione ho deciso di seguire la vocazione del Signore nella missione, avviando, con altri giovani, un progetto che dopo alcuni anni, per grazia di Dio, diede vita a dieci nuove comunità di fede. Da qui nasce la mia passione per questo tipo di attività.
Sono arrivato in Italia nel 2002, come missionario prima a Roma e poi a Milano. Il pastore Paolo Benini mi invitò a collaborare con la chiesa avventista latino-americana e il pastore Jose Luis Nunez mi coinvolse nel lavoro missionario con il gruppo di Pavia. Poi il Signore mi ha assistito nell’aprire nuovi gruppi e chiese in diverse zone della Lombardia.
Claudia: Sono avventista fin da bambina. Amavo partecipare alle attività delle società Dorcas, visitare gli anziani, gli ammalati e le persone sole. Così ho imparato il valore del servizio cristiano. Arrivata in Italia nel 2001, dopo qualche tempo mi sono resa conto che, pur essendo un Paese ricco, molte persone soffrivano una grande povertà relazionale ed emotiva. Quando ho sposato Bacilio, la missione è diventata un progetto familiare. I nostri figli sono cresciuti vedendo persone entrare e uscire da casa, partecipando alle distribuzioni alimentari, alle visite e ai momenti di preghiera.
Lavorate da anni a Milano. È davvero una città indifferente alla religione?
Molti lo pensano, ma la nostra esperienza dice il contrario. L’indifferenza religiosa spesso è una corazza che nasconde una ricerca di ascolto, speranza e relazioni autentiche.
Abbiamo incontrato persone che rifiutavano qualsiasi discorso religioso ma accettavano una preghiera nei momenti di difficoltà. Altre arrivavano soltanto per avere un aiuto materiale e poi rimanevano a parlare per ore. Non cercavano una religione ma qualcuno che le ascoltasse.
Abbiamo imparato che prima di parlare di Dio bisogna essere disposti a camminare accanto alle persone. Quando esse si sentono amate e rispettate, iniziano a porsi domande spirituali. Allora si aprono porte che sembravano chiuse.
Avete il ricordo di qualche testimonianza particolare?
Claudia: Le persone hanno bisogno di sentirsi ascoltate, protette, comprese e valorizzate. Di sapere che qualcuno si interessa a loro. Una giovane madre, conosciuta con il nostro progetto di distribuzione alimentare, una sera, dopo la consegna dei pacchi di frutta e verdura, è rimasta a parlare fino a mezzanotte. Pianse a lungo e mi raccontò la sua storia: da adolescente aveva subito abusi e portava ancora dentro di sé ferite profonde. Era attanagliata dal timore che i suoi figli potessero vivere esperienze simili alle sue.
L’essere umano ha diverse dimensioni: fisica, emotiva, relazionale e spirituale. Se aiutiamo soltanto il corpo ma ignoriamo il cuore, la persona resta incompleta. Ecco perché cerchiamo sempre di ascoltare, pregare e accompagnare chi incontriamo.
Molti ci hanno detto: “Quello che mi colpisce di voi è che ci siete sempre stati”.
Non ricordano necessariamente una predicazione, ma ricordano chi è rimasto accanto a loro nei momenti difficili. Una signora ha specificato: “Anche se siete religiosi, non mi aiutate per portarmi in chiesa. Mi aiutate perché vi importo come persona”. Una osservazione che ci ha profondamente incoraggiati.
Abbiamo visto persone provenienti da altre confessioni religiose, persone lontane dalla fede e persone diffidenti nei confronti della religione avvicinarsi a Cristo attraverso rapporti costruiti nel tempo.
Da dove siete partiti?
Claudia: Abbiamo imparato osservando Gesù. Lui non seguiva una strategia evangelistica, amava le persone. Quando una madre allatta il proprio figlio non lo fa per ottenere qualcosa in cambio. Lo fa perché ama il suo bambino. Gesù guariva, ascoltava, consolava e operava perché il suo cuore era colmo di amore.
Il servizio non è un metodo. È l’espressione naturale dell’amore cristiano. Quando amiamo le persone, desideriamo alleviarne il dolore, incoraggiarle e accompagnarle. E allora chiedono: “Perché lo fate?”, allora possiamo parlare della speranza che abbiamo in Cristo. Senza pressione, manipolazione, ambiguità. Solo un rapporto autentico nel quale trova spazio il vangelo.
Come chiesa dovremmo rivedere qualcosa nel modo di guardare la realtà?
Bacilio: Passare da una mentalità centrata sulle attività a una centrata sulle persone. A volte ci preoccupiamo di organizzare programmi, dimenticando di conoscere il quartiere, ascoltare i suoi bisogni e stabilire relazioni autentiche.
Il servizio non è separato dalla proclamazione del vangelo, lo accompagna. Camminano insieme. Aiutiamo le persone materialmente, le ascoltiamo emotivamente e le accompagniamo spiritualmente. La chiesa è chiamata a seguire il modello di Cristo. Un modello completo.
Quali passaggi dovrebbe attuare una chiesa per essere presente nel territorio?
Il primo è conoscere il territorio. Bisogna ascoltare il quartiere e capire quali sono i bisogni reali delle persone.
Il secondo è preparare i membri a servire, anche se non occorre aspettare di essere esperti. Basta iniziare con spirito di servizio e disponibilità. L’errore più grande è aspettare che tutto sia perfetto prima di iniziare.
Il terzo è partire con qualcosa di concreto: una visita, una distribuzione alimentare, una conferenza sulla salute, un momento di ascolto.

Claudia e Bacilio con i figli Gionathan e Paolo.
Quali ricadute ci sono sul vostro matrimonio? Vivete momenti di stanchezza?
Bacilio: La missione ci ha uniti. In questi anni abbiamo vissuto insieme visite, distribuzioni, preghiere, attività comunitarie e momenti difficili. Claudia è stata una compagna fondamentale. Spesso arriva direttamente dal lavoro e continua a lavorare fino a tarda sera. A volte siamo stanchi, ma la gioia di vedere le persone trasformate dà significato a ogni sacrificio.
I nostri figli partecipano a questo percorso e hanno imparato che la fede si vive nel servizio agli altri. Insieme abbiamo imparato che il nostro compito è seminare.
L’agricoltore non vede il raccolto il giorno stesso in cui depone il seme nel terreno. Deve aspettare, irrigare, prendersi cura della pianta e avere pazienza. Molte volte non vediamo immediatamente i risultati del nostro lavoro. Tuttavia, continuiamo a servire perché crediamo nella promessa di Gesù: “Io sono con voi tutti i giorni”. Quando compiamo un passo di fede, Dio apre strade inaspettate.

I nostri intervistati insieme al figlio Gabriel.
Avete una frase per riassumere ciò che avete imparato sulla missione?
“Servire prima di invitare; ascoltare prima di predicare; mostrare alle persone l’amore di Cristo prima di chiedere loro di seguirlo”. È la lezione che il Signore ci ha insegnato. Il servizio apre i cuori. Le relazioni costruiscono fiducia. L’amore di Cristo, vissuto concretamente, trova la strada per far entrare il vangelo nella vita delle persone.
Chi sono Claudia e Bacilio
Claudia Yesenia Castro, nata in El Salvador, il 2 giugno 1983.
Diplomata alla scuola media superiore, dall’arrivo in Italia nel 2001, lavora come babysitter.
Custodio Trinidad Bacilio, nato nella Repubblica Dominicana, il 14 luglio 1964.
Diploma di Cuoco, Studente di Teologia presso l’Università di Montemorelos.
Claudia e Bacilio si sono sposati il 31 marzo 2010. Hanno tre figli: Gabriel Omar, nato nel 1999; Paolo, nato nel 2011; Gionathan, nato nel 2013.
Nel 2002 inizia il servizio di Bacilio nel ministero in Italia
Chiese e gruppi serviti: Pavia, Caravaggio, Merate, Boario, Milano brasiliana, latino-americana, Certosa, Legnano, Vimodrone, Verbania, Cinisello B., Pioltello, Zona 8
A cura di Giuseppe Cupertino, direttore del Messaggero Avventista.




