Samuele Sutera – Quest’estate, dal 1 al 15 luglio, 111 «frillici» guidati da un gruppo di «mastri» hanno dato vita a Fridomill.

Chi sono i frillici? Cos’è Fridomill? Chi sono i mastri? Stiamo parlando del campeggio Esploratori che si è svolto a Poppi, nella struttura «Casuccia Visani».

Analogamente allo scorso anno, è stato proposto un progetto educativo innovativo rispetto ai classici campeggi a cui siamo stati abituati. Gli Esploratori, denominati frillici, ovvero abitanti di Fridomill (Città della Libertà), sono stati chiamati a dar vita ad una piccola realtà in cui ciascun frillico ha avuto un impiego e ha dato il suo contributo nello sviluppo della comunità cittadina.

La città è stata dotata di ogni sorta di mestiere e attività: la posta (denominata «guferia»), l’impresa di pulizia («impresa di limpiezza»), la chiesa, l’ospedale («lazzaretto»), il tribunale («salone dell’equità»), la scuola di musica («musicanteria»), lo sport («arena sportiva») e così via. Oltre ovviamente a un rappresentante dei frillici di fronte alle istituzioni, il sindaco (chiamato il frillico «borgomastro»).

Il progetto porta ciascun ragazzo a rendersi indipendente e a dover fare delle scelte autonomamente, proiettandolo in un mondo più simile a quello degli adulti. Nella scelta del proprio mestiere, basato sulle attitudini personali di ciascun Esploratore, i ragazzi hanno avuto la possibilità di provare, giocando, quello che potrebbe diventare il loro lavoro per la vita, e confermare o modificare le proprie ambizioni. In questo gli animatori «mastri», scelti anche sulla base delle loro competenze professionali, hanno potuto trasmettere ai ragazzi la propria passione, il loro percorso di studi e di vita.

Attraverso il lavoro i frillici hanno inoltre guadagnato un salario nella valuta usata a Fridomill, ovvero la «corona». I ragazzi hanno dovuto apprendere la gestione del denaro, nelle decime, nelle offerte e nella scelta dell’acquisto delle «attività speciali» disponibili. Alcuni esempi delle attività speciali proposte: party in piscina, escursione a cavallo, escursione con bivacco, tree climbing, passeggiata per Poppi con gelato, colazione al bar, mountain bike, pesca sportiva e molte altre ancora.

In collaborazione con l’Opera sociale Avventista (Osa) e Modavi Onlus, è stato inoltre trattato il tema del gioco d’azzardo; ne sono stati discussi i rischi e si è arrivati alla conclusione che in realtà non si tratta di un «gioco». Insieme con Adra Italia (Agenzia Avventista per lo Sviluppo e il Soccorso), gli Esploratori sono andati a trovare i ragazzi migranti ospitati dalla cooperativa «Il cenacolo».

Il pastore, giorno per giorno, ha guidato i ragazzi nella riflessione, traendo spunto dalla vita del profeta Daniele e da esperienze tratte dalla cronaca dei giorni nostri.

L’intero campeggio è stato progettato come gioco di ruolo, la cui trama è stata coordinata da un gruppo di animatori, la «crew di supporto», che ha proposto agli Esploratori varie missioni (le «quest» per i più avvezzi ai giochi di ruolo) in cui i ragazzi hanno potuto sfidare se stessi e le proprie abilità.

Si è messo in pratica quello che anche Baden Powell diceva: «Il campo è la parte gioiosa della vita di uno scout. Vivere fuori, all’aperto, tra montagne ed alberi, tra uccelli ed animali, tra mare e fiumi, in una parola vivere in mezzo alla natura di Dio, con la propria casetta di tela, cucinando da sé ed esplorando: tutto questo reca tanta gioia e salute, quanta mai ne potete trovare tra i muri ed il fumo della città». Il campeggio ha rappresentato un’occasione di vita comunitaria, la possibilità di relazionarsi con l’altro oltre che un’opportunità di crescita personale sia sul piano spirituale che su quello fisico e intellettuale.

Ora rimaniamo in attesa di cogliere la prossima opportunità.