Leggo, su Notizie Avventiste, con sgomento grande una notizia che dovrebbe appartenere ad un lugubre ventennio lontano oltre un sessantennio e che invece appartiene al ventennio ultimo: «Sono oltre venti le chiese evangeliche della Lombardia chiuse in seguito a una legge regionale del 2005 che impedisce la variazione d’uso degli edifici che non siano nati con la destinazione d’uso per il culto».

Il discorso, che scaturisce dai valori evangelici di cui è portatrice Comunione e Liberazione rilavati e strizzati nelle sacre acque del dio Po e che avrebbero meritato di essere declamati da Formigoni da Porto Cervo, parrebbe avere una logica. Ogni edificio dovrebbe essere dichiarato agibile se in armonia con la propria destinazione d’uso. I piani regolatori hanno pure un valore e un senso. Perché mai le comunità evangeliche dovrebbero non tenerne conto?

In realtà, per chiudere molti edifici di culto, non ci sarebbe neppure bisogno di una legge particolare. La legge sulla destinazione d’uso esiste già a livello nazionale e in tutte le regioni. Prova ne sia che a Forlì, proprio l’argomento della destinazione d’uso ha impedito per numerosi anni a una comunità musulmana di 4.000 persone di poter utilizzare un capannone industriale adattato a luogo di culto e pagato circa 500.000 euro raccolti con le offerte tra gli emigrati.

L’intera questione però nasconde un problema di fondo assai articolato di cui è responsabile lo stato in tutte sue espressioni:

1. Non esiste un mercato dei luoghi di culto; non esiste un’edilizia religiosa in vendita come esiste un mercato dei capannoni industriali e dei negozi. Ma anche, poche oggi sono le comunità che possono comperare un terreno e costruirsi un locale di culto.

2. Nonostante lo stato si definisca laico e la Costituzione preveda totale libertà di associazione e di culto, in realtà, la chiesa cattolica, oltre ad avere un immenso patrimonio storico riguardo i luoghi di culto, usufruisce di una legge dello stato per la quale, in ogni nuovo quartiere che sorge, l’edificio religioso è previsto ed è equiparato ai servizi secondari: cioè alle utenze: acqua, luce, fognature…!

3. In teoria, per analogia e per legge, anche i gruppi diversi dalla cattolica, hanno diritto a spazi dove poter esercitare liberamente la loro fede… E dovrebbe fornirli lo stato. Fornire almeno il terreno, gratuitamente o a un prezzo politico.

4. Ciò è accaduto per anni, soprattutto prima che arrivassero questi cristianissimi mescolati con i celtici che si abbeverano alle sorgenti del Po. Chiese come Cesena, Forlì, Plaesano, Sesto san Giovanni… sono sorte su terreni dati gratuitamente dallo stato, applicando lo spirito di una legge esistente fatta per la chiesa cattolica ma estesa, in genere dai non credenti, data la libertà costituzionale di culto, a tutti i gruppi religiosi.

5. Molti luoghi di culto che non sono stati costruiti di sana pianta, sia avventisti sia evangelici, o appartenenti a qualunque confessione religiosa, sono locali adattati e molti di questi non hanno come destinazione d’uso il culto. Sono queste le comunità più piccole e più povere che non hanno avuto i mezzi per costruirsi un locale di culto.

In teoria, quindi, se le autorità applicassero la legge specifica in modo ottuso, cioè senza tener conto del fatto che non esiste un mercato degli edifici di culto e che lo stato, in teoria, dovrebbe provvedere…una percentuale altissima dei locali evangelici e non cristiani potrebbero essere chiusi. Non lo sono, perché le autorità agiscono con un po’ di buon senso e capiscono che applicare ottusamente una legge significa mortificare anche socialmente eventi pacifici e integrativi, piccoli e grandi ammortizzatori sociali, ponendosi essi stessi nella prevaricazione e nell’illegalità costituzionale.

Non molti anni fa, io stesso ho dovuto affrontare questo problema in una zona ricca di locali, ma ovviamente la cui destinazione d’uso non era il culto. Attualmente, quella comunità di 200 persone potrebbe essere chiusa dalle autorità, come molte altre.

Le venti comunità chiuse sono una vergogna che ci riporta al basso medioevo o all’integralismo islamico che finora si è verificata solo là dove hanno avuto molto potere i nuovi difensori della razza.

La cosa per me allucinante è che dei miei fratelli di chiesa, che hanno nelle loro comunità un dipartimento della libertà religiosa, sostengono con i loro voti quei politici prevaricatori verso loro stessi o verso i loro fratelli. Non sarebbe l’ora di darsi una svegliata?
Rolando Rizzo, chiesa avventista di Forlì