Ignazio Barbuscia/Alan Codovilli – 14 settembre, data d’inizio dell’anno scolastico 2020-2021. Un anno che porterà con sé sfide, incognite ma anche una grande voglia di ripartire. Gli istituti hanno indossato una «maschera» per permettere a docenti e alunni di solcare nuovamente l’ingresso delle aule di studio e d’insegnamento. Una maschera che protegge chi la indossa e chi la osserva. Una maschera che racconta sofferenza ma anche attenzione e premura. Una maschera che con il passare del tempo si modella sempre di più sui nostri volti.

Pirandello ci ricorda come possiamo indossare una, nessuna o centomila «maschere», per modellarci alla vita e ai circostanti, con il pericolo di perdere il vero io.

Proviamo a sbirciare «dietro» quella maschera e scopriremo «attori» privi di stipendio che hanno un desiderio irrefrenabile di tornare al passato a scuola, dove non si era costretti a sedersi in una «security zone» e si poteva battere il «cinque» al proprio compagno di classe per aver affrontato con successo un’interrogazione.

Non possiamo vivere con la mente ancorata al passato, siamo costretti a guardare al presente con i pensieri rivolti al futuro. E un testo riecheggia nell’aria: «Per tutto c’è il suo tempo, c’è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo» (Ec 3:1).

Cari studenti e care studentesse, abbiate pazienza e non stancatevi mai di guardare al futuro con gli «occhi di Dio», occhi di speranza, di felicità, di gioia.