Herbert Blomstedt, celebre direttore d’orchestra avventista di fama mondiale, si è spento il 4 novembre nella sua casa di Göteborg, in Svezia, all’età di 99 anni. La notizia è stata diffusa dal suo staff.
"Le cose facili non mi interessano. Mi piacciono le cose difficili. In questo senso sono un giovane senza speranza", dichiarò in un’intervista quando aveva 93 anni. Una frase che sintetizza bene lo spirito con cui ha affrontato l’arte, il lavoro e la vita.
Considerato uno dei più autorevoli direttori del suo tempo e una figura di riferimento nel panorama della musica classica, Blomstedt è rimasto attivo fino agli ultimi anni della sua esistenza. Anche dopo i novant’anni era regolarmente invitato dalle principali orchestre del mondo. Il suo ultimo concerto risale al 15 maggio scorso, quando, a 98 anni, diresse la Nona Sinfonia di Gustav Mahler con la San Francisco Symphony.
Nato l’11 luglio 1927 negli Stati Uniti da una famiglia avventista, era figlio di un pastore della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno. Trasferitosi in Svezia con i genitori all’età di due anni, iniziò gli studi musicali al Conservatorio Reale di Stoccolma e all’Università di Uppsala. Proseguì quindi la propria formazione alla Juilliard School di New York, a Darmstadt per la musica contemporanea e alla Schola Cantorum di Basilea per la musica rinascimentale e barocca.

"La musica mi mantiene giovane"
Blomstedt era noto per la sua straordinaria capacità di affrontare ogni partitura con uno sguardo sempre nuovo. Studiava le opere come se le avesse davanti per la prima volta, cercando di coglierne la logica interna e le intenzioni profonde del compositore.
"Se pensi di essere bravo e di non aver bisogno di prepararti, se credi di poterti rilassare, quello è l’inizio della fine", affermò in un’intervista del 2014.
Nel 2020, mentre preparava una serie di concerti con l’Orchestra Sinfonica della Radio Bavarese, spiegò: "La musica mi mantiene giovane. Ho una grande curiosità e, in questo senso, sono ancora come un bambino. Negli anni ho imparato qualcosa, ma soprattutto ho imparato che so troppo poco".
Musicisti di tre continenti hanno lavorato sotto la sua direzione. Un membro dell’Orchestra Filarmonica di Oslo ha raccontato che nessun orchestrale avrebbe pensato di assentarsi quando Blomstedt era in città.
Le sue prove erano descritte come vere lezioni di musica. Curava con attenzione ogni sfumatura interpretativa, arrivando spesso a cantare alcuni passaggi per comunicare il suono che aveva in mente. Considerava i musicisti partner competenti e indispensabili nel percorso verso un obiettivo comune.
La ricerca dell’eccellenza non era mai disgiunta dalla gioia. Chi lo osservava sul podio ricordava il suo entusiasmo quasi giovanile, visibile nelle espressioni del volto durante i concerti. Al termine delle esecuzioni, anziché ritirarsi subito nel camerino, era solito fermarsi all’uscita del palco per ringraziare personalmente i musicisti.
Blomstedt era inoltre riconosciuto come uno dei più importanti interpreti della musica di Anton Bruckner. Nel 2023 è stata pubblicata una raccolta contenente l’integrale delle nove sinfonie del compositore austriaco registrate dal vivo con la Gewandhausorchester di Lipsia.
Dopo un’esecuzione della Nona Sinfonia di Bruckner con i Berliner Philharmoniker nel dicembre 2024, quando aveva 97 anni, la critica musicale Monika Rittershaus scrisse: "È difficile trovare parole per descrivere l’incredibile energia di questo artista".
Blomstedt attribuiva la sua sorprendente vitalità a un dono di Dio e amava ricordare: "Il dono della buona salute non deve mai renderci arroganti".
Dal padre aveva imparato a concentrarsi su ciò che ha un "valore eterno" e vedeva nella musica classica uno strumento capace di trasmettere valori che superano il tempo.

Un artista guidato dalla fede
La fede avventista occupò sempre un posto centrale nella sua esistenza. Per tutta la carriera scelse di non programmare prove il venerdì sera e il sabato, nel rispetto del sabato biblico. Considerava però i concerti una forma di testimonianza e di adorazione.
"Sono convinto che la musica eseguita durante un concerto possa aprire la strada a un incontro con Dio per chi è sensibile alla musica classica", affermò in diverse occasioni.
Le sue convinzioni erano ben note negli ambienti musicali internazionali. La New York Philharmonic ha scritto che "la sua attività di direttore d’orchestra è inseparabile dalla sua etica religiosa e umana".
Blomstedt riteneva che la notorietà comportasse una responsabilità particolare. Citava spesso il teologo e medico Albert Schweitzer: "L’esempio non è la cosa principale per influenzare gli altri. È l’unica cosa".
Più che per le parole, ci teneva a essere ricordato per la propria vita. Un desiderio che sembra essersi realizzato, come testimoniano il rispetto e l’affetto raccolti tra colleghi, musicisti e pubblico in ogni parte del mondo.
Nel maggio scorso, Kim Kaloyanides Kennedy, primo violino aggiunto della Detroit Symphony Orchestra, dopo una settimana di lavoro con il maestro sulla Nona Sinfonia di Mahler, scrisse: "La Nona di Mahler attraversa la sofferenza senza cadere nella disperazione. Tende verso l’abbandono fiducioso, la trascendenza, la pace e il riposo alla presenza di Dio. E il maestro Blomstedt sembrava incarnare questo spirito in modo del tutto naturale".
Nel 2019, recensendo il libro di Reinder Bruinsma I Have a Future: Christ’s Resurrection and Mine, confessò con la consueta serenità: "Devo ammettere che penso molto raramente alla mia fine. Sono semplicemente troppo occupato per trovare il tempo di farlo".
Fonte: adventist.news




