La voce di un avventista all’ONU sulle criticità del presente.
Il primo ministro della Papua Nuova Guinea, James Marape, ha pronunciato un discorso davanti all’81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il 25 settembre, nel suo intervento il premier ha affrontato temi rilevanti come la tutela della libertà religiosa e dell’ambiente. Marape è membro della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno e suo padre è un pastore.
Secondo quanto riportato dalla rivista Spectrum, il premier ha aperto il suo intervento all’ONU affermando che la Papua Nuova Guinea è “una nazione cristiana” e che iI princìpi cristiani hanno profondamente plasmato il nostro Paese, la nostra società e le nostre istituzioni”.
Nei venti minuti del suo discorso ha dichiarato: “Una fede imposta non è più fede… Credo che la libertà sia una scelta, un diritto dato da Dio, radicato nella coscienza di ogni essere umano”. Per questo motivo, ha aggiunto il primo ministro , “La vera fede non può essere imposta attraverso la violenza, la paura, le leggi o la persecuzione”. Richiamando l’articolo 45 della Costituzione della Papua Nuova Guinea, l’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani e il Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, Marape ha esortato tutti i Paesi a promuovere la libertà di pensiero e di religione attraverso la separazione tra Chiesa e Stato.
Nessuna discriminazione
Nel corso del suo intervento, Marape ha utilizzato i 20 minuti a sua disposizione nel dibattito generale riservato esclusivamente ai capi di Stato e di governo dei 193 paesi membri dell’ONU, per sottolineare che nessun Paese dovrebbe discriminare le persone a causa della loro religione. Ha richiamato l’attenzione su quelle nazioni caratterizzate dalla presenza di una confessione religiosa dominante, affermando che “la grandezza di una maggioranza non diminuisce i diritti di una minoranza”, che “una persona deve avere anche la libertà di non professare alcuna religione” e che “nessuno Stato […] deve poter costringere la coscienza umana”.

L’allarme sul cambiamento climatico
Alla conclusione del suo intervento, Marape ha rivolto l’attenzione al cambiamento climatico, come hanno fatto anche diversi capi di governo degli Stati insulari del Pacifico intervenuti alle Nazioni Unite. “C’è una realtà che supera tutte le differenze politiche, economiche e religiose tra noi. Ed è il fatto che abbiamo un solo pianeta, una sola Terra”, ha affermato, aggiungendo: “Questa Terra è la nostra casa comune”.
Il premier ha ricordato che “un bambino che nasce oggi non ha causato il cambiamento climatico” e ha avvertito: “Quando il clima cambia, le società che hanno contribuito in misura minima alle emissioni globali di gas serra possono comunque trovarsi ad affrontare l’innalzamento del livello del mare, eventi meteorologici estremi, rischi per la sicurezza alimentare e danni ai propri mezzi di sussistenza”.

Il bene comune in primo piano
Marape ha concluso il suo discorso con una serie di appelli. “Non dovete credere in ciò in cui credo io per difendere i diritti umani di un’altra persona”, ha dichiarato davanti all’Assemblea. “Possano i governi governare per il bene delle persone. Possano le chiese predicare e proclamare l’amore reciproco. Possano le moschee pregare devotamente. Possano i templi accogliere i fedeli. Nessuno Stato può costringere la coscienza umana”.
Il primo ministro è quindi tornato sul tema della coscienza, aggiungendo: “Dio ha dato all’umanità la capacità di scegliere questa libertà e questa libertà deve essere rispettata”.
James Marape ha concluso il suo intervento all’ONU con parole che hanno assunto il tono di una benedizione pastorale dai contenuti civili e politici, rivolta alle famiglie che devono affrontare “Il cambiamento climatico e le catastrofi naturali” e a coloro che “sopportano sofferenze legate a crisi provocate dall’uomo”. “Possa Dio donare a tutti loro conforto, pace e fiducia”.
Gli avventisti e la libertà religiosa
L’Associazione internazionale per la difesa e la promozione della libertà religiosa (AIDLR) è stata fondata nel 1946 a Parigi dal medico avventista Jean Nussbaum. Oggi ha sede a Berna e collabora con la chiesa avventista.
L’obiettivo dell’associazione è promuovere e tutelare i principi della libertà religiosa, studiare i diritti fondamentali relativi alla libertà di fede e di coscienza e promuovere un clima di tolleranza generale, garantendo a ogni individuo il diritto di manifestare pubblicamente o privatamente la propria fede e le proprie convinzioni.
L’AIDLR è riconosciuta con status consultivo dalle Nazioni Unite, dal Consiglio d’Europa e dall’UNESCO. Anche la Chiesa avventista dispone, a diversi livelli della propria organizzazione, di dipartimenti dedicati alla gestione dei rapporti con le istituzioni pubbliche e alla libertà religiosa.
La denominazione avventista mondiale, la Conferenza generale, ha adottato in diverse occasioni dichiarazioni a favore della libertà religiosa e della separazione tra Stato e Chiesa.
La chiesa in Papua Nuova Guinea
In Papua Nuova Guinea vivono circa 9,7 milioni di abitanti. La Chiesa avventista del settimo giorno conta 611.365 membri battezzati, riuniti in 1.352 chiese locali (dati aggiornati alla metà del 2025). Nel Paese, la denominazione gestisce un istituto universitario, diverse scuole secondarie e una serie di centri sanitari.
[Fonte: apd.info e spectrummagazine.org]
[Immagini: © Lorey Felipe / UN-Photos e @dpm_nec/YouTube]




