Luigi Caratelli – Ho alcuni amici omosessuali e a nessuno di loro dirò mai che è un depravato. Anche perché la loro sensibilità non gli permetterà mai di giungere – come invece per alcuni eterosessuali, anche credenti – a picchiare le mogli, o di giungere alla tenebrosa esperienza del femminicidio. Ma tra accettazione sociale e convinzione religiosa vi è uno iato… spesso incolmabile. Le posizioni – non solo in ambito ecclesiastico – si polarizzano e si distanziano sempre più dissolvendo ogni possibilità di dialogo.

Nel contesto di una riunione assembleare in una nostra chiesa, stavo trattando, con delicatezza, il tema e alcuni giovani seguivano con interesse quando, come una mannaia, un membro, con la Bibbia aperta tra le mani, citando un testo delle epistole paoline, sentenziò: «Gli effeminati non entreranno nel regno dei cieli». E chiuse il discorso.

Il problema è tutto qui: chiusura del dialogo, convinti che la verità sia uno slogan, o anche una convinzione. Gli slogan uccidono, le convinzioni in dialogo si sviluppano.

I documenti della Chiesa avventista
Eppure, sul sito della Chiesa avventista è pubblicato un documento sul tema dell’omosessualità: basterebbe leggere. Ma anche qui, lo stesso testo – comunque non benedetto dal tocco dell’infallibilità – viene stiracchiato a beneficio delle opposte convinzioni. Spesso si cita solo la prima parte: «Riteniamo che ogni individuo, a prescindere dall’orientamento sessuale, sia amato da Dio. Non ammettiamo che alcun gruppo sia messo alla berlina, lasciato in balia della derisione e tanto meno dell’abuso». Ci si ferma qui, nell’idillio di un paradiso già conquistato qui sulla terra. E questa citazione, stupenda e in linea con i tempi, non viene completata con quanto segue nell’originale: «Tuttavia, la Parola di Dio, che trascende i tempi e le culture, non ammette uno stile di vita omosessuale. L’opposizione biblica al matrimonio e alle unioni fra persone dello stesso sesso trova fondamento nel piano divino per il matrimonio, rivelato alla creazione (Genesi 1:26-28; 2:20-24), nella legge divina (Levitico 18:22; 20:13; 1 Corinzi 6:9-11) e nell’esplicita conferma di Gesù di un rapporto matrimoniale permanente, monogamo ed eterosessuale (Matteo 19:4-6)».

Questa è la citazione completa del nostro documento; non una frammentazione a uso e consumo delle opposte convinzioni. Ci si scandalizza, dalle sponde del «soft», quando qualcuno, dalle sponde dell’«hard», stigmatizza l’omosessuale come peccatore; ma, ci si scandalizza anche quando si citano esperienze di omosessuali tornati a Cristo: sarebbe una forzatura, si dice, bisognerebbe lasciarlo com’è… tanto Dio stesso lo ama com’è. Anche questa posizione non contiene tutta la verità. Sono in corrispondenza con fratelli e sorelle avventisti che, a loro volta, hanno amici omosessuali; però – e questo non mi scandalizza – citano esperienze, dolorose ma entusiasmanti, di molti di essi che ritrovano la strada del vangelo abbandonando la loro precedente esperienza, grazie all’amore, all’accoglienza e alle proposte bibliche.

Amare non è sempre di moda
Non mi edificano le esternazioni – spesso riprese nelle nostre chiese – di alcuni teologi di fede protestante; un pastore di una delle chiese storiche dell’area riformata, così si esprimeva in televisione dopo avere sposato una coppia gay: «Il vangelo è amore, accoglienza». Apprezzo la sensibilità; starei invece molto attento alla parola amore, soprattutto quando per la sua coniugazione si prende in prestito il vangelo. È, questo, un «vangelo» che mi infastidirebbe sentir predicare nelle nostre chiese.

Ammetto di non poter più andare avanti nel mio articolo: il tema è delicatissimo. Posso però indicare riflessioni fatte con professionalità e senza partito preso.

Mi torna in mente un importante scritto sul tema dell’omosessualità nella Bibbia del pastore teologo Michele Gaudio, redatto soprattutto per i teologi ma fruibile da chiunque. Concludendo il suo lavoro, Gaudio dichiara: «Alla fine di queste riflessioni su quei pochi testi biblici che a nostro giudizio si esprimono con maggiore chiarezza in merito all’omosessualità, riteniamo di concludere che, alla luce delle Sacre Scritture, l’attività omoerotica, in qualsiasi forma, modalità e circostanza s’esprima è fuori dal progetto originario di Dio. Negli atti omoerotici l’uomo si priva di un ricco progetto divino le cui conseguenze per se stesso e la società che l’accoglie sono devastanti».

Equilibrate e dense di significato evangelico sono pure le parole di un altro nostro teologo, Giovanni Leonardi, che nell’introduzione allo scritto di Gaudio, dopo aver espresso la sua convinzione che lo stesso abbisogni di ampliamenti, fa le seguenti considerazioni: «La ricerca della verità non è un’esperienza facile e indolore. Il credente cristiano sa che può portare alla sofferenza, ma non è per questo da evitare. Anzi. Il cristiano ha ragionevolmente imparato che al di sopra della propria verità soggettiva, ne esiste una più grande, corrispondente alla Persona che ha osato dire e sostenere fino alla morte sulla croce: “Io sono la via, la verità, la vita”».

Dopo tale premessa, Leonardi si esprime più compiutamente: «A mio parere, assistiamo oggi a una ricerca spasmodica di “verità” normalizzatrici e legittimanti della posizione omosessuale, anche addomesticando la realtà per farla corrispondere ai propri presupposti o al proprio essere…».

«A me appare, come valutazione del tutto personale» conclude Leonardi «che l’attuale ricerca della normalizzazione dell’omosessualità, sia fondata sulla normalizzazione di una grande bugia, detta a se stessi con il consenso della società, anzi, tesa a convincere, a obbligare, la società a dirla insieme a loro. L’amore vero, il rispetto sincero, non ha bisogno di ridurre l’altro a immagine di se stessi. Se Gesù ci ha insegnato ad amare i nemici, tanto più dobbiamo amare chi ci è soltanto diverso… Amare può, in casi estremi, significare anche piangere insieme senza sapere offrire soluzioni, ma cercando con ogni mezzo legittimo di offrire ragioni per sorridere… La mia ricerca personale di una terminologia adatta, che onori le convinzioni del mio animo e sia quanto più rispettosa degli altri, mi ha portato a vedere l’omosessualità come una esperienza, un corpo, un cuore che hanno smarrito la strada».