Ho letto con stupore la lettera di Davide Mozzato pubblicata nel numero del 5 marzo, vorrei esprimere le mie perplessità. Considerando l’episodio di Sodoma e Gomorra, mi chiedo come mai Dio nella sua saggezza non abbia pensato di trasformare le due città in una culla per bambini orfani e abbandonati? Non ha voluto o non ha potuto «scendere a patti fra ideale e realtà»? Se la Bibbia considera l’omosessualità una relazione contro natura, quali requisiti abbiamo noi per trasformarla in una cosa di grande utilità? Che tipo di «formazione e sentimenti» riceverà un bambino all’interno di una non-famiglia dove mancano valori morali e spirituali?

Se una madre getta in un cassonetto il proprio figlio, certamente viene meno al suo compito di madre, ma il suo gesto non farà crollare il principio enunciato nella Genesi, quello secondo cui Dio creò l’uomo e la donna e «li benedisse». La gioia di metter al mondo dei figli appartiene per volere divino all’uomo e alla donna che decidono di vivere insieme nel vincolo matrimoniale. La società può decidere ciò che vuole, ma noi che riteniamo di essere «sale della terra» dovremmo quindi conservarne il sapore! Avrei gradito una risposta da parte del direttore per spiegare che l’alternativa ai cassonetti e ai sotterranei puzzolenti dove vivono centinaia di bambini dovrebbe essere la chiesa che mette in pratica l’amore e la libertà di cui spesso parla. Seguendo il ragionamento di Mozzato, che cosa si vuole difendere? La verità contenuta nella Bibbia o i diritti degli omosessuali? Credo che noi oggi ci allineiamo troppo facilmente alle idee del mondo senza nemmeno essere costretti a farlo! Considero quella lettera di ispirazione piuttosto liberale e temo che rispecchi la mentalità di chi ritiene di essere ricco in saggezza nel confrontarsi con i cambiamenti di cultura, idee, valori… Fraterni saluti.
Gabriela Sarbusca, chiesa di Padova

Cara Gabriela,
in genere non rispondo alle lettere pubblicate perché ritengo che il Messaggero avventista appartenga soprattutto ai suoi utenti e mi piace pensare che esso diventi uno strumento affinché i lettori possano dialogare serenamente tra loro pur esprimendo le opinioni più disparate. Incoraggio anche altri e altre a seguire il suo esempio.
Il direttore