Maol – È iniziato in bellezza l’anno scolastico nel campus avventista di Collonges-Sous-Salève, in Francia. Il 1° settembre è stato inaugurato il nuovo convitto maschile «Jean Weidner», alla presenza delle autorità locali e dei vertici della Regione Intereuropea (Eud) della Chiesa.

«Questo, tuttavia, non è solo un nuovo edificio dopo gli altri inaugurati dal 1921, anno in cui fu fondato il campus. È molto di più» spiega Corrado Cozzi nel suo articolo sul sito Eud «Infatti, l’edificio è stato pensato non solo come struttura recettiva, ma anche per creare opportunità, soprattutto per la comunità».

Il moderno convitto, oltre a ospitare le stanze degli studenti ai piani superiori, accessibili anche alle persone con mobilità ridotta, offre diversi spazi comuni al piano terra: una cucina, una sala da pranzo, una palestra, una stanza per la preghiera, una sala polivalente, una lavanderia. Il seminterrato è stato concepito come «ostello della gioventù», dotato di 54 posti letto, una sala polivalente e un piccolo anfiteatro all’aperto.

«L’idea di base è che qui ora possiamo ospitare corsi di formazione, incontri con i giovani, incontri che richiedono stanze per dormire e anche spazi per lavorare in gruppo e animare i programmi di questi incontri» afferma Gabriel Samperio, ex precettore dei ragazzi, sul sito Eud, e invita a considerare il campus avventista francese come luogo ottimale per tali incontri.

L’intera nuova struttura è dotata di Wifi, per soddisfare le aspettative degli studenti del XXI secolo.

Dedicato a Jean Weidner
Il nuovo edificio porta il nome di Jean Weidner (all’anagrafe John Henry Weidner), l’avventista olandese che durante la Seconda guerra mondiale salvò centinaia di ebrei. Nel suo messaggio inaugurale, il direttore del campus, Jean Philippe Lehmann, ha spiegato che la scelta non è stata casuale, dato che Jean Weidner, cresciuto proprio nel Seminario avventista dove suo padre insegnava greco e latino, è un esempio di forza di carattere e di sacrificio derivanti «da un’educazione con le “E” maiuscola».

Notizie Avventiste del 21 gennaio 2014 ha dedicato un articolo a Weidner in occasione del Giorno della memoria. Riportiamo alcune parti.

«Jean Widner aveva imparato presto a lottare per motivi di coscienza: nel 1924, suo padre doveva recarsi ogni settimana nel carcere di Chateau d’Aigle, perché non mandava il figlio a scuola di sabato. Nel 1925, la famiglia Weidner si trasferì nel campus del Seminario avventista.

“Le qualità più importanti di un essere umano sono amare, rispettare e trattare il prossimo come vorremmo essere amati, rispettati e trattati. Sono stato testimone del modo barbaro in cui i nazisti trattavano gli ebrei. Li ho visti di persona schiacciare il cranio di un bambino ebreo strappato dalle braccia della madre. Ero determinato ad ascoltare gli insegnamenti e l’esempio di mio padre e ho fatto tutto quello che potevo per salvare quante più vite possibile” aveva affermato una volta Jean Weidner.

Nel 1942, fondò e diresse la rete della resistenza Dutch-Paris e, aiutato da centinaia di partigiani, fece fuggire dai Paesi Bassi, e arrivare in Svizzera e Spagna, oltre 800 ebrei e 200-300 persone tra aviatori, partigiani e rifugiati. Per giustificare i suoi viaggi a Ginevra, aveva aperto negozi a Lione, Annecy e Collonges-sous-Salève.

Arrestato e torturato più volte, riuscendo sempre a fuggire, Jean Weidner divenne presto uno degli uomini più ricercati dalla Gestapo che aveva anche messo una taglia sulla sua testa.

Finita la guerra, entrò a far parte del corpo diplomatico olandese; assistette il Ministro della Giustizia nel perseguimento dei criminali di guerra; prese la responsabilità di alleviare la sofferenza sociale ed economica di molte delle vedove e degli orfani dei membri della rete Dutch-Paris uccisi dai nazisti.

Nel 1963, il governo israeliano lo dichiarò giusto tra le nazioni e piantò un albero con il suo nome nel Giardino dei Giusti dello Yad Vashem. Per Weidner fu una delle esperienze più importanti e significative della sua vita dopo la guerra. In seguito ricevette negli anni vari riconoscimenti, ma usava evidenziare il suo servizio disinteressato affermando: “Non avevo scelta”».

Proprio come Jean Weidner, ha aggiunto Lehmann nel suo messaggio, «sogno che ogni studente, dopo aver frequentato la nostra scuola, possa essere capace di indignarsi, ribellarsi pacificamente, persino disobbedire quando l’ordine stabilito diventa disumano»

Entrando nel nuovo convitto, l’attenzione si posa sul murale che mostra alcuni pezzi di vita di Jean Weidner. Un bel modo per ricordarlo.

La cerimonia d’inaugurazione
200 invitati hanno partecipato alla cerimonia d’inaugurazione del nuovo convitto. Erano presenti diverse autorità tra cui il sindaco di Collonges-Sous-Salève, il viceprefetto e una deputata del collegio elettorale dell’Alta Savoia. Presente anche una delegazione dell’Eud. Il presidente Eud, Mario Brito, ha partecipato al taglio del nastro.

«Presto Collonges celebrerà il suo centesimo anniversario. Quando penso a tutto ciò che questa istituzione ha fatto nel corso degli anni, mi viene in mente un albero da frutto ancora pieno di vigore e pronto ad affrontare le sfide di un nuovo, promettente, secolo» ha affermato Brito, memore di aver studiato teologia proprio in questo campus e di aver soggiornato nel vecchio convitto maschile «Les Horizons».

Il Campus Adventiste du Salève si trova in Francia, nel Comune di Collonges-sous Salève, al confine con la Svizzera. Facilmente accessibile grazie all’aeroporto internazionale di Ginevra, offre una proposta formativa completa: dalla scuola dell’infanzia al diploma di maturità, al Seminario di teologia e al corso di lingua francese Iflo, riconosciuti dallo Stato.

[Foto: Corrado Cozzi, Pedro Torres]