Spezziamo il silenzio, restituiamo la dignità. Gli avventisti dicono no alla violenza. Sabato 10 ottobre la chiesa italiana celebra l’iniziativa globale EndItNow.
C’è un silenzio che fa più rumore di un grido. È il silenzio di chi soffre nell’ombra della propria casa, di chi abbassa lo sguardo in chiesa, di chi si fa piccolo per non dare fastidio, schiacciato dal peso di una violenza che non sempre lascia lividi visibili. Più spesso, la violenza consuma l’anima, sgretola l’autostima e ruba il futuro. Anche quest’anno, la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, attraverso il Dipartimento dei Ministeri Femminili, promuove l’iniziativa globale EndItNow (“Fermalo ora”). Un grido d’amore che non è un semplice slogan, ma un imperativo spirituale, morale e umano: l’abuso non deve avere più alcun rifugio.
Ai nostri uomini, padri, fratelli e giovani
A voi, uomini di oggi e di domani, si rivolge una chiamata alta e profonda. Il vangelo non ha mai misurato la forza di un uomo dalla sua capacità di dominare, ma dalla sua capacità di proteggere, custodire e curare. Quando un uomo sceglie la gentilezza invece della prepotenza, quando rifiuta qualsiasi forma di linguaggio o gesto che umili una donna o un bambino, egli diventa riflesso di Cristo. A voi chiediamo di non essere spettatori muti. Un uomo vero non volta le spalle di fronte alla sofferenza; non giustifica la prevaricazione con la scusa della rabbia o dello stress. Sii il rifugio sicuro in cui tua moglie, tua figlia, la tua amica o tua sorella possano sentirsi sempre valorizzate, ascoltate e protette. La forza vera si piega solo per rialzare chi è caduto.
Alle nostre donne, madri, figlie e sorelle
A te che porti nel cuore il peso di un ricordo doloroso, a te che hai imparato a farti piccola, che ti sei vergognata per colpe che non sono mai state tue: ascolta la voce del tuo Creatore. Tu non sei definita dal male che ti è stato fatto. Non sei rotta, non sei macchiata, non sei sbagliata. Dio non ti ha creata per vivere nella paura, ma per camminare a testa alta. Il tuo corpo, la tua mente e la tua storia sono sacri. Non permettere alla vergogna di chiuderti la bocca: spezzare il silenzio non è un atto di debolezza, ma il primo passo verso la risurrezione della tua vita. La comunità di fede deve essere il posto dove puoi piangere senza giudizio e ritrovare la tua dignità integramente custodita.
Ai nostri giovani e meno giovani: un ponte di compassione
Ai giovani, che stanno costruendo l’amore di domani: imparate fin da ora che il rispetto è l’unica base su cui edificare un affetto sano. Riconoscete i segnali del possesso e del controllo, e rifiutateli con forza, dentro e fuori dalla rete.
Ai meno giovani, custodi della memoria e della fede: la vostra preghiera e il vostro ascolto privo di giudizio possono salvare una vita. Non voltatevi dall’altra parte pensando che “i panni sporchi si lavano in famiglia”. Il dolore umano è la famiglia di Dio, e dove c’è una ferita, lì deve esserci la nostra presenza.
Guardare con gli occhi di Gesù
Gesù non si è mai ritratto di fronte al corpo piagato o allo spirito spezzato. Non ha avuto paura di toccare le ferite e di restituire la parola a chi era stato messo ai margini.
La vera compassione non si limita ad addolorarsi per la sofferenza altrui: la compassione si muove, agisce, interviene.
Oggi, come comunità e come singoli, diciamo insieme: EndItNow. Fermiamo la violenza verbale, psicologica, fisica ed emotiva. Sostituiamo la paura con la protezione, la vergogna con la dignità, il silenzio con la giustizia. Perché ogni persona sia libera di respirare, di occupare il proprio posto nel mondo e di essere amata esattamente come Dio la ama.
Abigaela Trofin, responsabile nazionale dei Ministeri Femminili. Per informazioni sul dipartimento e le sue attività, visita: ministerifemminili.avventista.it.




