Maol – Il direttore dei Ministeri per la Gestione Cristiana della Vita, past. Michele Abiusi, propone una riflessione sul giovane ricco, tratta da Consigli sull’economato cristiano, il libro di E. G. White, edito da Adv.

«Al giovane ricco Gesù ha chiesto di impegnarsi nella direzione che lui stesso stava percorrendo. Il sentiero spinoso del dovere diventa più facile quando vediamo le impronte dei passi del Maestro che appiana la via. Il Cristo avrebbe voluto accogliere fra i suoi discepoli questo giovane pieno di talenti, se avesse accettato le sue condizioni, così come aveva accolto i poveri pescatori a cui aveva chiesto di seguirlo.

L’abilità del giovane nell’acquisire ricchezze non era una caratteristica a suo sfavore, a condizione che amasse il suo prossimo come se stesso, senza nuocere ad altri, arricchendosi. Questa capacità, se fosse stata impiegata al servizio di Dio, per la salvezza degli uomini, gli avrebbe permesso di godere dell’approvazione del Maestro e avrebbe fatto di lui un collaboratore diligente ed efficiente di Cristo.

Egli invece rifiutò di lavorare con Gesù per la salvezza degli uomini; rifiutò i tesori di gloria che gli venivano promessi nel regno di Dio e si volse verso quelli effimeri della vita terrena. […]

Questo giovane rappresenta una vasta categoria di giovani che sarebbero dei cristiani eccellenti se non dovessero caricarsi di una croce, se non avessero fardelli umilianti da portare, vantaggi terrestri da sacrificare e rinunce materiali o sentimentali da effettuare. Dio ha affidato loro un capitale di talenti e di mezzi e si aspetta una collaborazione adeguata.

Ciò che possediamo non è nostro, ma deve essere utilizzato lavorando per colui da cui abbiamo ricevuto tutto».