Il Messaggero Avventista. Numero di novembre 2026

Giuseppe Cupertino
Il Messaggero Avventista. Numero di novembre 2026

“Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, corriamo con perseveranza la corsa che ci è proposta” (Ebrei 12:1).

Novembre invita al ricordo, perché associato alla ricorrenza dei morti che fa riaffiorare volti, storie, parole e gesti di chi ci ha preceduto. Possiamo cogliere l’occasione per parlare di chi è stato, prima di noi, un testimone della fede. Il cristiano non guarda al passato con nostalgia. Lo guarda con gratitudine e responsabilità. Le donne e gli uomini che ci hanno preceduto non appartengono soltanto alla memoria: continuano a parlare con l’eredità che hanno lasciato, i valori che hanno trasmesso e i progetti che ci hanno affidato.

L’autore della lettera agli Ebrei descrive i credenti come circondati da una “grande schiera di testimoni”. Persone che hanno corso prima di noi e che ci indicano ancora la strada della fiducia in Dio. Molti non compaiono nei libri di storia: genitori, educatori, anziani di chiesa, pastori, missionari, membri fedeli che hanno servito con discrezione. Grazie alla loro testimonianza oggi possiamo proseguire il cammino.

Il tema attraversa le pagine del numero di novembre. Laura Palumbo riflette sulla sfida di continuare ad amare anche quando la morte ci ferisce. Hanz Gutierrez ci ricorda che la speranza oltre la morte non riguarda soltanto la risurrezione futura, ma anche il compito di raccogliere i sogni e i progetti di chi ci ha preceduto. Una prospettiva che trasforma la memoria in responsabilità.

La testimonianza ricevuta continua poi a generare vita nelle esperienze del presente. Lo vediamo nell’intervista a Claudia e Bacilio Custodio, che raccontano una missione vissuta come famiglia al servizio delle persone. Lo ritroviamo nel contributo di Martin Buonaugurio sull’educazione spirituale dei bambini e nell’invito di Davide Mozzato a custodire il patrimonio della lettura e della formazione spirituale, nell’anno del centenario della nostra casa editrice ADV.

Altri articoli del numero ci ricordano come la fede si esprime nella vita concreta: nella cura degli altri, come scrive Marko Hromiš; nella grazia che sostiene le relazioni, come emerge dalla meditazione di Abigaela Trofin sul libro di Rut; nella riscoperta della centralità della grazia di Dio, proposta da Gabriele Galletti; nell’incontro con Gesù che il Vangelo di Marco continua a raccontarci, come spiega Francesco Mosca.

Ricordare chi ci ha preceduto significa quindi anche guardare avanti. Nessuna generazione riceve la fede solo per conservarla. La riceve per trasmetterla. Siamo anelli di una catena che attraversa il tempo e che ha il suo centro in Cristo, “autore e compitore della fede” (Ebrei 12:2).

Mentre leggiamo queste pagine, ringraziamo Dio per i testimoni che ci hanno preceduto e domandiamoci quale testimonianza lasceremo a chi verrà dopo di noi. Perché la fede autentica non vive soltanto nei ricordi: continua a camminare nelle scelte che compiamo oggi.

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Giuseppe Cupertino

Direttore responsabile del Messaggero Avventista.

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