A sessant'anni dall'alluvione del 4 novembre 1966, Firenze torna a confrontarsi con una delle pagine più drammatiche della sua storia. Per ripercorrere quei giorni, vi segnaliamo la mostra "RI-EMERGERE 1966-2026. L'alluvione di Firenze. Memoria, ricerca e futuro", promossa dall'Archivio di Stato cittadino e dalla Fondazione CR Firenze. Rimarrà aperta dal 5 novembre 2026 al 5 febbraio 2027, con ingresso libero e gratuito, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17.30 (ultimo ingresso alle 17.00) nella sede dell'Archivio di Stato in viale Giovine Italia, 6.
Nelle intenzioni degli organizzatori, l'evento ha l'obiettivo di andare oltre la commemorazione. Non si vuole soltanto ricordare una tragedia che segnò la città e il suo patrimonio culturale, ma trasformare quella memoria in uno spazio di incontro tra generazioni, nel segno della ricerca storica e della partecipazione civica.
Il percorso è articolato attorno a sei parole chiave: Ricordare, Cooperare, Ricostruire, Tutelare, Riconoscere e Connettere.
L'esposizione mette insieme video, infografiche e documenti alluvionati, parte dalle fonti dell’Archivio (relazioni tecniche, carteggi, documentazione dei soccorsi, schede di restauro) per svelare la corsa contro il tempo del recupero. Le oltre 13.000 schede di riconoscimento e restauro testimoniano un lavoro che prosegue ancora oggi.
Il 4 novembre 1966
Dalla mattina presto, in poche ore il fango devastò Firenze e sommerse la città: l’acqua raggiunse 4,95 metri d'altezza, arrivando quasi alla porta del Battistero, e si arrivò a calcolare che la massa liquida precipitata aveva trascinato circa 600.000 tonnellate di fango. Dopo aver superato le spallette degli argini dell’Arno, l'alluvione invase Piazza dei Giudici e gli Uffizi, nei cui ambienti del pian terreno e del primo piano l’Archivio di Stato aveva la sua sede originaria. Si stimò che furono 75.000 le unità documentarie alluvionate dell’Archivio: se si mettessero in fila arriverebbero a coprire uno spazio di 9,3 chilometri lineari.
Fu un evento catastrofico di risonanza mondiale, che suscitò un inedito movimento di vicinanza: all'Archivio gli aiuti economici arrivarono non solo dallo Stato italiano, ma anche da privati cittadini, istituzioni non statali e da enti esteri, per un totale di 1,07 miliardi di lire pari a circa 13,4 milioni di euro attuali. Fu straordinaria la partecipazione civica di centinaia di "angeli del fango": volontari, studenti e professionisti, italiani ma anche provenienti da 13 diversi Paesi del mondo, pronti a contribuire al recupero dei preziosi documenti e delle opere dei musei.

Le testimonianze
Il cuore della mostra "RI-EMERGERE 1966-2026" è rappresentato dalle video-testimonianze raccolte nei mesi scorsi con la chiamata rivolta alla cittadinanza: “Ti ricordi l’alluvione a Firenze del 4 novembre 1966?”. Sono state quasi 800 le adesioni e 100 i cittadini selezionati per rispondere alla domanda. La rassegna ospita uno spazio che invita i visitatori a lasciare un proprio ricordo.
Gli eventi
Dal 5 al 7 novembre 2026, solo su prenotazione, l’evento performativo “Non saprei nulla se”, a cura di Studio Azzurro e Company Blu, porterà gli spettatori alla riscoperta della memoria dell’alluvione attraverso le voci dei testimoni. Il programma prevede inoltre visite guidate nei fine settimana di novembre e dicembre, percorsi per le scuole, convegni su temi quali il restauro, la tutela e la prevenzione, e appuntamenti tra letteratura e cinema. Per informazioni si rimanda al sito: fondazionecrfirenze.it/riemergere-visite-guidate
Cosa ci lascia il ricordo di quei giorni
La vicenda dell'alluvione stimola anche una riflessione sul piano umano. Le immagini del fango che invase il centro storico, travolgendo abitazioni, opere d'arte, biblioteche e archivi, si intrecciano con quelle della straordinaria opera di ricostruzione che seguì. È un segno plastico della fragilità che ogni comunità può sperimentare, ma anche della capacità di reagire facendo appello alle risorse migliori che tutti abbiamo e tiriamo fuori proprio nei frangenti più dolorosi. È allora che emergono il coraggio, il senso di responsabilità e la solidarietà civica. Fu così nel 1966, quando centinaia di volontari arrivarono da tutta Italia e dall'estero per soccorrere la città ferita e aiutarla a rialzarsi.
Non è un caso che, durante la seduta straordinaria del Consiglio comunale convocata per il sessantesimo anniversario dell'alluvione il 3 novembre scorso, Firenze abbia voluto rendere omaggio non solo agli "angeli del fango" del 1966, ma anche alle ragazze e ai ragazzi che si sono mobilitati dopo l'alluvione che ha colpito Campi Bisenzio nel 2023. La sindaca Sara Funaro ha rilasciato un commento incisivo: "Non possiamo chiedere alle nuove generazioni di continuare a spalare fango senza ascoltare e fare nostra la loro preoccupazione per il futuro del nostro pianeta" (l'articolo completo è qui). Un richiamo che collega la memoria del passato alle responsabilità del presente.





