Corinne Rimoldi/Marisabel Iacopino/Debora Centorrino – Nel weekend del 25-27 ottobre, si è svolto a Casuccia Visani (Poppi, AR), il Terzo convegno nazionale avventista sulla relazione d’aiuto, organizzato dal Dipartimento Ministeri Avventisti della Famiglia. L’evento era rivolto a tutti i professionisti che lavorano in questo ambito: psicologi, counselor, assistenti sociali, educatori, insegnanti e figure sanitarie. Il tema affrontato è stato «La gestione del conflitto: alleanza e aspettative nella relazione d’aiuto».

L’argomento è stato approfondito dagli interventi di quattro professionisti esponenti delle diverse aree d’intervento: Lamberto Bertolè (educatore/insegnante), Lucio Altin (psicologo), Raniero Facchini (medico), Loide Sartorello (assistente sociale).

Ribaltare l’accezione comune di conflitto da elemento negativo, che pertanto cerchiamo spesso di evitare, a componente costruttiva da promuovere all’interno delle relazioni è stata la prospettiva che più ci ha arricchito. Bertolè ci ha ricordato l’importanza di prendere coscienza del potere che abbiamo nei confronti del nostro utente, perché solo così possiamo gestire questa responsabilità e rendere il conflitto davvero fruttuoso.

Il past. Hanz Gutierrez ha sapientemente cucito tra loro i quattro interventi dei relatori condividendo con i presenti immagini bibliche modello della relazione d’aiuto. Nella Bibbia sono descritti infatti diversi modi di aiutare l’altro: il predicatore che porta il messaggio del vangelo, la mamma che prepara un piatto caldo, il pastore che si mette alla ricerca della pecora smarrita. Tutto questo ci insegna che i bisogni delle persone sono diversi e per questo anche l’approccio del professionista deve esserlo.

Siamo dunque chiamati ad aiutare l’altro a riconoscere le grandi risorse che Dio ha già messo in lui. «Il professionista» ha concluso il past. H. Gutierrez «è un ostetrico che tira fuori da te ciò che già sei, aiutandoti a fiorire».

Torniamo a casa con uno sguardo nuovo sul conflitto, non come un muro tra noi e l’altro ma come una porta che, tramite l’ascolto, può aprirci a nuovi orizzonti.